Suore della Sacra Famiglia
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Chi siamo

Suor Maria Teresa Lega, la fondatrice

Suor Maria Teresa Lega, Fondatrice dell’Istituto “Lega” delle suore francescane della Sacra Famiglia nasce a Brisighella (Ra) il 13 gennaio 1812.

Vive in famiglia fino al 20 ottobre 1824 quando dai suoi genitori, per la sua istruzione e formazione, è affidata alle Monache del Collegio Emiliani di Fognano, presso cui rimane fino al diciannovesimo anno di età. Rientrata in famiglia sente più fortemente la voce del Signore, che la chiama a consacrarsi a Lui presso le monache del suo Collegio di Fognano. Incontra molte difficoltà di ogni ordine e misura e deve lottare non poco per restare fedele al suo proposito. Rientra a Fognano e il 27 settembre 1835 emette in questa fraternità la professione religiosa con il nome di Suor Maria Teresa dell’esaltazione della Croce.

La contemplazione dell’amore di Cristo che, facendosi uomo, muore in croce per tutte le creature, porta frutto: si apre per lei un orizzonte più vasto del Monastero di Fognano. Avverte l’ispirazione del Signore per dar vita ad una “Fondazione di un Istituto per le povere bambine che sono nella strada abbandonate a loro stesse”. Prega, lotta, soffre a lungo, cerca consiglio da uomini di Dio per comprendere la volontà di quel Dio che la va purificando attraverso una lunga storia di silenzi e contraddizioni. Finalmente il 6 giugno 1871 suor Maria Teresa lascia il monastero e giunge a Modigliana, dove Dio l’ha chiamata a dare inizio all’Opera: una piccola famiglia dove le bambine orfane più povere , grazie alla comunione dei beni con quelle più benestanti, possono crescere umanamente e spiritualmente, imparando anche un mestiere.

Muore a Cesena il 27 gennaio 1890.
Il 25 giugno 1996 papa Giovanni Paolo II la dichiara Venerabile.

Le spoglie mortali di suor Maria Teresa sono custodite nella cappella della casa madre, in Modigliana, dove è possibile visitare anche un museo che, attraverso suoi oggetti, scritti e testimonianze, racconta l’avventura terrena di una donna contempl-attiva verace.

Redenzione: perché Suor Teresa ha colto qui il dono che Gesù ci ha fatto. Gesù ci ha salvati, è venuto a liberarci dalla schiavitù del peccato e della morte, questo ha fatto per amore. Nella preghiera e nella contemplazione del crocifisso la fondatrice ha visto lì l’icona più bella dell’amore: un amore che ha dato tutto nell’assoluta povertà e spoliazione. Il Signore ci dona tutto. Ciò ci porta a riscoprire, come lei ha scoperto, che ognuno di noi è una creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio, con un progetto bellissimo per la nostra vita che però ha bisogno di essere riportato continuamente a questa immagine: siamo redenti, salvati, guidati in un cammino per acquisire sempre di più quello splendore che ognuno di noi è.

Educazione: la redenzione è un dono che Dio fa ad ognuno di noi, ma è un dono che va sempre condiviso.
Per Suor Teresa Lega questo ha rappresentato la dimensione dell’apostolato, cioè il chiedersi continuamente come donare agli altri questa ricchezza infinita. “Io – scriveva – sono fatta a immagine e somiglianza di Dio e chiedo continuamente al Signore di aiutarmi a spogliarmi dei miei vizi e dei miei limiti perché questa immagine e questa somiglianza splenda sempre di più”. E aggiungeva: “Ogni creatura è fatta a immagine e somiglianza di Dio e io non posso non guardare il mio fratello con questo sguardo rinnovato. Come posso rifiutare le creature quando Tu Gesù per ognuna hai dato la vita?”.

Redenzione ed educazione allora sono due parole che esprimono l’unica grandissima realtà, dell’amore donato da Dio all’uomo e donato da ogni uomo che si sa amato da Dio agli altri uomini, un amore redentivo, che salva, cioè che libera.
L’incontro con questa persona ci può aiutare a riguardare lo sguardo che il Signore ha su di noi e il nostro sguardo così rinnovato al Signore e agli altri.

Pubblicazioni

– Autobiografia di Suor Maria Teresa Lega, Cesena 1996.

– Cenni storici (1869-1887) scritti dalla Fondatrice, Venerabile Madre M. Teresa Lega, Cesena 1996.

– Pensieri della Venerabile Madre Maria Teresa Lega, Cesena 1987.

– Spada L., Cenni storici sulla vita della Madre Teresa Lega, Faenza 1916.

– Colagiovanni M., Le due vite di Madre Teresa Lega, Roma 1989.

– De Feo F., L’Istituto della Sacra Famiglia a Cesena (1887-1987), Cesena 1989.

– Procaccini Sr. M. E., La Madre Maria Teresa Lega,Cesena 1954. – Fiumana O., Educare all’amore … educare nell’amore, Cesena 2000.

– (A cura di) Riva C., Le suore della Sacra Famiglia a Santarcangelo di Romagna (1885-1985), Santarcangelo 1988.

– (A cura di) Istituto “Lega”, Madre Teresa Lega, una storia di speranza, una speranza per la storia, Cesena 1989 (ristampa 2013)

– (A cura di) Istituto “Lega”, Come un Amico, con l’amico, Cesena 2013.

Tutte queste pubblicazioni sono disponibili presso:
Casa generalizia
Suore francescane della Sacra Famiglia
Istituto “Lega”
Via F.Mami 411, Cesena

0547.334709

News

A La Verna per formarsi e per…conformarsi!

La Verna 3 giorni di formazione spirituale per catechisti

Per il secondo anno siamo state a La Verna nel giorno dell’ottocentesimo anniversario del cantico delle creature.

Cosa dire di questa esperienza come ho detto a tutti ho passato 3 giorni di pace e amore nel senso più bello e pulito del termine.

3 giorni di risate pianti emozioni e tanto cibo, con persone che sono diventate per quel breve periodo famiglia, lontano dalle ansie della vita e dalle notifiche continue del cellulare visto che lì non prende.

La prima sera ci ha accolto una splendida stellata con una luna così luminosa da far sfigurare le luci della città e dalla casa, camminando nel giardino, alzando lo sguardo appariva lei, la cappella delle stimmate, bianca e bellissima che squarciava il buio, così luminosa da togliere il fiato.

La mattina, dopo una molto abbondante colazione, siamo entrati nel vivo della formazione, prima la presentazione del tema, il cantico delle relazioni, poi siamo partiti con due interpretazioni di fede sul brano di Zaccheo e alla fine,… il momento del deserto un ora di silenzio in relazione con Dio e con se stessi e neanche a dirlo, in molte di noi ha scatenato emozioni ,anche inaspettate, durante la condivisione finale.

Dopo pranzo siamo partite alla volta del santuario, insieme a tutti gli altri pellegrini abbiamo partecipato all’ora media e alla messa. Essendo il giorno di San Francesco abbiamo avuto l’onore di toccare il reliquiario del Sangue del Santo, io non l’ avevo mai visto e per me è stata un emozione forte, anche la confessione con padre Raffaele e’ stata emozionate e così molti di noi hanno anche raggiunto i requisiti per l’indulgenza plenaria, che dire, siamo uscite dalla chiesa tutte belle pulite, sono sincera io non l’ ho mai capita a fondo e invece sarà per il luogo o per tutta l’esperienza ma nel cuore ho sentito leggerezza e gioia.

La sera ho avuto la notizia: la messa del sabato era di solennità non prefestiva, quindi si torna al santuario la domenica, BELLISSIMO! io non avevo comprato i regali! Piccolissimo problema alle 10 chiudevano la strada per la corsa ciclistica, quindi l’ unica opzione era la messa delle 8 , sotto l’acqua e senza aver fatto colazione, nonostante la titubanza devo ammettere che la fatica e’ stata ripagata, una messa bellissima e molto sentita da tutti i partecipanti, che non erano quanti il pomeriggio prima, ma per essere le 8 di domenica mattina erano tante.

Tornate a casa e fatta finalmente colazione abbiamo fatto l’ultima attività a gruppi cioè valutare possibili consigli su cosa fare con e per i bambini.

Poi pranzo con lasagne, avevo detto che il cibo era tanto e tanto buono, pulizie e ahimè

…..CIAO LA VERNA CI VEDIAMO L ‘ANNO PROSSIMO…

26 Ottobre 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG-20251013-WA0011.jpg 900 1600 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-10-26 16:12:112025-10-26 16:15:50A La Verna per formarsi e per…conformarsi!
News

MASCI a LAVERNA

Il MASCI (Movimento Adulti Scout) Cesena 6, composto da circa 25 adulti della parrocchia ed aperto a chi desidera vivere i valori scout da adulto, ha vissuto la tradizionale sua uscita di inizio anno il 13 e 14 settembre 2025 presso la casa “La Roccia” delle suore della Sacra Famiglia a Chiusi della Verna (AR). L’uscita è stata un’occasione di ritrovo dopo l’estate, dedicata in parte alle vacanze delle famiglie, ma anche al servizio come cambusieri ai campi dei ragazzi. Abbiamo riflettuto sull’anno trascorso che ci ha visto tagliare il traguardo dei primi 20 anni della nostra Comunità, ricordando le tante cose fatte, tra cui citiamo come perle preziose (ce ne sarebbero tante altre da ricordare) l’uscita a Pennabilli dalle suore, il Centenario dello scoutismo a Cesena, le Assemblee regionali del Masci a Carpi e Rimini, l’uscita di due giorni a Roma per il Giubileo delle associazioni, il ricco percorso di catechesi con Suor Ornella sulla lettera pastorale. E’ stato un anno intenso anche per l’impegno in parrocchia, per i momenti di vita diocesana tra cui ricordiamo il saluto al Vescovo Douglas, l’accoglienza del Vescovo Antonio Giuseppe e la messa per la Pace, nonché i momenti condivisi con il Gruppo Agesci Cesena 6. Non è mancata la vicinanza della comunità nei momenti più significativi vissuti dalle nostre famiglie ed evidenziamo, sentendolo molto, che tutti i lunedì alle 20.45 ci stiamo ritrovando in parrocchia a recitare un rosario per i malati, aperto a tutti.

Il sabato in uscita abbiamo fatto un incontro con Suor Ornella sul cantico delle creature e abbiamo vissuto l’esperienza di una camminata notturna nel bosco, intorno al monastero della Verna; la domenica mattina è stata dedicata, dopo le lodi, alla verifica dell’anno trascorso e alle proposte per il nuovo anno, decidendo che avrà come filo conduttore il tema della pace, che vorremmo approfondire sia a livello di vita quotidiana/famigliare, sia riflettendo sulla preoccupante spirale di guerre e scontri tra i popoli che stiamo vedendo in questi anni.

Don Simone ci ha raggiunti per il pranzo e nel pomeriggio abbiamo concluso l’uscita con la S. Messa.

Abbiamo condiviso che a guidare il cammino per il nuovo anno sarà come sempre una staff di membri della Comunità, coordinata dai nuovi Magister che saranno Silvia Bettini e Maurizio Bianchi, assieme all’Assistente don Simone; a tutti loro vanno i migliori auguri di buon servizio !

26 Ottobre 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG-20250914-WA0003.jpg 1536 2048 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-10-26 16:09:092025-10-26 16:09:23MASCI a LAVERNA
Dal Mozambico, In cammino con i giovani, News, Pensando Missione

Il valore del tempo

Esattamente un mese fa partivamo

Quante aspettative e paure invadevano la mia testa quel giorno, ma era il mio cuore, colmo di bontà e desideri, a battere più forte.

Sapevo che una volta arrivati a destinazione saremmo stati in un altro continente, in un paese totalmente diverso dal nostro. Assurdo! Eppure quel luogo dall’altra parte del mondo è diventato casa.

Non c’è posto in cui mi sia sentita più accolta. Ci hanno circondati di un calore, di una generosità e di un’energia unici che non ci hanno mai fatto sentire stranieri, ma ospiti.

Ciò che più ho amato delle persone e dei bimbi che abbiamo conosciuto lì è il tempo. Lì ogni cosa richiede più tempo (e più sforzo) dall’avere i panni puliti al raggiungere un luogo. Ho visto persone malate attendere un giorno intero davanti al Centro di Salute per essere visitate; eppure nessun lamento, nessun litigio per chi fosse il primo della fila. Nessuna frenesia, nessuna impazienza. Solo attesa. Effettivamente loro di tempo ne hanno in abbondanza e altrettanto ne donano alle persone e alle cose. Ed è un tempo bellissimo e piacevole, incontaminato di fretta, nervosismo e pretesa. È tutta essenza, come ogni cosa di loro.

Credo di aver imparato che la noia si affronta essendo e vivendo il momento, non stando e sopportando, bensì considerando ogni cosa preziosa. Tenere in mano un’altra mano ed accarezzarla. Passavamo pomeriggi interi così con i bimbi ed il loro sorriso era sempre lo stesso dalla prima all’ultima carezza.

La loro cura ed attenzione per gli altri, la semplicità e spontaneità di ogni gesto, l’immensa dolcezza delle loro risate e gentilezza dei loro cuori, la forza in ogni sguardo mi hanno fatto conoscere una luce nuova e bellissima. Una luce che mi ha illuminata e mi ha fatto ritrovare. Stando lì ho riscoperto me stessa: chi sono e chi voglio essere per chi mi circonda.

Ho capito cosa conta davvero e compreso che tante delle ansie, delle forzature e delle convinzioni intrinseche alla nostra società non fanno altro che appesantirci, inquinare le nostre anime e sviarci dai reali obiettivi che dovremmo avere nella vita.

Devo dire che una delle mie paure più grandi, avvicinandomi al giorno della partenza dal Mozambico, era che una volta ritornata in Italia, alla mia vita quotidiana, la superficialità, l’irrequietezza e l’apatia del nostro mondo avrebbero pian piano affievolito quella luce preziosissima che mi faceva sentire così fortunata, ma anche un po’ gelosa: come se fosse un tesoro mi sentivo di doverla tenere stretta e lontana da chi me la avrebbe potuta rubare o rovinare.

Ora, a distanza di settimane dal nostro ritorno, ho compreso che quella luce vive dentro di me, nessuno me la porterà via se io non voglio.

Anzi posso fare di più, posso condividerla. Posso trasmettere quella scintilla che si è accesa dentro di me alle persone che mi stanno intorno.

Non smetterò mai di ringraziarli per tutto l’amore e gli insegnamenti.

Come già avevamo tutti immaginato prima di partire sono loro ad averci dato più insegnamenti ed è lì, in quella terra, ad essere presente la vera ricchezza.

Mi mancano tanto.

Elisa Rinaldini 

17 Luglio 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_7732-scaled.jpg 2560 1920 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-07-17 18:26:452025-07-17 18:26:45Il valore del tempo
Dal Mozambico, In cammino con i giovani, News, Pensando Missione

A, B, Charre

A dicembre con 15 ragazze e ragazzi del liceo scientifico A. Einstein di Rimini e 3 accompagnatrici è iniziato il progetto A,B,Charre 2025. Sì, a dicembre perché il viaggio non sono stati solo i 17 giorni in Mozambico da poco conclusi, ma anche il percorso fatto di un incontro al mese e le diverse attività di autofinanziamento. Così abbiamo iniziato a conoscerci e a riempire le valigie di sogni, aspettative, curiosità e qualche timore e strada facendo il desiderio di partire per Charre cresceva.

Ricevuto il mandato del vescovo Anselmi, con le valigie piene di desiderio e aiuti per la missione ricevuti davanti amici, il 12 giugno siamo partiti.

La casa che ci ha ospitato è stata aperta nel 2006 dalle Suore Francescane della Sacra Famiglia all’interno di una missione già esistente a Charre, un villaggio nel nord del Mozambico poco lontano dal confine con il Malawi, dove è presenta una scuola media e superiore.

Ad oggi le suore che vivono lì sono tre e oltre a condividere la vita,le gioie e le fatiche, con le persone del luogo, promuovono e animano tre progetti:

casa Nazaré, l’internato femminile (una sorta di collegio) che ospita 28 ragazze tra i 12 e i 20 anni che altrimenti non potrebbero frequentare la scuola, troppo lontana dai loro villaggi. Qui non solo hanno vitto e alloggio ma vengono anche seguite nei compiti e nella loro crescita personale

salva una vita, la distribuzione di latte in polvere una volta al mese a diversi bambini sotto l’anno di vita le cui madri sono morte o non possono allattarli per svariati motivi, il più frequente è l’AIDS. Le famiglie vengono visitate regolarmente e sostenute nel loro cammino.

A,B,Charre, la “scuolina” che offre a 30 bambini di prima elementare la possibilità di imparare a leggere, scrivere e contare dal momento che non sempre la scuola è efficiente, dando loro anche il tempo per giocare e stare insieme e apprendere valori di uguaglianza fra maschi e femmine ( la svalutazione della donna è una ferita molto aperta in questa nazione).

A noi è stato chiesto prima di tutto di entrare e stare in quella realtà, ancora prima che fare qualcosa di concreto. Può sembrare banale ma stare all’interno di una cultura così diversa dalla nostra non è stato scontato, sono tanti gli elementi che entrano in gioco. Certo noi avevamo il continuo confronto con le nostre vite in Italia e la loro povertà ci feriva, ma c’erano anche le loro usanze, il loro cibo che ci immergevano in qualcosa di nuovo.

Quando siamo arrivati per esempio era ora di cena eppure i bambini, avvisati dalle suore del nostro arrivo, ci hanno aspettato e accolto con un bellissimo cartellone. L’ospite infatti ha una straordinaria importanza e molti l’hanno sottolineato con vari gesti.

I nostri servizi strutturati sono stati dipingere l’esterno dell’internato e a gruppi aiutare i bambini di A,B,Charre, per il resto abbiamo fatto delle visite alle famiglie, trascorso del tempo e giocato,giocato,giocato, con le ragazze dell’internato e con i numerosissimi bambini che messo piede fuori casa ci aspettavano. Divertente e coinvolgente sono stati i tornei di calcio e basket giocati nei pomeriggi con i ragazzi dell’internato maschile (parte della missione). Anche qui un incontro fra culture e stili sportivi…diversi.

La bellezza era stare insieme, anche se si ripetevano gli stessi bans e giochi dei giorni prima, un abbraccio, uno sguardo, un sorriso già erano sufficienti per sentire la gioia dell’ incontro. Questo mi è stato dimostrato anche dalle ragazze dell’internato che hanno chiesto a noi ragazze di unirci a loro per le danze della liturgia della domenica è del mercoledì. Una di loro in particolare ci ha ringraziato perché abbiamo accettato,,

Charre ci ha regalato tanto, a ognuno qualcosa di diverso, se dovessi riassumere in una parola direi semplicità, un enorme tesoro che qui spesso perdiamo. La semplicità della vita dovuta alle mancanze materiali ma anche la semplicità nelle relazioni che ti mostra l’essenziale, la semplicità nel gioire delle piccole cose. Spesso mi venivano in mente i tanti oggetti o le attività che ho qui in Italia o quello che si fa pur di provare emozioni forti, qualcuno dice per “sentirsi vivi”, eppure abbiamo sperimentato che il cuore si riempie di gioia anche ballando insieme, facendo giocare dei bambini. Perché ce ne dimentichiamo? Perché inseguiamo il “di più” senza fermarsi su ciò che basterebbe?

Quel cuore così colmo di gioia è stato uno dei tanti doni del Signore, perché quando cadono tutte le barriere anche per Lui è più facile farsi sentire. Provvidenziale è stato leggere nella liturgia pochi giorni dopo il nostro arrivo l’esortazione di Paolo, (2Cor 6,10) ad essere “come poveri, ma capaci di arricchire molto; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!”. Disarmati, poveri in parte materialmente ma soprattutto perché privi di strumenti dietro cui nasconderci ci rimaneva la nostra umanità, quella che in fondo tutti gli uomini condividono. Così nelle persone che ci erano accanto, nei fratelli e nelle sorelle che avevamo la grazia di incontrare si manifestava quel Signore che si è fatto carne e continua ad abitare in mezzo a noi.

A Charre c’era la terra rossa. per quanto la si spazza dopo poco ritorna ed è quasi impossibile far scomparire tutti i granelli, all’inizio ci litighi, poi lo accetti. Credo che quello che abbiamo vissuto sia come quella terra rossa, col passare del tempo potremmo dimenticarci tante cose, spazzare via il grosso, ma qualche granello di sabbia nel cuore rimarrà sempre.

(Elisabetta Fogacci -21 anni Universitaria- una delle tre accompagnatrici)

17 Luglio 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_5970-scaled.jpg 1920 2560 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-07-17 18:23:542025-07-17 18:23:54A, B, Charre
Dal Mozambico, In cammino con i giovani, News, Pensando Missione

Sfumature missionarie…

Siamo un gruppo di ragazzi del liceo scientifico A. Einstein di Rimini, quest’inverno abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio. Si tratta di una missione umanitaria in Mozambico, in particolare a Charre. L’esperienza per noi è iniziata quest’inverno con delle “lezioni” di preparazione e continua tutt’ora, con le diverse testimonianze dell’esperienza fatta. La parte dell’esperienza più intensa e coinvolgente è sicuramente quella del viaggio, in cui abbiamo avuto la possibilità di entrare in pieno nella vita locale. Ci siamo sentiti pienamente accolti e integrati nella vita del paese di Charre e quindi una delle attività migliori che potessimo mai fare durante le giornate là era passare il tempo con i/le ragazzi/e e i/le bambini/e. Ho sentito che ogni persona incontrata in questo viaggio mi abbia in qualche modo arricchito, considero questa esperienza estremamente formativa e arricchente. Personalmente avevo già vissuto un’esperienza di viaggio in Africa con gli scout e nonostante per certi tratti siano state due esperienze molto simili, ci sono tantissime differenze che mi hanno fatto vivere il Mozambico come una continua novità. Noi tutti che abbiamo avuto la possibilità di compiere questo viaggio siamo stati portati in un luogo unico al mondo e non replicabile altrove, sia per quel che riguarda la morfologia del territorio, la cultura e la storia del paese, sia per quel che riguarda la fantastica comunità che ci ha ospitato. A casa mi porto tantissima consapevolezza, a distanza di giorni del ritorno in Italia sento di aver vissuto un’esperienza profondamente arricchente e penso che in me ci siano stati cambiamenti. Sicuramente è un’esperienza che ti offre un diverso punto di vista e permette di cambiare prospettiva, facendoti uscire dai nostri soliti schemi e dalla nostra zona di confort.  Mi porto a casa la consapevolezza di tutto ciò che ho visto, imparato e vissuto, tale consapevolezza non è da dimenticare o ignorare ma è fondamentale considerarla nelle decisioni di tutti i giorni, ricordandosi che a Charre in Mozambico c’è una comunità che ci ha accolto e amato.

Marco Foschi

Questo viaggio mi ha fatto capire che ho due famiglie: una a Rimini e una in Mozambico.

La seconda non è di sangue, ma ha accolto me e i miei compagni come fossimo i più amati dei figli.

Ho trovato fratelli e sorelle dall’altra parte del pianeta.

Eppure, anche se viviamo sullo stesso pianeta, sembriamo appartenere a due mondi completamente diversi.

Quello del popolo mozambicano è un mondo in cui si donano tre dei dieci chicchi di mais della colazione a uno sconosciuto, solo perché poter donare, con amore, una parte di sé è un onore. È un modo per dirti che sei importante.

E lo sono stati anche per me, per avermi spinta a fare un viaggio così.

Il loro è un mondo di comunità, in cui tutto è di tutti, ci si aiuta, ci si conosce, ci si riconosce come un grande popolo.

Un popolo che vede l’anima in ogni cosa e la rispetta con amore, perché ognuno è degno di vita, di essere conosciuto, toccato, e, a volte, persino cullato o cantato se si è fatto male.

È indescrivibile la gioia che si legge negli occhi di qualcuno quando scopre che uno sconosciuto ha affrontato tre giorni di viaggio solo per amare il suo sorriso.

È indescrivibile la gratitudine di ricevere due polli da chi non ha nulla, solo per condividere un po’ della propria vita con chi è arrivato da lontano per conoscerli.

Tra balli tradizionali con le capulane, canzoni piene di vita, treccine, capanne, baobab, camionette, motociclisti, il tagliare le verdure insieme alle giovani donne della scuola, un due tre stella, carezze, giochi e girotondi con i bambini, si è costruito un legame che va oltre il colore della pelle, oltre la cultura, oltre gli oceani, va dritto all’anima, e lì ci abbraccerà per sempre.

Ho imparato ad ascoltare, non solo i miei bisogni, ma anche quelli del bambino più piccolo e magrolino.

Ho ristabilito le mie priorità e ho imparato a guardare con occhi nuovi le persone, le cose che mi circondano e anche me stessa.

La vita è bella.

È bella, e va amata, perché spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati e di quante cose diamo per scontate.

Non so perché io sia nata con queste opportunità e una ragazza identica a me, con lo stesso amore per la famiglia e obiettivi invece no.

Non so chi lo abbia deciso, ma so che non sprecherò quello che mi è stato dato, e farò il possibile anche per chi non può farlo.

Grazie, Charre.

Tana Aurora

17 Luglio 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_4486-scaled.jpg 1920 2560 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-07-17 17:56:202025-07-17 17:56:41Sfumature missionarie…
Dal Mozambico, In cammino con i giovani

Chi ha il sorriso più bello?

L’esperienza in Mozambico è stata senza dubbio uno dei momenti più intensi e trasformativi della mia vita. Arrivata con il cuore aperto e tante speranze, non sapevo cosa aspettarmi, ma fin dal primo istante sono stata accolta con un calore e una semplicità che mi hanno commossa profondamente. Le suore ci hanno aperto le porte del loro cuore, della loro casa e della loro quotidianità, mostrandoci un mondo fatto di semplicità, fede e dedizione totale agli altri. Un ringraziamento speciale va a loro, che ci hanno mostrato il volto più autentico del servizio agli altri. Grazie di cuore per averci accolto come famiglia, per averci aperto gli occhi e il cuore, e per averci insegnato che anche un piccolo gesto può cambiare una giornata. Per questo grazie a Suor Sandra che ci ha seguiti per tutto il viaggio di andata e di ritorno, grazie a Suor Sindy per averci insegnato la dolcezza e grazie a Suor Carmen per averci mostrato la passione per l’istruzione dei bimbi. Oltre a loro grazie a Suor Nadia per averci permesso di vivere l Africa e grazie a Suor Chiara per averci accompagnati e aver portato tanta comicità.

Durante quei giorni, ho visto con i miei occhi la povertà, ma anche la forza e la dignità di un popolo che, nonostante tutto, sorrideva e affrontava ogni difficoltà con un sorriso. Ho insegnato, ho imparato, ho pianto e riso insieme a bambini e adulti, scoprendo quanto può essere potente un gesto di solidarietà e quanto può cambiare il cuore di chi dà e di chi riceve.

Quel viaggio mi ha lasciato nel cuore un senso profondo di gratitudine e umiltà. Mi ha insegnato che la vera ricchezza non sta nelle cose materiali, ma nella capacità di amare senza condizioni, di donare senza aspettarsi nulla in cambio, e di apprezzare la semplicità. I bambini mi hanno insegnato cos’è la curiosità e la condivisione: ogni qualvolta che avevano qualcosa, anche un solo chicco di mais venivano da noi per farcelo assaggiare, sottraendolo a se stessi.

Ma tra tutti i ricordi, uno in particolare rimarrà inciso nel mio cuore: il rapporto che si è instaurato con Finu, un bimbo di soli 6 anni. Con il suo sguardo curioso e il sorriso che illuminava il suo viso, mi ha insegnato cosa significa davvero la speranza. Nonostante le difficoltà, ha mostrato una forza e una dolcezza che mi hanno commossa profondamente. Con lui ho condiviso momenti di gioco, sogni e semplici abbracci, e in quegli istanti ho capito quanto possa essere potente l’amore in questi viaggi missionari. Finu l’ultimo giorno di missione ha deciso di disegnarmi un cuore su un foglietto, e io l ho conservato e inciso sulla mia pelle per sempre.

Tornare a casa non è stato facile, perché il mio cuore è rimasto in Mozambico, tra quelle persone straordinarie. Porterò sempre con me il ricordo di questa esperienza, un ricordo di amore, speranza e umanità che mi accompagnerà per tutta la vita. Inoltre, conservo il desiderio di poter tornare presto a condividere ancora un po’ di luce in un mondo che ne ha così tanto bisogno e soprattutto spero di aver lasciato un pezzetto di me alle persone.

Emma Casadei

Quest’estate, tra il 12 e il 28 giugno, ho vissuto un’esperienza indimenticabile: ho partecipato a una missione umanitaria nel villaggio di Charre, in Mozambico. Nonostante la breve durata dell’esperienza e il fatto che non conoscessi la lingua locale, quei giorni hanno lasciato un segno profondo nel mio cuore. Tra giochi con i bambini, lavori di ristrutturazione e momenti di condivisione, ho scoperto uno stile di vita e una realtà completamente diverse da ciò a cui ero abituato, arrivando anche a toccare con mano la difficile situazione di uno dei popoli più poveri al mondo. Appena arrivati, dopo un lungo e duro viaggio, sono stato colpito dalla bellezza della natura incontaminata, ma anche dai segni evidenti della povertà: case di fango e paglia, strade che in Europa sarebbero considerate inagibili, bambini scalzi e persone affamate. Eppure, nonostante queste difficoltà, le persone ci hanno accolto con un sorriso sincero, tanta curiosità (ricambiata) e un’allegria commovente.

Importantissimo in questo viaggio è stato il tempo trascorso con i bambini. Ognuno di loro aveva una storia diversa, alcune più difficili di altre, ma tutti avevano qualcosa da insegnarti. Sono rimasto particolarmente colpito da come si divertiva un bambino usando solo un pezzo di cartone e degli auricolari rotti, faceva finta di ascoltare la musica. Una delle lezioni più importanti che questo luogo mi ha insegnato è stata: “accontentati di ciò che hai, perchè hai più di quanto credi”.

Con i ragazzi della nostra età la barriera linguistica iniziò a farsi sentire, noi non parlavamo “cisena” e capivamo poco di portoghese, ma in nostro soccorso arrivarono il calcio e il basket, che ci permisero di stringere tante amicizie e ci diedero tanto divertimento. Oltre ai giochi ci siamo dedicati anche ad altre attività, sia domestiche come cucinare, lavare piatti e posate, pulire i panni a mano, ecc. Che per la comunità del villaggio, come dipingere l’internato femminile e pulire un pozzo. Questa missione mi ha fatto scoprire lo stile di vita semplice e paziente africano e mi ha insegnato che non servono grandi discorsi per fare la differenza. A volte bastano un sorriso, un aiuto o un pallone condiviso per creare un legame. Tornerò a casa con il cuore più ricco, portando con me la lezione più importante: la felicità non sta nelle cose materiali, ma nelle relazioni umane.

Tommaso Listorto 

17 Luglio 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/07/20250624_105026-scaled.jpg 1920 2560 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-07-17 17:45:002025-07-17 17:45:54Chi ha il sorriso più bello?
In cammino con i giovani

CHE SENSO HA?

CONVIVENZA DONNE 2025 – FAENZA

Anche quest’anno, dal15 al 20 marzo,  presso il seminario vescovile di Faenza, è stata proposta dall’equipe di pastorale vocazionale della Diocesi,  la  “Settimana donne”, una settimana tutta al femminile!

Pur portando avanti la propria routine ed i propri impegni quotidiani di studio o lavoro, un gruppo di ragazze ha scelto di vivere una settimana insieme durante la quale, attraverso momenti di riflessione, testimonianza, preghiera, condivisione, viene affrontato un particolare tema che aiuta a riflettere su se stesse e sulla propria vita, con uno sguardo sempre illuminato dalla Parola del Vangelo.

Una settimana che diventa anche occasione per creare nuove amicizie e tessere relazioni nuove.

Quest’anno il gruppo era formato da 18 ragazze che hanno riflettuto sul tema: Che senso ha?  Ogni giorno sono state accompagnate nell’approfondire uno dei 5 sensi cercando di scoprire in che modo vengono utilizzati, o quali hanno bisogno di essere maggiormente sviluppati nella vita personale, relazionale e quotidiana.

Ogni mattina ci si ritrovava per la preghiera delle Lodi ed il lancio del tema della giornata attraverso la lettura di un brano di Vangelo ed una breve riflessione.

Oltre a questo primo momento, sono state poi proposte alcune testimonianze ed esperienze concrete di vita che hanno permesso di sviluppare ed approfondire il tema della giornata sotto diverse angolature. Tra queste è stata proposta la teatro-terapia, una cena sensoriale dove si è cenato in silenzio e bendate, e la domenica siamo andate a conoscere la “Piccola Famiglia dell’Assunta” a Montetauro, (fra Rimini e San Marino), che accoglie e si prende cura di persone (dai bambini agli adulti), con varie forme di disabilità.

Una settimana sicuramente molto intensa ed arricchente dalla quale ciascuna è ripartita con gratitudine e con il desiderio-impegno di sviluppare un  “senso” nuovo su sé stessa, sugli altri e sulla realtà che la circonda.

5 Maggio 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/05/WhatsApp-Image-2025-04-12-at-17.48.21.jpeg 1600 1359 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-05-05 18:51:592025-05-05 18:54:26CHE SENSO HA?
In cammino con i giovani

TRIDUO 2024 a La Verna

19 ragazzi dell’Alta squadriglia del gruppo scout Cesena1, 6 capi, 2 cambusieri, 3 giorni di triduo pasquale e 1 città stupenda: Assisi!!! Un mix perfetto per prepararsi alla Pasqua, un mix perfetto per riscoprirsi scelti, benedetti, spezzati e amati!!!

Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo”.  (Mt 26,26)

Prende, benedice, spezza e dà il pane come il suo corpo, ogni giorno nell’eucarestia. Quattro azioni e un unico mistero, quello della vita di Gesù. Queste le quattro parole che ci hanno accompagnato a vivere il triduo ad Assisi nella città di Francesco. Quattro parole che abbiamo ritrovato nella sua vita e nella nostra.

Presi, o meglio scelti, come Francesco chiamato a riparare la casa del Signore, la Chiesa, e non solo quella di san Damiano ma quella nel cuore dei credenti, il corpo vivo di Cristo. Ma anche noi siamo scelti, da Dio, attraverso il battesimo, in modo unico e personale, scelti per far parte della chiesa, della famiglia umana. Un amore completamente gratuito che mentre sceglie non esclude nessuno, anzi, amplifica cuore e mente!

Benedetti, cioè confermati nel bene! Francesco ha vissuto la conferma nel bene quando il Signore gli ha mandato dei fratelli. È nelle relazioni che scopriamo e viviamo il bene. Sono i fratelli e le sorelle che ci dicono la nostra preziosità, il nostro essere benedetti, il nostro essere amati. Siamo lo specchio gli uni degli altri, uno specchio da solo non può far vedere nulla ma se ha davanti un altro specchio può riflettere la bellezza che lo abita.

Spezzati, cioè crepati, fragili, bucati…. Chi non ha fratture? Chi non ha mai sentito l’insicurezza, l’abbandono, la solitudine, l’esclusione, il giudizio, il rifiuto, il dolore…. Gesù il venerdì santo si lascia spezzare, trafiggere, bucare, crepare. La vita ha tanti sapori: dolce, amaro, piccante, acido, salato! Attraverso ognuno di essi la grazia diventa luce, bene, amore. Come succede nell’incontro con il lebbroso, ciò che era amaro è diventato dolce!

Dati, dati al mondo per diventare semi di amore, semi di bene. Gesù scende nel silenzio del sepolcro, i discepoli attendono insieme nel cenacolo, Francesco chiede di essere steso nudo sulla terra nuda per morire. Come il seme che fra gli altri semi e nel silenzio della terra cresce e diventa un albero che dà frutti. E come ci ricorda Francesco: “Nulla di voi trattenete per voi perché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre”.

Scelti per ricevere la benedizione,

benedetti per scoprirsi spezzati,

spezzati per essere dati,

dati per sentirsi amati.

21 Febbraio 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/02/Campetto-di-Pasqua-2025.jpg 2000 1414 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-02-21 21:54:512025-02-21 21:54:51TRIDUO 2024 a La Verna
In cammino con i giovani, Pensando Missione

Anna in Colombia

Quando ho deciso di partire per la Colombia non volevo avere grandi aspettative, volevo lasciarmi sorprendere e ora che sono tornata dal viaggio posso dire che è stata la scelta più giusta che io potessi fare.

La Colombia mi ha sorpreso sotto vari punti di vista ma quello che mi ha colpito di più è stata la gentilezza delle persone. L’accoglienza che ho ricevuto al mio arrivo e l’attenzione che le persone mi hanno dedicato rimarranno per sempre la parte migliore di questo viaggio. È incredibile come la presenza delle persone giuste riesca a farti sentire a casa nonostante la tua vera casa sia a migliaia di kilometri di distanza. È bellissimo sentirsi parte di una comunità e vedere come le persone sono disposte a farti entrare nelle loro vite e nelle loro case.

Il viaggio in Colombia mi ha cambiato, mi ha permesso di ridare il giusto peso alle cose e mi ha fatto sentire estremamente fortunata. Mi spiego meglio: sono stata accolta in una casa che a malapena definirei tale e mi hanno offerto tutto ciò che potevano darmi, una tazza di latte e caffè a cui non ho potuto dire di no. Ho sentito storie di ragazzi con un finale terribilmente triste eppure chi me lo raccontava lo faceva con fede, senza perdere la speranza e con un sorriso in volto.

Le persone più povere che ho incontrato sono state quelle che mi hanno offerto tutto ciò che avevano ed è proprio qui che ho visto cosa significa offrire senza volere nulla in cambio.

È stato un viaggio fantastico dall’altra parte del mondo ma anche un viaggio dentro me stessa che sicuramente ricorderò per sempre.

21 Febbraio 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/02/anna2.jpg 2500 1875 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-02-21 18:00:222025-02-21 18:00:22Anna in Colombia
In cammino con i giovani, Pensando Missione

Samuele in Colombia

Scrivo dalla Spagna, al freddo, all’inizio di una nuova avventura, ancora una volta come straniero e subito, per contrasto, mi viene in mente il caldo sole che mi ha accolto in Colombia. In realtà, i primi giorni sono stati i più difficili. Arrivato un giovedì sera, la scuola l’ho vista prima silenziosa. Un paradiso terreste -se non sei uno studente- che aspettava di accogliere i ragazzi e che sarebbe stata la mia casa per 6 settimane. Dalla mattina seguente, con un tentennante spagnolo, ho provato a lanciarmi il più possibile, trovando altre forme di comunicazione, a partire dallo sport, grazie alle quali subito i ragazzi hanno cercato di farmi sentire accolto. Tuttavia, suonata la campanella, la scuola è tornata come la sera prima, un meraviglioso angolo di Cartago protetto da cancelli e filo spinato, barriere che non mi impedivano però di vedere il quartiere Bellavista, uno dei più poveri e problematici della città. La sera prima non ci avevo fatto molto caso, ma, rigorosamente accompagnato dalle suore, la mattina stessa siamo andati a fare una visita.
Io non ero pronto a vedere la casa di Cristina. Uso la parola casa solo per la dignità di questa mamma che durante la pandemia, si era messa a costruire, con il fratello, una casa per loro, la nonna e la bambina che in quel momento era ancora a scuola. Nonostante i loro sforzi, poiché quella è zona di invasione (quindi ognuno costruisce come e dove può), il terreno non ha retto e la casa è pericolosamente incrinata. E’ difficile descrivere a parole: bisogna camminare sulle assi che si piegano e gemono al passaggio, con la costante sensazione che sia la casa stessa a cadere e poi pensare di viverci tutti i giorni. Cristina era fiera della sua casa e ha solo chiesto alle suore che la aiutassero con un piccolo muricciolo in cemento, ma era evidentemente stanca e provata. Seduta cucendo sul divano, tutta la famiglia stava aggrappata alla nonna, che con il suo fare allegro sembrava davvero tenere alti non so il morale, ma anche le pareti stesse.
Dopo quest’avvio intenso, sono calati due giorni di silenzio quasi completo. In questi giorni guardavo da lontano le povere case ammassate e mi sentivo inutile, completamente impotente di fronte a un mondo più grande di me. Non mi ero reso conto di quanto fosse dentro di me l’idea di dover partire per cambiare il mondo, ma in quel momento mi è parso evidente ed era altrettanto chiaro che non ci sarei riuscito, per lo meno, non come sognavo.
Nei mesi successivi mi sono accorto che più che tutto il resto del mondo sono cambiato io. Il grande rischio di vivere fuori dal paese natale è vedere i propri punti fissi traballare, in maniera particolare perché ero circondato da gente coinvolgente quanto i Colombiani, che mi hanno sempre aperto le loro case, ricche o povere che fossero, lasciandomi entrare nelle loro vite e condividendone un pezzo. Ognuna delle loro storie meriterebbe di essere raccontata, ma già adesso i nomi e i volti di questi rapidi incontri sfuggono alla memoria e allora mi chiedo cosa mi rimarrà di loro e cosa a loro di me. Alla prima parte ho già risposto, ogni persona in Colombia mi ha aiutato a crescere e conservo gelosamente le loro storie nei diari di quei giorni. Allo stesso modo penso però che il cambiamento non è mai unico. Ogni volta che i ragazzi si aprivano a giocare con me, ascoltavano le mie noiose lezioni, mi insegnavano un ballo, un gioco, uno scioglilingua, stavamo costruendo qualcosa di diverso, un mondo un po’ più incline ad accogliere lo straniero. In fondo io gli ho portato una visione diversa, una realtà lontana, in cui certe dinamiche che attagliano questo posto non sono considerate normali, in modo che almeno sappiano che esiste un altro modo e magari gli venga voglia di viverlo. Questo ho provato a dire ai ragazzi gli ultimi giorni di permanenza, che un caso fortuito ha voluto coincidessero con la settimana della pace: Sois semilleros de paz (State seminando la pace), perché la vera pace è questa accoglienza e confronto tra culture.
Il mio viaggio però ancora doveva terminare. L’ultima settimana l’ho passata tra Villavicencio e Bogotà. Qui ho avuto l’occasione di conoscere diversi ragazzi della mia età e, con un po’ di sensi di colpa, ho scoperto di avere il grande dono di poter vivere i miei 20 anni, “la gioventù”, studiando e viaggiando, mentre molti di loro non possono. Alcuni di loro non vivono neanche l’adolescenza o l’infanzia, perché soprattutto tra le fasce povere si deve diventare adulti in fretta e uscendo da scuola (16/18 anni) i ragazzi spesso si trovano ad affrontare una vita per la quale non sono pronti, perdendosi in tanti modi.
Dentro di me urlano le storie non scritte, ma spesso mi chiedono cosa mi manca di più della Colombia e racconto una di queste storie, perché sì, è difficile lasciare il patacón, il cholado… però alla fine sono le persone e i loro modi di vivere che mi rimarranno dentro, un’allegria contagiosa che accende questa terra latina e non fa dimenticare i problemi, ma aiuta a convivervi.

21 Febbraio 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/02/Samu1.jpeg 1200 1600 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-02-21 17:58:232025-02-21 17:59:11Samuele in Colombia
Dal Mozambico, In cammino con i giovani

Una valigia carica di domande

Quando Suor Chiara mi ha chiesto di scrivere per testimoniare la mia Missione a Charre.

subito le ho detto: ”adesso cosa racconto?” Racconto l’Africa che mi ha accolta come sua ”figlia”,

anche se per lei ero una perfetta sconosciuta e poi, dopo aver fatto la mia esperienza, l’ho salutata senza prometterle che

ci rivediamo, che un giorno potrebbe esserci la possibilità di un’altra occasione…con quale coraggio?!

Poi, mi sono seduta, mi sono “guardata dentro”, ho preso carta e penna…e ho iniziato a scrivere quanto segue…

Tankhuta maningi Charre

Mi mancherai Africa,

mi mancherai Charre,

mi mancherà ogni passo del mio cammino fatto insieme;

Mi mancherai Africa,

per la tua quotidianità semplice,

ma piena di ricchezza;

Mi mancherai per il tuo instancabile dare,

mi mancheranno i sorrisi,

mi mancherà quando i bambini chiedevano

un po’ di cibo per la fame;

Mi mancherà il loro buttarsi a Terra per la gioia,

mi mancheranno i tuoi TATA,

mi mancheranno i tuoi canti

e mi mancheranno le tue danze,

mi mancherà il tuo bussare alla porta senza orari;

Mi mancherai Africa per la tua NON indifferenza;

Mi mancherai Africa per la tua Grande Anima;

Mi mancherai Africa per il tuo Grande Cuore!

 

Ciao sono Gala, sono di Cesena e a luglio di quest’anno sono partita insieme a Chiara e a Claudia, verso una delle realtà missionarie delle suore della Sacra Famiglia, le quali ringrazio per avermi dato la possibilità di vivermi questa esperienza.

Invito chiunque sente la Missione dentro di sé di fare la valigia mettendo dentro tutte le domande che ha, dalle quali sicuramente verrà accompagnato durante il viaggio, ma quando tornerà, la valigia sarà ancora più pesante perché dentro la stessa, ci saranno le risposte e altre domande per cambiare lo sguardo verso noi stessi ed il prossimo.

21 Febbraio 2025
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2025/02/Gala.jpeg 2048 2048 Iaia https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Iaia2025-02-21 17:56:062025-02-21 17:56:06Una valigia carica di domande
In cammino con i giovani, News

C’entro a Santarcangelo

Da secoli l’uomo, con occhi affascinati, guarda in su cercando risposte alle grandi domande nell’interpretazione del cielo e le stelle. È ammirando una realtà così distante dalle piccole vicende umane che Einstein intuisce la teoria della relatività: due stelle, due puntini lassù, per incontrarsi devono trovarsi nello stesso istante, nello stesso posto.
Non è forse questa un’evidenza che sperimentiamo ogni giorno? Per essere certa di partecipare ad un’importante riunione alle 8.00 a Milano, chiederò informazioni sulla posizione esatta e, per sicurezza, imposterò un promemoria qualche ora prima. Sarebbe un bel guaio se impostassi male l’indirizzo sul navigatore o se arrivassi in ritardo!

Anche gli incontri con Dio hanno uno spazio e un tempo dedicati, che, nel loro essere così profondamente umani, vengono consacrati dall’accoglienza della sua presenza. È su questo tema che si innestano le tre tappe di un cammino, tutto al femminile, che si svolge tra Santarcangelo, Cesena e La Verna, ospiti delle Suore della Sacra Famiglia (spazio per l’appunto) durante tre weekend tra gennaio e aprile (tempo).
Il primo appuntamento ha preso avvio da una riflessione sul nostro modo di relazionarci con lo spazio esterno. Possiamo sostare in un dato luogo o attraversarlo, abitarlo, evitarlo, rifugiarci, esserci trattenuti, stare in pace o trovarci scomodi. Sia che percepiamo lo spazio come cornice del nostro agire, sia che gli riconosciamo un ruolo di protagonista, certo è che ci condiziona e ci identifica come uomini.

Lo stesso Gesù si fa chiamare il Nazareno ad indicare che ha messo davvero radici sulla terra, che, nel suo essere “di ciccia”, ha affidato ad un preciso luogo il tempo della sua crescita fisica e spirituale. L’abbiamo seguito, leggendo il Vangelo di Marco, per le strade della Palestina dove, tra il trambusto della folla, compiva miracoli. E poi ci siamo intrufolate con lui nell’intimo delle case di amici, dove a pochi rivelava il senso di ciò che avevano/avrebbero visto e vissuto fuori. Abbiamo conosciuto un Gesù che sta al nostro fianco e rende la strada condivisa un cammino di vita costellandola di domande “Chi sono io?”, “Perché mi segui?” “Mi ami?” e che non ci abbandona anche nei passaggi più bui, come sulla barca in mezzo al mare “Sono qui, non temere”.

Ci siamo infine soffermate sul nostro io interiore, cercando di raffigurarlo come una casa, capace di accogliere e custodire la presenza di Dio. Etty Hillesum nell’orrore dei campi di concentramento scrive “L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio”. Ecco allora che, tra tanta confusione, ferite e chiusure ci impegniamo a fare spazio a Dio, a liberarci delle etichette che utilizziamo per definirci e a mettere in discussione le certezze che difendiamo. Ci prepariamo a farci sorprendere un po’ più nudi, un po’ più veri dal nostro Dio, che con tanta delicatezza viene ad incontrarci. Vogliamo davvero fare “Centro” e sentire che sì, io “C’entro”, individuando e rimettendo al proprio posto le poche cose che contano!
Buon cammino di preparazione alla Pasqua

1 Marzo 2024
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2011/02/Santarcangelo_di_Romagna_4-scaled.jpg 1440 2560 Admin@CC https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Admin@CC2024-03-01 21:11:132024-08-31 15:04:34C’entro a Santarcangelo
In cammino con i giovani, News

I “Padri di famiglia” a La Verna

Le nostre motivazioni sono svariate: semplice curiosità, interrogazione, situazione difficile, tappa personale, bisogno di senso, intenzioni da portare, ma anche voglia di condividere o di ringraziare, di silenzio, di convivialità, di natura.
Anche le nostre situazioni personali sono diversificate: sposati, divorziati, vedovi, single in coppia, ma tutti figli e padri, ognuno a modo suo. Le nostre convinzioni spirituali vanno dal quasi niente al quasi tutto: non battezzati, lontani dalla Chiesa o resistenti, ma anche cattolici convinti e praticanti. E per tutti una relazione da iniziare, creare, esplorare o sviluppare con Dio.

La nostra presenza oggi in questi luoghi porta già in sé la testimonianza della Sua chiamata e della Sua presenza. Egli ci raccoglie insieme, Egli ci chiama, chiunque noi siamo e a qualunque punto siamo arrivati.
Ad immagine di San Giuseppe, durante questi giorni veglieremo fraternamente gli uni sugli altri, senza giudizio, nel rispetto della verità e del cammino di ognuno.

Questo cammino sarà a nostra immagine: delle volte sorridente e pieno di sole, altre volte triste e difficile. Ogni tanto sereno e fiducioso, e ogni tanto preoccupato e agitato. Sui sentieri degli appennini che custodiscono le tracce di San Francesco, percorreremo i sentieri della nostra vita, le vie della nostra relazione con Dio.

E al termine raggiungeremo La Verna, questo luogo di Dio, scelto da Lui per manifestare al mondo la potenza del suo amore per San Francesco. Prima che lì ci accolga, possiamo da subito girarci verso di Lui. Con benevolenza protegga i nostri passi e accompagni i nostri pensieri, i nostri incontri e le nostre preghiere durante questi tre giorni.

Le nostre motivazioni sono svariate: semplice curiosità, interrogazione, situazione difficile, tappa personale, bisogno di senso, intenzioni da portare, ma anche voglia di condividere opreghiere durante questi tre giorni.

12 Ottobre 2023
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Le-stuoie-1.jpg 1536 2048 Admin@CC https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Admin@CC2023-10-12 13:24:302024-08-31 15:04:44I “Padri di famiglia” a La Verna
Dal Mozambico, In cammino con i giovani, News, Pensando Missione

Viaggio a Charre

Provo a rispondere al difficile compito di descrivere l’impatto dell’esperienza di volontariato a Charre attraverso i versi della canzone “L’ultimo spettacolo” di Roberto Vecchioni. Recita così: «Li vidi ad uno ad uno mentre aprivano la mano e mi mostravano la sorte come a dire “noi scegliamo!

Non c’è un dio che sia più forte” e l’ombra nera che passò ridendo ripeteva “no”». Mentre ascoltavo queste parole, sul treno di ritorno da Mutarara a Beira, pensavo ai bambini di Charre con cui avevo condiviso tre settimane. Ancora oggi, a distanza di tempo, ascoltando quelle parole, vorrei tornare tra loro, tra la criança di Charre.

Penso che questi versi siano la chiave per spiegare l’impatto di questo viaggio. Mi identifico pienamente con il primo verso della canzone: anch’io ho visto quei bambini aprirsi con fiducia.
Erano pieni di speranza e di desideri, seppur lucidi circa le loro condizioni di vita. Penso in particolare a Mingo, un bambino di dieci anni che il giorno prima che partissi mi ha preso per mano e si è alzato in punta di piedi per sussurrarmi all’orecchio: “Nenda nathu”, che in lingua sena significa “voglio venire con te”. Credetemi, queste parole non sono semplicemente il frutto di un legame affettivo, ma riflettono la lucida consapevolezza di una realtà diversa a cui tutti aspirano: l’Europa. Per molti di loro, però, destinati a trascorrere il resto della loro vita tra un tetto di paglia sorretto da mattoni di fango e un campo da coltivare, l’Europa rimarrà un sogno inaccessibile.

L’ombra che offusca i desideri di Mingo e di tutti gli altri è, come suggerisce Vecchioni, simile ad un’ombra nera che si staglia sulla loro vita. Non importa definirla in termini precipui, possiamo chiamarla destino, sorte, fortuna oppure caso. È importante, invece, capire che questa ombra nera condiziona le loro opportunità e aspirazioni sin dalla nascita, semplicemente perché sono nati in Mozambico e non altrove. Il nocciolo dell’insegnamento che ho portato a casa da questo viaggio sta in questo, e cioè nel fatto che a nessuno è data la facoltà di scegliere dove nascere, eppure il luogo di nascita influisce in modo significativo sulle condizioni e le aspettative di vita di ciascuno.

E proprio perché si tratta di un evento arbitrario, sarebbe assurdo parlare di “colpa”. Nessuno ha “colpa” di nascere in Mozambico, così come nessuno “merita” di nascere in Europa. Però, bisogna riconoscere che chi ha la fortuna di nascere in Europa detiene un grande privilegio. Infatti, né io né Mingo abbiamo scelto dove nascere, eppure questa circostanza arbitraria determina drasticamente le nostre vite. Inoltre, penso che la consapevolezza di questo privilegio porta con sé una responsabilità importante. E proprio questa responsabilità, e non l’istinto colonizzatore degli occidentali descritto da Kipling, è il fardello che grava sugli uomini e le donne provenienti dai paesi più sviluppati.

Per concludere, il viaggio a Charre mi ha insegnato che la vera ricchezza sta nella condivisione e nell’aiuto reciproco, e che il privilegio comporta una responsabilità sociale verso coloro che, per un capriccio del destino, non godono delle stesse opportunità.

12 Ottobre 2023
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2012/01/COSV_-_Mozambico_2010_-_Distretti_di_Gile_e_Pebane_-_Riserva_di_Gile_4.jpg 1800 2400 Admin@CC https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Admin@CC2023-10-12 13:13:532024-08-31 15:04:50Viaggio a Charre
In cammino con i giovani, News

JMJ a Lisbona

Un gruppo di giovani Santarcangiolesi insieme a don Davide, don Ugo e suor Nadia ha partecipato alla JMJ a Lisbona percorrendo un tratto del cammino Portoghese di Santiago. Esperienza ricchissima sia nella prima parte di cammino che nella seconda di incontro con il Papa, la Chiesa, i giovani di tutto il mondo, vogliamo condividerla attraverso le immagini e il racconto di qualcuna/o di loro.

Abbastanza addormentati ma carichi pensando a quello a cui saremmo andati incontro, sabato 29 luglio, festeggiando il compleanno di un ragazzo che era con noi, siamo partiti per Santiago. Il giorno dopo abbiamo iniziato il cammino. Con la sveglia mattutina prima dell’alba che ci faceva camminare in città addormentate, dove alle volte era necessaria una torcia per vedere, si creava un’atmosfera davvero suggestiva. Si alternavano momenti di riflessione personale, chiacchiere, condivisioni, canti e a metà mattina c’era la prima pausa ufficiale, che offriva nuovi argomenti a cui pensare. Ogni giorno infatti c’era un personaggio biblico che ci accompagnava proponendoci un modo diverso di alzarci e fare qualcosa: Samuele per rispondere alla nostra vocazione, Paolo per lasciarsi guidare, Giuditta per farsi strumento nelle mani di Dio, una donna adultera per essere perdonata, Elia per andare incontro a Dio. Così anche noi abbiamo cercato di capire quando nella nostra vita ci siamo rialzati, come l’abbiamo fatto e abbiamo provato a scorgere la presenza di Dio accanto a noi. Conoscendo sempre di più chi avevamo vicino e confrontandoci, arrivavamo ogni giorno alla fine della tappa con i piedi doloranti, bisogni di un massaggio, a volte con le bolle, ma custodendo nel cuore sempre nuovi doni.

Il nostro programma prevedeva 5 giorni di cammino al contrario, in direzione di Lisbona, e gli ultimi tre alla JMJ. Il cammino portoghese in realtà inizia a Lisbona che era per noi la meta. Così venerdì dopo un tragitto in pullman e treno, siamo passati dall’essere in 21 e camminare in tranquillità, alla via Crucis della JMJ con una folla incalcolabile e un caos considerevole. Era impressionante e meraviglioso essere circondati da giovani che come noi si erano alzati per andare incontro a Dio. La via Crucis è stata semplice, arricchita dai ballerini e da alcune storie che testimoniavano quanto Dio si faccia vicino a noi soprattutto nel momento della prova e anche se sbagliamo. Poco prima della JMJ infatti il papa stesso ci aveva detto: “Anche se sbagliate, Dio è pazzo d’amore per voi!” e ci ha portato le prove di ciò.

Sabato dopo una bellissima festa nella parrocchia in cui abbiamo dormito, ci siamo diretti nel campo in cui saremmo rimasti fino al giorno successivo. Nonostante sapessimo in quanti fossimo, era impossibile comprenderlo, ovunque ci girassimo c’erano giovani in festa. Abbiamo ascoltato qualche storia ed era straordinario il sorriso di tutte le persone che avevamo intorno.

Quella sera c’è stata la veglia, dove il Papa ha affermato che nella vita si cade, l’importante è sapersi rialzare e se vediamo qualcuno che è “rimasto caduto” dobbiamo aiutarlo a rialzarsi. Infatti è lecito guardare qualcuno dall’alto al basso solo se è per aiutarlo a rialzarsi. Alla fine del suo discorso Francesco ci ha dato coraggio ricordandoci che nella vita tutto ha un costo, solo una cosa è completamente gratuita: l’amore di Gesù. Con questa speranza è iniziato un momento di adorazione. È stato da brividi, tutti inginocchiati verso il palco ad affidare a Dio la propria vita, con la certezza di essere amati.

Dopo la notte, con un’alba splendida ci siamo alzati e preparati per la messa. Il papa ha definito le tre azioni che devono essere presenti nella nostra vita: brillare, ascoltare e non temere. Infatti brilliamo quando amiamo come Gesù ci ha insegnato, per farlo però è fondamentale ascoltare la Sua parola, questo è il segreto, e infine non dobbiamo avere paura. Gesù lo ripete continuamente perché sa che è una nostra fragilità, ma ci garantisce che Lui è sempre con noi, dunque non dobbiamo temere.

La sera stessa eravamo a casa, stanchi ma arricchiti di esperienze, emozioni, testimonianze. Ci è stato donato così tanto in così poco tempo che probabilmente ci metteremo un po’ per capire quanto abbiamo ricevuto. Per ora possiamo ringraziare e vivere cercando di far entrare almeno un po’ di quanto ci è stato donato nella nostra vita quotidiana. (Elisabetta)

La parola più adatta che userei per descrivere quest’esperienza è: grande.

Con il gruppo abbiamo deciso di dividere questa GMG in due fasi, ovvero un pezzo del cammino di Santiago e poi Lisbona.

La prima fase è stata propedeutica alla seconda, in quanto è stato anche grazie al tempo di riflessione e di solitudine che abbiamo passato durante il cammino che siamo riusciti a viverci a pieno la giornata mondiale dei giovani a Lisbona. Infatti passare di punto in bianco da essere 21 ad essere 1 milione e mezzo è un gran bel cambiamento, un salto che destabilizza inevitabilmente.

Personalmente è stato però un salto bellissimo, in quanto prima ho potuto fare un’analisi interiore e poi ho potuto applicare le mie scoperte al “mondo intero”.

A Lisbona ho vissuto l’emozione più grande della mia vita, ovvero sentirmi parte di qualcosa per davvero. Essere circondata da persone come te, che anche se parlate due lingue diverse ti comprendono è una sensazione grande. Sentirsi compresi e felici come non lo si è mai stati penso che sia l’emozione più bella che si possa provare. Sentirsi per la prima volta nella propria vita non soli, che non si è soli a lottare contro il mondo.

Per me è stato questo: una cosa grande, sia a livello concreto ovvero di numeri, persone, ecc… sia a livello emotivo, l’emozione più grande che si possa provare, la gioia.

Sono tornata a casa così colma di emozioni che tuttora non sono riuscita ad elaborare davvero tutto quello che ho provato, sentito e compreso.

L’unica cosa di cui sono sicura è che la mia anima e la mia fede sono cambiate, si sono evolute, e ho capito che la mia fede non è solo una parte di me, ma la base su cui poi costruire la mia vita.

Ho capito che è la cosa che mi rende felice e che non sono la sola a provare un’emozione simile a 21 anni. Perché, diciamocela tutta, al giorno d’oggi essere credenti è l’eccezione non la regola, soprattutto a quest’età.

Spero di poter vivere altre giornate della gioventù e spero di non essere la sola a cui la GMG ha cambiato la vita in meglio. (Anna)

Rileggevo gli appunti scritti di getto per tutto il viaggio. Sono tutte piccole pillole slegate che mi aprono enormi sensazioni e mi ricordano della ricchezza di spunti che mi ha offerto questo cammino con meta Lisbona.

Sí, un viaggio, perché noi abbiamo vissuto una Gmg speciale, arrivando a Lisbona il 4 agosto, ma iniziando il cammino insieme a Santiago. Dal 28 luglio, abbiamo proceduto lungo il cammino portoghese, a ritroso (“de regreso” rispondevamo a tutti i pellegreni che ci osservavano sconcertati). Un percorso scandito dalle difficoltà di trovare un passo e un ritmo comune in 20 e delle pressanti aspettative che automaticamente mi ero generato con l’idea di Gmg. Niente è stato come le aspettative. Il clima generato da 20 ragazzi in cammino non può che essere diametralmente opposto a quello della caotica Lisbona. Tuttavia, ci stavamo effettivamente preparando alla condivisione e all’ascolto. Prima di tutto l’ascolto di noi e delle nostre esperienza che quotidianamente i ragazzi del “gruppo spirituale” hanno collegato a un brano di Vangelo, rendendo noi ascoltatori  accettori e custodi di un pezzo della loro vita. Sono state storie di speranza, certo ci hanno raccontato le loro cadute, ma ci hanno raccontato soprattutto la voglia di rialzarsi, ci hanno trasmesso la forza della consapevolezza della presenza di Dio e la Sua viva azione nei loro vissuti, che è riuscita a dargli lo slancio per rialzarsi. A riprendere tutte questo voci è stato proprio il papa nella veglia: l’importante non è non cadere, bensì non rimanere per terra.

La continuità tra il cammino e la meta si è invece spezzata nello scenario: dalla fresca e silenziosa Galizia alla calda e frenetica Lisbona. La prima suggestione portoghese non poteva che essere lo spettacolo multicolorato delle bandiere, delle maglie e dei volti dei tanti ragazzi che affollavano la stazione. Quell’immagine in cui le bandiere e le culture di tutto il mondo si incontrano e sono segni di comune appartenenza a un mistero più grande e non ragione di conflitto penso sia il più grande dono che ho ricevuto prima di entrare nel campo. Perché è vero  rimarranno in me la via Crucis, l’accoglienza dei portoghesi ad Azabuja e la lunga marea umana che si dirigeva ai settori, ma dentro al parco Tejo l’atmosfera non puo che sconvolgere chi vi entra. Il senso di unità con migliaia di giovani da tutto il mondo mi ha riempito profondamente l’anima, così come la loro gioia. Nelle chiacchiere, negli scambi ho sempre sentito una vicinanza incredibile a tutte le persone a cui anche solo battevo il cinque. Ritrovarsi alle 3 con portoghesi, tedeschi, italiani e polacchi a ballare in cerchio, tra migliaia di ragazzi che dormivano sull’asfalto, contando il tempo in 4 lingue diverse è stata l’immediata realizzazione del miracolo che stava succedendo in quel luogo. Miracolo che si è realmente concretizzato quando tutti questi ragazzi con la nostra instancabile allegria abbiamo fatto silenzio per la veglia e la messa. Ho ritrovato il senso di quel raduno, che non è stato solo un’enorme bolgia rintronante, ma una spinta a credere e vivere questa fede con tanti ragazzi che hanno altrettanta gioia da condividere. (Samuele)


La GMG di Lisbona è stata la mia prima GMG. Non nego di essere partita un po’ titubante ma tornata a casa posso dire che ne è davvero valsa la pena. Sono stati giorni ricchi di risate ed emozioni che mi porterò per sempre nel cuore. La cosa che più mi rimarrà impressa però sarà quel milione e mezzo di giovani provenienti da tutto il mondo per ascoltare le parole del Papa. Giovani che mi hanno fatto capire davvero che quello in cui credo non può che non essere vero e che la Chiesa è una realtà molto più grande e viva di quello che si pensi al giorno d’oggi. I momenti più belli di quelle giornate sono stati, a mio parere, quelli di preghiera e soprattutto la Veglia di sabato sera. Del discorso del Papa ciò che più mi ha colpito è stata la parte relativa alla “gioia missionaria”; sapere che anche io posso fare del bene agli altri ed essere una radice di gioia per qualcuno mi ha fatto sentire di poter fare la differenza anche solo con piccoli gesti. (Aurora)

Durante il cammino di Santiago ho avuto l’occasione di riflettere molto sugli spunti che ci sono stati offerti. Inoltre grazie alle condivisioni ho potuto anche scoprire il punto di vista altrui.

Durante le tre giornate in cui realmente abbiamo partecipato alla GMG, con tanti altri giovani provenienti da tutte le parti del mondo, mi sono divertito molto.

Per me la cosa bella della GMG oltre alla via crucis, la veglia e la messa con il papa è stato vedere che così tante persone erano lì per il tuo stesso motivo. (Davide Z.)

12 Agosto 2023
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2011/02/JMJ_Lisboa_2023_IMG_0906_53086613430-scaled.jpg 1707 2560 Admin@CC https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Admin@CC2023-08-12 21:11:582024-08-31 15:04:58JMJ a Lisbona
In cammino con i giovani, News

Giornata del sì

In una giornata limpida dove il sole si fa sentire, ma il calore viene moderato da un venticello fresco e a tratti furbetto, ci siamo incamminati (in pullman) direzione Fatima. Durante il viaggio abbiamo pregato e meditato il Si di Maria (canto Maria do sim) e dall’ evangelista Giovanni  la triplice domanda di Gesù a Pietro: “Simone, mi ami tu?”…. il suo triplice si…. ha fatto seguito una condivisione a coppie del nostro si, nelle varie situazioni o realtà di vita.

È stata una stimolante condivisione che ha aperto finestre ad ulteriori condivisioni. Arrivati a Fatima verso mezzogiorno ci siamo immersi in un fiume di giovani che con le loro bandiere multicolore, volti sorridenti e tanta allegria, provenienti da tutto il mondo ci sentivamo proprio in un “altro mondo”. E già si respirava aria e clima della Giornata mondiale della gioventù. Si avvertiva una fede viva e vivace e la voglia di comunicare abbatteva ogni barriera di lingua.

La “padrona di casa” Nossa Senhora de Fátima era li ad aspettarci ognuno con le sue preoccupazioni, sofferenze, dubbi e richieste. Lei con la Sua dolcezza e  braccia aperte, si percepiva una voce..: venite qui, lasciate qui il vostro peso, consegnate a me ogni vostra preoccupazione e fidatevi di me. Abbiamo coronato questa giornata con una Celebrazione Eucaristica Universale sulla spianata ricca di colori e bandiere. Il mondo giovane era presente. La Chiesa giovane ha cominciato il suo evento sotto la protezione di Maria. E il ritornello che si udiva in varie lingue: questa è la gioventù del Papa!

Suor Claudia

5 Agosto 2023
https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2010/08/Fatima_-_Portugal_48916886317-scaled.jpg 1920 2560 Admin@CC https://www.suoresacrafamiglia.it/wp-content/uploads/2024/08/Logo-Suore_2024.png Admin@CC2023-08-05 15:45:272024-08-31 15:04:23Giornata del sì
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