Sfumature missionarie…
Siamo un gruppo di ragazzi del liceo scientifico A. Einstein di Rimini, quest’inverno abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio. Si tratta di una missione umanitaria in Mozambico, in particolare a Charre. L’esperienza per noi è iniziata quest’inverno con delle “lezioni” di preparazione e continua tutt’ora, con le diverse testimonianze dell’esperienza fatta. La parte dell’esperienza più intensa e coinvolgente è sicuramente quella del viaggio, in cui abbiamo avuto la possibilità di entrare in pieno nella vita locale. Ci siamo sentiti pienamente accolti e integrati nella vita del paese di Charre e quindi una delle attività migliori che potessimo mai fare durante le giornate là era passare il tempo con i/le ragazzi/e e i/le bambini/e. Ho sentito che ogni persona incontrata in questo viaggio mi abbia in qualche modo arricchito, considero questa esperienza estremamente formativa e arricchente. Personalmente avevo già vissuto un’esperienza di viaggio in Africa con gli scout e nonostante per certi tratti siano state due esperienze molto simili, ci sono tantissime differenze che mi hanno fatto vivere il Mozambico come una continua novità. Noi tutti che abbiamo avuto la possibilità di compiere questo viaggio siamo stati portati in un luogo unico al mondo e non replicabile altrove, sia per quel che riguarda la morfologia del territorio, la cultura e la storia del paese, sia per quel che riguarda la fantastica comunità che ci ha ospitato. A casa mi porto tantissima consapevolezza, a distanza di giorni del ritorno in Italia sento di aver vissuto un’esperienza profondamente arricchente e penso che in me ci siano stati cambiamenti. Sicuramente è un’esperienza che ti offre un diverso punto di vista e permette di cambiare prospettiva, facendoti uscire dai nostri soliti schemi e dalla nostra zona di confort. Mi porto a casa la consapevolezza di tutto ciò che ho visto, imparato e vissuto, tale consapevolezza non è da dimenticare o ignorare ma è fondamentale considerarla nelle decisioni di tutti i giorni, ricordandosi che a Charre in Mozambico c’è una comunità che ci ha accolto e amato.
Marco Foschi

Questo viaggio mi ha fatto capire che ho due famiglie: una a Rimini e una in Mozambico.
La seconda non è di sangue, ma ha accolto me e i miei compagni come fossimo i più amati dei figli.
Ho trovato fratelli e sorelle dall’altra parte del pianeta.
Eppure, anche se viviamo sullo stesso pianeta, sembriamo appartenere a due mondi completamente diversi.
Quello del popolo mozambicano è un mondo in cui si donano tre dei dieci chicchi di mais della colazione a uno sconosciuto, solo perché poter donare, con amore, una parte di sé è un onore. È un modo per dirti che sei importante.
E lo sono stati anche per me, per avermi spinta a fare un viaggio così.
Il loro è un mondo di comunità, in cui tutto è di tutti, ci si aiuta, ci si conosce, ci si riconosce come un grande popolo.
Un popolo che vede l’anima in ogni cosa e la rispetta con amore, perché ognuno è degno di vita, di essere conosciuto, toccato, e, a volte, persino cullato o cantato se si è fatto male.
È indescrivibile la gioia che si legge negli occhi di qualcuno quando scopre che uno sconosciuto ha affrontato tre giorni di viaggio solo per amare il suo sorriso.
È indescrivibile la gratitudine di ricevere due polli da chi non ha nulla, solo per condividere un po’ della propria vita con chi è arrivato da lontano per conoscerli.
Tra balli tradizionali con le capulane, canzoni piene di vita, treccine, capanne, baobab, camionette, motociclisti, il tagliare le verdure insieme alle giovani donne della scuola, un due tre stella, carezze, giochi e girotondi con i bambini, si è costruito un legame che va oltre il colore della pelle, oltre la cultura, oltre gli oceani, va dritto all’anima, e lì ci abbraccerà per sempre.
Ho imparato ad ascoltare, non solo i miei bisogni, ma anche quelli del bambino più piccolo e magrolino.
Ho ristabilito le mie priorità e ho imparato a guardare con occhi nuovi le persone, le cose che mi circondano e anche me stessa.
La vita è bella.
È bella, e va amata, perché spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati e di quante cose diamo per scontate.
Non so perché io sia nata con queste opportunità e una ragazza identica a me, con lo stesso amore per la famiglia e obiettivi invece no.
Non so chi lo abbia deciso, ma so che non sprecherò quello che mi è stato dato, e farò il possibile anche per chi non può farlo.
Grazie, Charre.
Tana Aurora



