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UN VIAGGIO DI NOZZE IN FORMATO “MISSIONE”

Ciao a tutti,

circa un anno fa abbiamo iniziato a organizzare il nostro matrimonio e fra i tanti preparativi iniziando a pensare al viaggio di nozze Sara mi ha fatto questa proposta: “Ti va se come viaggio di nozze andassimo a fare un viaggio missione? E’ un desiderio che ho da tanto e mi piacerebbe mettere la nostra famiglia a servizio di chi ne ha più bisogno” Questa domanda mi ha completamente spiazzato, perché io invece mi vedevo già su una delle classiche spiagge caraibiche a rilassarmi. Ma Sara non si è data per vinta e dopo aver provato a convincermi varie volte ha organizzato un incontro con suor Chiara. Nonostante avessi sentito altre testimonianze, la chiacchierata con suor Chiara mi incuriosì a tal punto da ripensare alla mia decisione. E così l’8 Settembre, 2 giorni dopo il nostro matrimonio, siamo partiti per la Colombia!

Il programma era semplice: avremmo trascorso due giorni a Bogotà, e poi ci saremmo trasferiti a Villavicencio dove avremmo incontrato i bambini che frequentano il centro educativo gestito dalle suore. Siamo partiti sapendo solo questo e affidandoci completamente alle suore. Spoiler: non avremmo potuto fare scelta migliore.

Suor Catia e Suor Senid ci hanno accolto a braccia aperte già fuori dall’aeroporto di Bogotà, e insieme a Suor Sandra e Suor Ana ci hanno messo subito a nostro agio. Durante i due giorni in cui siamo rimasti a Bogotà le suore ci hanno portato a visitare la città: per prima cosa siamo stati sulla TransMiCable, una funivia nella parte meridionale della città progettata con lo scopo di facilitare i trasporti dei cittadini. L’intero viaggio offre una vista panoramica che lascia senza fiato: man mano che si sale, la distesa di case tutte ammassate tra loro, che seppur povere, e con sembianze almeno esterne simili alle nostre, lasciano il posto ad abitazioni tutte colorate realizzate solamente con lamiere e in alcuni casi con i teloni verdi che noi usiamo per le siepi. Il primo pensiero, e la domanda che abbiamo fatto alle suore è stato: ‘ma come fanno a vivere li dentro e a scaldarsi con questo freddo?’ Bogotà infatti, nonostante la vicinanza all’equatore è a più di 2500 metri di altitudine e le temperature sono simili a quelle di questi giorni qui..e la risposta di Suor Senid è stata semplicemente: ‘si abituano’. Siamo rabbrividiti, e non per il freddo. Il giorno successivo siamo saliti a Monserrate, il principale punto panoramico di Bogotà. Anche qui la vista sulla città è spettacolare; se non che in un solo sguardo muovendo la testa da sinistra a destra, si passa dai grattacieli e dalla parte più ricca della città alle capanne di lamiera in cui vivono i più poveri tra i poveri.

Un piccolo momento di sconforto è arrivato il giovedì, quando a causa di una frana sulla strada principale, invece di raggiungere Villavicencio in solamente 3 ore, ci si prospettava un viaggio in autobus di circa 8 ore. Alla fine le ore di viaggio sono state più di 10, ma nonostante le strade strette, dissestate e spesso impervie, il viaggio è stato molto meno pesante di quello che ci aspettavamo: ci siamo letteralmente goduti il meraviglioso paesaggio che abbiamo attraversato. Quanta bellezza!

Anche a Villavicencio le suore, Suor Gloria, Suor Sandra e Suor Elisabeth (Suor Marta ci ha raggiunto un paio di giorni dopo) ci hanno accolto con un grande abbraccio caloroso e affettuoso che ci ha fatto sentire subito parte della loro comunità.

A Villavicencio la casa delle suore è nella parte più povera della città. Questo lo sapevamo bene quando siamo partiti, ma essendo arrivati a tarda notte, ci siamo realmente resi conto di questo quando, appena arrivati a casa, Suor Gloria e Suor Sandra ci hanno detto che in casa non c’era l’acqua potabile e quindi ci hanno spiegato quella che poi sarebbe diventata un po’ la nostra routine di ogni sera: mettere a bollire in un grande pentolone l’acqua che si sarebbe usata il giorno successivo per bere, cucinare, lavare le verdure, ecc… Questa è stata una delle cose che ci ha dato un bello scossone: com’è possibile che nel 2025 non ci sia l’acqua potabile in casa, una cosa che noi abbiamo e diamo completamente per scontata?

Il giorno dopo è iniziata la nostra avventura al centro educativo.

A Villavicencio, alcuni bimbi vanno a scuola, al collegio, al mattino mentre altri fanno lezione al pomeriggio e il centro educativo accoglie i bambini nella parte della giornata in cui non vanno a scuola. Ci sono circa una trentina di bambini che frequentano il centro educativo al mattino invece più di sessanta sono i bambini che frequentano il centro educativo a pomeriggio.

Il centro educativo che gestiscono le suore è un po’ quello che noi definiamo un doposcuola, o un oratorio, perché i bambini vengono aiutati a fare i compiti che gli vengono assegnati dalla scuola, e poi nel tempo rimanente oltre alla merenda e ad un po’ di gioco, le insegnanti sono veramente tanto brave ad aiutarli a potenziare e a superare un po’ le loro difficoltà a livello scolastico. Nonostante i bambini siano tanti, le insegnanti conoscono esattamente il percorso scolastico che sta affrontando ogni bambino, conoscono le singole debolezze scolastiche e li aiutano a superarle: ad esempio c’era una bimba che faceva le ‘n’ al contrario e quindi dopo aver finito i compiti della scuola, la maestra Paola le ha fatto scrivere una pagina di paroline con la ‘n’ per imparare a scriverla nella maniera giusta, oppure ai bambini che avevano difficoltà a fare le somme venivano assegnate le operazioni. Ogni bambino viene seguito personalmente cosa che ci ha fatto riflettere perchè nel nostro percorso scolastico sembra una cosa tanto difficile da poter mettere in pratica, e invece a Villavicencio viene fatta addirittura in una sorta di doposcuola.

Quando siamo arrivati il primo giorno al centro educativo i bambini erano già divisi nelle loro classi, ma Suor Sandra ci ha fatto fare il giro di tutte le classi per presentarci, e nonostante tutti i bambini stessero facendo i compiti, ci sono venuti incontro ad abbracciarci con un grandissimi entusiasmo, come se ci conoscessero da sempre.

Durante le giornate al centro educativo ci siamo divisi nelle varie classi. Io (Sara) sono sempre stata nelle classi con i bambini più piccoli, la transition, che per noi è l’ultimo anno di scuola materna, o con i bambini di prima e seconda elementare. Matteo è sempre stato con i bambini più grandi, degli ultimi anni delle elementari e delle medie.

Noi siamo andati a Villavicencio, in realtà, senza avere nessuna capacità particolare e nessuno dei due è insegnate o educatore. Ma anche in questo siamo stati subito accolti, in primis dalle insegnanti e poi dai bambini che ci hanno dimostrato subito tanto calore, tanto affetto e tanta gioia nell’averci li con loro; ogni giorno ci riempivano di abbracci e facevano a gara per sedersi di fianco a noi o per fare delle attività con noi. Matteo, stando con i bambini più grandi, è stato subito assalito dalle domande sull’italiano e sull’inglese, ed è letteralmente spesso ‘salito in cattedra’, alla lavagna, per insegnargli nuove parole in italiano. Io (Sara) invece, con i più piccolini mi sono completamente affidata alle insegnanti che mi hanno guidato nell’aiutare i bambini con i loro compiti e nelle loro difficoltà. Ma questo in realtà è stato un grande dono per me; ho avuto l’occasione oltre che di stare tanto a contatto con loro e di ricevere anche tanto affetto da parte loro,  ho imparato tante cose in spagnolo, come i numeri, i colori, tante regole sugli accenti della loro lingua, ogni cosa, anche piccola è stata un grande arricchimento per noi.

Per non parlare di quanto è stato divertente anche la pausa merenda, una sorta di intervallo di mezz’oretta, che c’era ogni giorno e in cui abbiamo fatto di tutto, da giocare a calcio, giocare sullo scivolo, sull’altalena, girare attorno al centro educativo inventando storie e cantando, a ballare. È stata veramente una gioia poter fare tutte queste attività, anche molto semplici, che forse diamo per scontate a volte, ma che si vedeva hanno reso molto felici tutti i bambini e ci hanno fatto passare dei momenti bellissimi!

La cosa che più ci è rimasta nel cuore è stata la generosità di questi bambini, che in tanti casi hanno situazioni molto difficili a casa, che sia perché sono senza un genitore, spesso senza il papà, o perché i genitori lavorano tanto fuori casa, o perché sono in una situazione di povertà per cui magari non avrebbero neanche la possibilità di poter fare la merenda se stessero a casa; nonostante questo ci hanno riempito di regalini, come una caramella, una merendina, un chupa chups o uno stickers, ci hanno fatto tantissimi disegni e tantissime letterine. Questo ci ha riempito il cuore in una maniera indescrivibile; e nonostante ci avessero raccontato del loro grande affetto e della loro estrema generosità, questa è una cosa che abbiamo potuto comprendere realmente solo una volta che siamo stati li e lo abbiamo vissuto.

La grande accoglienza che abbiamo ricevuto non è stata solo da parte dei bambini, ma da parte di tutti. In primis dalle suore che ci hanno accolto e incluso in ogni loro attività, come andare a fare la spesa con loro dal fruttivendolo e dal macellaio; ci hanno tenuto a farci assaggiare i loro piatti tipici e a provarli secondo le loro usanze, ci hanno fatto assaggiare la loro buonissima frutta, così come abbiamo giocato insieme a loro ogni sera a un gioco di società diverso. Tutta la gente ci ha accolto a braccia aperte: i genitori dei bambini che abbiamo conosciuto, i laici che collaborano con le suore, il sacerdote della parrocchia in cui fanno catechismo le suore, che ci ha invitato ad una serata dedicata ai catechisti. Siamo stati accolto a tutto tondo da tutta la comunità.

È banale, forse, dire che è un’esperienza che ci ha profondamente fatto pensare e riflettere a che cosa significhi ‘nascere dalla parte giusta del mondo, a tutte le cose che noi abbiamo e diamo per scontate solo perché siano nati qui, in questo continente, in questo stato, in questa città, e nonostante questo, di quante cose ci lamentiamo. Mentre abbiamo letteralmente visto la generosità, la gioia, la felicità e l’accoglienza da parte di persone che avrebbero tanto di cui potersi lamentare, ma che invece ci hanno accolto a braccia aperte, sempre con il sorriso.

Come dicevamo con suore l’ultimo giorno prima di partire, siamo davvero contenti di aver fatto questa esperienza durante il nostro viaggio di nozze, è stato proprio una carica di ricchezza. Ed è un’esperienza che consigliamo ad ognuno di voi: a Villavicencio vi aspettano a braccia aperte!

 

Ci teniamo a ringraziare con tutto il cuore Suor Chiara F. che ci ha accompagnato in tutto il percorso in preparazione alla partenza: senza di lei forse Matteo non avrebbe mai cambiato idea! Un ringraziamento anche a Suor Chiara M. che ci ha sostenuto per il progetto del PlanPadrino.

Un immenso grazie, che non sarà mai abbastanza, è per Suor Catia, Suor Senid, Suor Ana, Suor Sandra, Suor Gloria, Suor Sandra, Suor Elisabeth, Suor Martha, Suor Diana e Suor Martha, per averci accolto e per la meravigliosa esperienza che ci hanno permesso di vivere. Speriamo davvero con tutto il cuore di tornare a trovarvi presto!

 

Sara e Matteo