ESPERIENZA MISSIONARIA: UN VIAGGIO DENTRO DI SE’
Durante il viaggio, mentre l’adrenalina cresceva, ho iniziato a domandarmi se fosse stata la scelta giusta, se fossi davvero convinta. Ma l’ansia di non sapere cosa avrei dovuto affrontare mi sovrastava non facendomi pensare lucidamente.
Quando sono arrivata mi sentivo estranea da tutto ciò che mi circondava, non mi sentivo a casa.
I primi giorni, dopo la notizia del paro, sono stata tanto male, ero demoralizzata. Ho visto svanire in poco tempo i sacrifici e la determinazione nel portare avanti questo progetto, a quel punto mi sono chiesta quale sarebbe stato il mio posto lì.
Essere lontana da casa è stato difficile, avrei voluto qualcuno che mi confortasse, ma a quel punto non mi sono data per vinta e ho cercato di costruirmi un nuovo percorso.
Così facendo in una settimana ho conosciuto persone meravigliose che mi hanno stimolata ad aprirmi, a vivermi a pieno i momenti coinvolgendomi nel fare nuove esperienze, tra cui le comunioni ai malati.
Mi sono resa conto delle realtà così diverse tra loro: di chi ha tutto e di chi ha quasi nulla, di chi alla fine sta bene e di chi sta lottando tra la vita e la morte. Scenari tanto diversi accumunati dalla condivisione di momenti delicati, di riflessione e di comprensione verso le situazioni che ognuna di queste persone sta affrontando.
A distanza di pochi giorni ho ricevuto la notizia della fine del paro, quindi finalmente sarei potuta partire e raggiungere la meta prestabilita. Ero molto entusiasta di ciò anche perchè si sarebbe aggregato Samuele e sapere della sua presenza mi tranquillizzava molto, ma nonostante ciò sin da subito ho riscontrato diverse difficoltà.
Da un lato ero triste di aver lasciato Bogotà dall’altro mi sentivo nuovamente spaesata nell’adattarmi al nuovo contesto.
Ho compreso da queste situazioni che ci vuole tanta forza di volontà per far si che le cose vadano nel verso giusto. Per riuscire a viverti un’esperienza nella maniera più positiva devi metterci tutto te stesso.
Devo dire grazie a Samuele che nei primi giorni mi ha supportata e nei momenti di difficoltà mi è stato accanto.
Mi ha rincuorato il fatto che anche lui appena arrivato si fosse trovato nella mia stessa situazione, avere qualcuno che riesce a capire ciò che stai passando ti fa sentire meno solo ed era proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento. Viaggiare e stare da solo ti fa riflettere e lavorare sulla tua persona, inizi ad avere una percezione molto più profonda e consapevole di ciò che ti sta succedendo.
Tra le difficoltà tanto nominate c’è stata l’introduzione al Centro Educativo, il primo giorno lo definirei “traumatico”, mi ha fatto mettere in dubbio tutte le motivazioni per le quali io mi trovassi esattamente lì.
Ringrazio di aver avuto vicino sr Diana con la quale ho potuto parlare e cercare di trovare una soluzione per far si che non mi sentissi più così.
Difatti dopo pochi giorni mi sono fatta spazio e ho cercato quale potesse essere il mio posto e la scelta migliore è stata quella di passare il tempo con i bimbi più piccoli. Questo perchè avendo delle difficoltà a parlare non mi sarei sentita a disagio, all’età di 7 anni i bambini sono più accoglienti ed espressivi quindi la comunicazione sarebbe stata più semplice.
Passato questo ostacolo sono riuscita anche a trovare un pò di serenità all’interno della casa, sicuramente non è facile trovarsi bene con chiunque quindi il mio obiettivo era quello di preservare i legami che si erano formati.
Posso concludere dicendo che a volte è facile altre difficile, viaggiare da soli ti fa provare emozioni contrastanti; soprattutto se stai vivendo un’esperienza del genere.
Quando sono partita non avevo aspettative, il mio obiettivo era quello di farmi sorprendere da ciò che mi avrebbe circondato e lasciarmi trascinare.
A posteriori devo ammettere che è stata la scelta migliore per potermi aprire e riuscire a godermi ogni singolo momento.
Sono tanto grata di aver vissuto un’avventura del genere e del percorso fatto (anche verso la mia persona), perchè questo tipo di esperienza ti porta a confrontarti non solo con persone diverse da te, ma anche con una cultura che si allontana da quella di appartenenza. Il bello viene proprio in questo momento, quando si ha la possibilità di condividere momenti, avere un confronto, ridere (e anche tanto) e contribuire nel proprio piccolo.
Valentina



