Seguendo passi audaci

Dal 17 al 19 giugno ho avuto modo di partecipare alla bella esperienza: “Seguendo passi audaci”, tre giorni di cammino da Rocca San Casciano a Modigliana, accompagnati da riflessioni, preghiera, fraternità e preziosi incontri insieme alle suore Francescane della Sacra Famiglia.

E’ stato un bel momento di condivisone ed accoglienza e fin da subito si è creato un buon clima di fraternità. Durante l’esperienza abbiamo ricevuto il regalo di ascoltare la testimonianza di vita di Tito, un babbo che ha perso un figlio a causa di un tumore; di Tito mi ha colpito la sua forza, il suo coraggio, il modo amorevole con cui è stato vicino al figlio e la sua grande fede.

Seguendo passi audaci abbiamo attraversato paesaggi stupendi pieni di colore e profumi; la bellezza della natura mi ha fatto riflettere sui doni gratuiti che Dio ci fa ogni giorno, sulla meraviglia delle piccole cose e sull’importanza del saper ringraziare. Con gli occhi pieni di stupore siamo poi tornati nella nostra quotidianità pronti per compiere passi audaci nella vita di tutti i giorni che possano lasciare un segno indelebile nelle nostre vite.

CATECHISMO IN FESTA!

Padre Igino un aiutino!

Così comincia il nostro pomeriggio di festa di fine catechismo quando  durante la preparazione abbiamo perso il tappo della scatola dei chiodi, che ovviamente abbiamo trovato subito.

Poi, però, non è finita lì! Pare che invocato, ci abbia dato una GRANDE     MANO perché i numerosi ragazzi di catechismo hanno giocato con grande partecipazione e gioia lamentandosi solo del fatto che quell’ora è passata troppo in fretta…..

Molto entusiasmo anche nella preghiera assieme ai genitori “capitanata” da don Michele Morandi ed animata dalla nostra “coach” suor Anto. Canti, preghiere, doni-simbolo:

il Vangelo che illumina, guida e orienta i passi del nostro cammino e  ci aiuta e conoscere e crescere nell’Amicizia con Gesù;

un mazzo di fiori di diversi colori e profumi, che ricordano la bellezza e la ricchezza della nostra diversità, ma anche l’appartenenza ad un’unica famiglia….

Un cero acceso, simbolo di Cristo che illumina le nostre vite e  ci           chiama ad essere Luce per il mondo.

La preghiera si chiude con il canto “Ecco il nostro Sì” che abbiamo  imparato in occasione del recital di Natale, e che può benissimo essere il nostro “programma di vita di ogni giorno”. I ragazzi la cantano con tanto entusiasmo e perfino don Michele ne è rimasto stupito!

Da parte sua don Michele ci ha ricordato:

1) che la Fede è un dono che qualcuno ci trasmette: i genitori, i nonni, le famiglie, la Chiesa (raccontando brevemente anche la sua esperienza personale con la nonna quando era bambino).

2) Un dono da custodire e approfondire per conoscere sempre meglio Gesù

3) Testimoniare con la nostra vita, la gioia di camminare insieme.  

Questo incontro è stato coronato dal gran finale della Cena conviviale, PARTECIPATISSIMA!! (oltre cento persone) a base di piadina e salsiccia: un successone!!!

Un bellissimo pomeriggio di fraternità tra ragazzi, genitori e catechisti….

Bello finire così perché……. ci lascia il desiderio di ritrovarci dopo la più che meritata pausa  estiva…..

ARRIVEDERCI ALLORA!!

Buone vacanze!

Pace e bene a tutti!

Rita Capirossi (catechista)

 

 

I COLORI DELLO SPIRITO 2022

L’esperienza alla Verna è stata come un momento di pausa dalla vita di tutti i giorni e dal mondo che ci circonda: è stato bello vivere in un posto isolato, “esterno” da tutto.

Spesso eravamo solo noi, e anche al Santuario incontravamo al massimo i turisti e i frati e le suore che abitano lì, perciò era tutto molto tranquillo.

Abbiamo trascorso molti momenti come gruppo, che per noi sono stati davvero belli. Abbiamo condiviso molto di noi gli uni con gli altri, anche nel servizio che abbiamo svolto insieme per preparare la casa all’accoglienza di gruppi e pellegrini abbiamo trovato un’occasione per divertirci, parlare e conoscerci.

Abbiamo vissuto momenti di preghiera comunitaria e di silenzio e riflessione personali: momenti che sono serviti per scavare dentro di noi, per cercare un dialogo diretto con Dio e immergerci di più nella nostra fede e nel nostro cammino. Questo è più difficile nella vita di tutti i giorni, mentre alla Verna, abitando quasi un mondo a parte (ricco della bellezza di sorella natura e della spiritualità e ricchezza del santuario), risulta molto più semplice, facendoci anche aprire gli occhi su questioni che solitamente facciamo fatica ad affrontare.

I 4 giorni a La Verna (dal 22 al 25 aprile) hanno assolutamente superato ogni nostra aspettativa: abbiamo lavorato tanto, pregato tanto, riso tanto, vissuto tanto…

Abbiamo conosciuto persone fantastiche e ci siamo divertiti assieme.

In conclusione, l’esperienza ci ha arricchito molto e, con la speranza di portare questa ricchezza nel nostro quotidiano, non vediamo l’ora di ripeterla, rivedere volti ormai amici e conoscere persone nuove.

Chiara (21 anni, di Faenza) e Francesco (19 anni, di Villachiaviche)

CERCATORI DI BELLEZZA….A MONTETAURO

Sabato 19 marzo come gruppo diocesano giovani “Cercatori di bellezza” siamo partiti alla volta di Rimini, più precisamente Montetauro, da Cesena per visitare e conoscere una realtà particolare, con la P maiuscola, e a noi ancora ignota: la comunità della piccola famiglia dell’Assunta, in cui consacrate e consacrati hanno deciso di vivere insieme accogliendo e aiutando le persone più in difficoltà, come persone con disabilità più o meno grave e ragazzi con disturbi di vario genere, considerandoli figli come in una famiglia.

Appena arrivati e un po’ titubanti sul come avremmo trascorso la giornata, siamo stati accolti da tre consacrate che ci hanno raccontato il loro incontro e rapporto con Gesù e i motivi che le hanno spinte a scegliere questo stile di vita, come frutto della loro vocazione, e don Lanfranco, cappellano della comunità, che negli anni ’70 ha fatto parte di quel gruppo di giovani da cui “tutto ebbe inizio”, mossi da un solo perché: conoscere di più Gesù, pregarlo, adorarlo, vivendo tutti insieme nella stessa casa, inizialmente vecchia e trasandata che poi hanno fatto rifiorire. Questo mi ha stupito molto e suscitato ammirazione e un sentimento genuino di bellezza nel pensare a dei ragazzi con interessi e lavori diversi, che potevano “godersi la vita” senza pensare tanto agli altri e che invece hanno scelto di cercare di più, di vedere più in là, oltre.

Sorriso, Tenerezza, Stupore, Serenità, Sentirsi a casa sono solo alcune delle parole che, ricordando l’esperienza vissuta, mi giungono subito alla mente.

Abbiamo incontrato anche alcuni loro “figli”, tra i quali ricordo Silvano, un ragazzo che non parla ma sente e comprende tutto, e Graziano. Quest’ultimo ha dodici anni, è in sedie a rotelle, non vede se non la luce, non parla ma interagisce solo con versi, si rasserena quando è all’aria aperta. Mi è rimasta impressa una scena, che secondo me rappresenta appieno la Bellezza fraterna: una delle consacrate, che abbiamo conosciuto e che ha avuto il dono di avere questo bambino come “figlio”, per calmarlo in un momento in cui era agitato, gli sussurrava all’orecchio parole accarezzandogli la guancia con la propria con una tenerezza disarmante e un tale amore tale da farmi commuovere.

Il paesaggio collinare e il luogo stesso, molto ben curato, in cui questa comunità vive, il silenzio, l’armonia della natura circostante contribuiscono a far stare a loro agio le persone accolte, come lo siamo stati noi, e alimentano un senso ancora maggiore di spiritualità e Bellezza della Vita.

(Lucia, 22 anni, Case Finali di Cesena)

CONVIVENZA DONNE 2022

“Ecco io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5)

Prima di tutto, che cos’è la convivenza donne? Ogni anno, il seminario diocesano di Faenza apre le sue porte ad un gruppo di ragazze desiderose di vivere un’esperienza di vita comunitaria all’insegna della condivisione, della scoperta di sé e della propria vocazione. Quest’anno, dall’1 al 7 aprile, questa possibilità è stata offerta anche a noi: un gruppo di una ventina di ragazze che si sono conosciute e accompagnate nella quotidianità, affrontando il tema proposto dalle nostre guide: la pace.

L’urgenza di questo tema è sotto gli occhi di tutti: la pace deve essere la nostra priorità e dobbiamo sentirci personalmente coinvolti nel compito di esserne costruttori.

Nel riconoscere la nostra responsabilità e per andare a fondo è necessario fare un passo indietro e partire da un’altro punto di vista: il conflitto. Alcuni conflitti sono più evidenti di altri, ma ognuno di noi, ogni giorno, ne affronta di piccoli e di grandi, con le altre persone o dentro di sé. Così abbiamo iniziato scoprendo i conflitti: i nostri, quelli del mondo, da cosa nascono e a cosa ci portano, in un viaggio costruttivo attraverso il dialogo con gli altri e con Dio.

In questo viaggio siamo state accompagnate da tanti testimoni: alcuni che hanno affrontato il conflitto con azioni concrete, forzati dal periodo storico in cui si trovavano; altri che, per la professione che svolgono, quotidianamente tentano di aiutare il prossimo ad attraversare i suoi conflitti e a trovare un po’ di pace. Ma soprattutto, siamo state testimoni l’una per l’altra ognuna con le proprie sfide, mostrando, a volte con fatica, le nostre fragilità e accogliendo quelle delle nostre compagne in un rapporto di reciproco ascolto.

Non sono certo mancati momenti dedicati alla preghiera: infatti, pur riconoscendo la nostra responsabilità come costruttori di pace, abbiamo riconosciuto anche il nostro limite umano. Da soli non possiamo risolvere i conflitti nostri e del mondo, dobbiamo sapere di essere piccoli e affidarci ad un Altro che saprà avere cura di noi e del nostro prossimo. Ed è proprio in questa ottica che abbiamo cercato di vivere la preghiera: un’occasione di dialogo con un Dio che ci ama, ci ascolta e, se anche noi siamo disposti ad ascoltarlo, ci parla.

Ed è così dunque che abbiamo vissuto una settimana assieme a persone molto diverse da noi, per età e scelte di vita, ma con il desiderio comune di incontrare volti nuovi, ascoltare, e approfondire la fede attraverso la condivisione di fatiche e fragilità, che non si sono annullate come per magia, ma che hanno acquisito un senso nuovo.

Ringraziamo per averci guidate in questo percorso Suor Nadia, Alice, Michela e Don Mattia.

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Sulle strade del Mozambico, ampliando gli orizzonti

Atterrati in Mozambico la prima cosa che salta subito all’occhio è l’orizzonte che si apre attorno a noi: sterminato, senza confini, costellato solamente di monumenti naturali. Per l’occhio occidentale è qualcosa di totalmente fuori dal quotidiano. I nostri occhi sono abituati alle skyline cittadine: profili di palazzi, case, industrie, monumenti; tutte opere create dall’estro umano. Per i più fortunati queste si possono alternare a qualche meraviglia della natura: monti, colli, vulcani, laghi, vaste pianure, il blu del mare e quello che il nostro bellissimo territorio può offrire. Ma la cosa che più colpisce, lasciato alle spalle il piccolo aeroporto della capitale mozambicana, è l’infinito incontaminato; nessuna traccia dell’uomo, solo natura. Un orizzonte che si amplia per il nostro occhio non abituato a spingersi tanto lontano.

Siamo Margherita e Filippo due giovani sposi cesenati. Il 17 marzo, accompagnati dalla guida di suor Daniela, siamo partiti alla volta del Mozambico per conoscere la missione delle suore della Sacra Famiglia in Charre, piccolo villaggio situato nel nord del paese, quasi al confine con il Malawi. Il desiderio di questo viaggio nasce dalla curiosità nei confronti di questa terra e dalla volontà di sperimentarsi nel servizio lontano dai nostri schemi dandoci l’occasione di verificare le scelte fatte fino ad oggi. Viaggiando sulla terra rossa del Mozambico due sono le cose che ci colpiscono: il popolo mozambicano è un popolo in cammino, le persone camminano; non si capisce bene da dove vengano e nemmeno dove stiano andando perché all’orizzonte ci sono solo baobab e campi di mais. Questa è la seconda cosa che ci colpisce: l’orizzonte che sembra non finire mai, un orizzonte sempre più ampio. Ma non è solo l’orizzonte che si è ampliato, anche gli spazi e i tempi: le città, i paesi e i villaggi sono separati tra loro da ampi spazi inabitati; per percorrere poco più di 400 chilometri è necessaria una giornata di macchina.

Arrivati a Charre, nonostante il lungo e impegnativo viaggio, non ci serve più nulla, non abbiamo bisogno di nulla: siamo giunti a casa! Siamo a chilometri di distanza dall’Italia, nella savana, non parliamo la lingua di questo popolo e capiamo solo qualche parola di ciò che dicono eppure ci sentiamo a casa. Ci sentiamo accolti, desiderati e voluti bene dalle suore che ci aspettano a braccia aperte e con la tavola apparecchiata; dalle ragazze dell’internato che sulla soglia ci attendono per darci il benvenuto tra canti, danze e petali di fiori; pure il geco in camera appostato sopra i nostri letti sembra aspettare il nostro arrivo. Nel giro di qualche giorno ci rendiamo conto che l’accoglienza non è solamente una virtù di chi vive la missione, ma è insita nel popolo che abita il villaggio che la circonda. I bambini che non appena hanno saputo dell’arrivo degli “azungu” (termine del dialetto locale per indicare i bianchi di pelle) si avvicinano incuriositi e desiderosi di stare con noi a giocare. Le ragazze che per comunicare con noi, affascinate dai suoni strani delle parole in italiano, vengono e con disegni o indicando oggetti attorno a noi ci insegnano le prime parole in portoghese. I parrocchiani che per darci il benvenuto sono venuti ad offrirci i loro beni più grandi: farina, mais, galline e anatre. E la cosa che più ci sconvolge è proprio questa: pur possedendo poco o niente, pur vivendo o di sussistenza o con i pochi soldi che il lavoro può dare questo popolo ha tanto desiderato la nostra presenza che non si è posto limiti nel donarsi per accoglierci.

Nel mese trascorso in Mozambico abbiamo avuto la possibilità di conoscere e visitare diverse comunità di missionari: francescani, saveriani, orsoline… tante comunità distribuite sul territorio mozambicano. Qui, condividendo con loro la tavola, la preghiera e il servizio respiriamo che la Chiesa è casa anche a migliaia di chilometri di distanza dal luogo in cui viviamo. Qui sperimentiamo che la Chiesa è un’unica grande famiglia capace di mettere insieme uomini e donne tanto diversi, ma sotto quella croce tutti fratelli. L’orizzonte nuovo che si apre difronte a noi è questo: qui dove le necessità si spingono fino ai bisogni primari per vivere non c’è spazio per cadere in contrasti o in dinamiche di prevalenza; qui le comunità di missionari hanno bisogno di supportarsi a vicenda nel concorrere al bene. Qui la Chiesa è un unico corpo, che seppur con tutti i limiti dell’essere umano, è in grado di far collaborare tutte le sue diverse membra.

Siamo partiti per il Mozambico con una grande curiosità: ma cosa fanno le suore della Sacra Famiglia in questa terra così abbandonata e isolata dal resto del mondo? Sono varie e disparate le attività che fanno le suore in Charre, cercando di rispondere ai bisogni che il territorio che le circonda manifesta: l’internato per le ragazze che frequentano la scuola secondaria, dando in questo modo la possibilità a chi abita distante dalla scuola di avere un luogo familiare dove vivere nei pressi di essa; la scuolina, ovvero un rinforzo scolastico per i bambini che frequentano le prime classi della scuola primaria per fare in modo che gli insegnamenti appresi durante le lezioni non cadano nel vuoto e che questi bimbi possano imparare quantomeno il portoghese; o ancora la distribuzione del latte in polvere alle donne che non possono darne ai loro bambini. Queste sono solo alcune delle attività svolte, ma la cosa che più ci è rimasta nel cuore è come stanno in quel luogo. Sì, perché prima di tutto le tre sorelle stanno. Ed è proprio nel loro stare, non solo fatto di grandi opere, ma anche di silenzi e semplice presenza, che portano la bellezza e la possibilità di un futuro diverso per quei bambini, per quelle ragazze e per tutte le persone che con loro vengono in contatto. Alla domanda che prima di partire ci ponevamo ci siamo dati questa risposta: sono lì, anzi stanno lì, per donare uno sguardo diverso, per ampliare l’orizzonte a tutte le persone che loro incontrano.

Margherita e Filippo

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#ParoladiVita

Hai mangiato? Rispondimi, c’è in gioco la tua vita. È una questione di vitale importanza. Te lo richiedo: hai mangiato? “Io sono il pane della vita…” Gv 6,48-58.

Nessuna risposta, silenzio. Attenzione, è quando non parli che inizi ad ascoltare. E quand’è che non parli? Quando mangio. Niente, hai ceduto. Più ascolti, più mangi; più mangi ascolti. Mt 13,12: “Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha”. Dannazione è un loop! E cosa c’è che non va in un loop? È eterno, non finisce mai…è fastidioso. Dipende con che logica lo guardi. Mc 8,35: “Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”. Non ti dimenticare di mangiare. Angela

Chiunque potrebbe chiedersi: perché una persona dovrebbe decidere di fare gli “esercizi spirituali” in un week end, dopo una settimana di lavoro/studio intenso, piuttosto che svagarsi con amici?

Sicuramente è una scelta controcorrente ma consapevole. Decidere di prendersi del tempo di qualità per stare cuore a cuore con La Parola di Dio.

Questi giorni per me sono stati l’occasione per riprendere in mano la mia vita, un momento per fare discernimento e capire in quale direzione procedere; ma soprattutto è stata La conferma di come esperienze di questo tipo siano regali preziosi che ogni tanto fa bene farsi, per fare spazio a un amore immeritato che continua a bussare inesorabile alla porta del nostro cuore e aspetta solo il nostro “Sì” per entrare.

Come scrive Tony Drazza :

“Poi ci sono domande

che si possono fare solo da vicino,

quando senti qualcosa nel cuore,

quando hai visto una luce particolare

negli occhi, quando hai avvertito

nell’aria qualcosa di grande.

Non tutto si può chiedere a tutti.

Bisogna trovare parole e luoghi

per le tenerezze.

Ma tutto questo non ci preserva dalla

lontananza perché non basta rispondere bene

occorre custodire le parole dette.”

Ho avvertito “qualcosa di grande” e volevo raccontarlo.

Carolina

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150 grazie….sulle orme di suor Teresa!!

Esattamente 150 anni fa, Suor Maria Teresa Lega iniziò un nuovo cammino per accogliere tante povertà: materiali e spirituali.

La risposta al “bisogno di famiglia” si concretizzò con l’accoglienza delle prime tre bambine e poi fu un susseguirsi di aiuti tesi ad alleviare gli orrori della guerra, del razzismo, della dignità della donna.

Il suo cammino ha segnato una strada che arriva fino ad oggi! C’è ancora tanto bisogno di aiuto!      I tempi sono cambiati, la società, tra ricchezze materiali e tecnologie, si è evoluta, ma vecchie e nuove fragilità continuano ad abitare nelle persone.

Domenica 6 giugno siamo stati accolti  dalle suore nella “Casa” di Modigliana, divisi in gruppi abbiamo ripercorso in sette tappe i luoghi simbolo di suor Teresa.

Le suore ci hanno coinvolto in profonde riflessioni su temi importanti come: la fatica per tanti giovani di sognare un futuro, le difficoltà di integrazione dei migranti tra chiusure e nuove sfide, la dignità della donna spesso calpestata. Tra le fragilità anche la povertà spirituale e la solitudine. Quest’ultima spesso isola, impedisce nuove relazioni, crea una barriera che rende difficile un canale comunicativo aperto.

Il messaggio che arriva da lontano è che “insieme” si possono accogliere e contrastare con forza tante vecchie e nuove fragilità.

L’ispirazione della fondatrice partì da un piccolo paese per varcare i confini ed arrivare fino alle povertà della Colombia e del Mozambico.

L’impegno delle suore per l’aiuto agli altri è incommensurabile!  Precise ed organizzate nelle varie attività che svolgono, continuano ad essere per noi un grande esempio! Grazie.

Paola e Silvano

Memoria, gratitudine e ricerca di fragilità accolte che generano frutti di vita nuova, sono state il cuore che ha accompagnato e segnato il pomeriggio di domenica scorsa 6 giugno nella casa madre a Modigliana delle suore della Sacra Famiglia, in cui si è celebrato con gioia i 150 anni della fondazione della loro famiglia religiosa.

Un pomeriggio preparato davvero con cura attenta dalle carissime amiche suore, che insieme ad altri preziosi amici e collaboratori, hanno saputo trasmetterci, in una atmosfera giocosa e gioiosa, le tante ricchezze nate in questi anni, a partire dalle virtù umane e spirituali della loro fondatrice Suor Maria Teresa Lega, alle tante altrettanto meravigliose testimonianze di vita e di dono che le stesse suore hanno vissuto e ci hanno trasmesso e raccontato.

Un pomeriggio segnato da una gratitudine al Signore che nasce dall’aver saputo coltivare negli anni una visione attenta e accogliente di tutte quelle realtà più difficili e fragili che si celano negli angoli del mondo e attorno a noi, realtà che possono essere decisamente complesse e dolorose, che necessitano di educazione paziente del cuore, di cure e guarigioni fisiche e spirituali, ma che, una volta accolte e amate, diventano segni di speranza e rinascita per tante vite e volti concreti. Un pomeriggio in cui all’interno di una sola casa (perché la pioggia che scendeva copiosa non ha permesso di muoversi per le vie di Modigliana) si è potuto comunque viaggiare nel tempo ed in luoghi lontani del mondo, nutrendo il cuore di bellezza e di speranza che l’agire coraggioso dell’amore può generare fiumi di bene, di rispetto e di fecondità, perché il Signore può dare ogni giorno un nuovo pieno compimento a ciò che è stato, con l’opportunità sempre aperta di sentirsi integrati e riconciliati anche negli aspetti più dolorosi della propria storia.

Ripensando a questa domenica di gratitudine a Dio per il dono grande delle suore della Sacra Famiglia, viene da pensare allora che questa pioggia che ha segnato tutta la giornata possa essere vista con gli occhi nuovi con cui loro guardano al mondo e alle fragilità, ed essere segno del Signore di quella abbondanza di benedizioni e fecondità che scende copiosa sulla loro famiglia religiosa.

Monica

Partecipare alla giornata del 6 giugno è stata per me una bella occasione per conoscere meglio le suore della Sacra Famiglia, la loro storia e il loro instancabile impegno a manifestare l’Amore di Dio verso tutti ed, in particolare, verso i giovani e le persone in condizioni di svantaggio,  in Romagna e in altri paesi del mondo.

Veramente tanti sono i progetti di bene in cui le Suore sono impegnate e tanti i messaggi che veicolano con le loro vite.

La storia della madre Fondatrice, Suor Teresa Lega, mi ha particolarmente colpito.

Come è successo a diversi Santi, lei ha ricevuto una vocazione nella vocazione, ha vissuto due vite: la prima come suora di Clausura, la seconda come suora nel mondo.

Ha avuto la pazienza di aspettare tanti tanti anni prima di avere il permesso di uscire dal monastero per dedicarsi alla cura di giovani senza famiglia.

Aveva 57 anni, quando ha avuto il via libera. Un’età quasi da pensione che può portare a volte a smettere di avere sogni e di fare una vita attiva. Invece lei non si è mai arresa, non ha mai mollato e in età avanzata ha avuto l’energia e la forza di realizzare tanti gesti di cura e di spargere semi che portano frutto ancora oggi.

Un bellissimo esempio per tutti!

E’ sempre tempo per vivere una vita nell’Amore, non ci sono limiti di età!

Mariagiovanna

I colori dello Spirito

Ciao! Sono Chiara e voglio raccontarti l’esperienza dei colori dello Spirito.

Se hai intenzione di partecipare il prossimo anno, sappi che si ride come matti con queste suore.

 Comunque, si tratta di un weekend a La Verna nella casa d’accoglienza delle suore della Sacra Famiglia, svolgendo servizio, preghiera e incontri di spiritualità, il tutto in semplicità e fraternità francescana.

E poi tante battute, incontri con persone nuove, camminate nel bosco per raggiungere il santuario e i dintorni, giochi assieme alla sera, pulizia della casa per accogliere i gruppi che ci raggiungono. È proprio un bel weekend per staccare dalla solita routine e stare spensierati ( e rinfrescarsi anche un po’) assieme ad altri giovani e alle mitiche suore. E hai anche tutto il tempo per goderti il santuario! Sei ancora lì? Dai, il prossimo anno vieni anche tu, ti aspettiamo.

Pace & bene

Chiara


Nel fine settimana “I colori dello spirito” penso tu possa scegliere da quale colore farti condurre nel servizio, negli incontri e nell’aria che respiri. Quest’anno, nonostante il rosa sia il colore che più mi rappresenta, ho scelto di farmi condurre dal giallo, tendente al rosso. Giallo come il sole che ci ha accolto al monte Santo di La Verna e rosso come la nostra faccia dopo mezz’ora al sole nella pausa pranzo!
Giallo come il cartello “lavori in corso” per il servizio svolto insieme nella pulizia della casa per l’avvio dell’estate e l’arrivo dei gruppi. Giallo come la gioia che ha contraddistinto questi tre giorni, tra risate e scherzi. Giallo come il pallino del semaforo che indica “frena all’incrocio”, che è un po’ quello che abbiamo fatto in questi tre giorni, frenando alla fine dell’anno e prendendoci del tempo per stare con il Signore. E il rosso? Beh, rosso come l’amore… L’amore del Signore e di San Francesco che ci attendevano ai piedi del monte per salire con noi.

Anna

Due chiacchiere…con il Signore

Si è appena concluso il weekend passato con le amiche della “settimana donne”, in cui Dio non ha tardato a farsi vedere tra cose solite e cose nuove. Ci siamo ritrovate non più in seminario ma ci hanno accolto le suore della Sacra Famiglia, non siamo state insieme una settimana ma il tempo è stato condensato in un fine settimana; sono cambiate le modalità ma non la sostanza! Abbiamo parlato del potere che hanno le nostre parole, abbiamo parlato della Parola e abbiamo seguito il percorso delineato dalle varie voci nel libro di Rut, che sono diventate le nostre voci. Ci siamo ascoltate, ci siamo messe in ascolto e, come sempre quando ci si pone in questo atteggiamento Dio non fa mancare nulla! Nel prenderci cura le une delle altre, nel prenderci sul serio e nel volerci bene autenticamente ci siamo fatte specchi del volto di Dio che si prende cura, gratuitamente, di tutte noi con attenzione particolare. Come tante Noemi, affiancate dalle nostre Rut personali, cioè dalle nostre “benedizioni” fatte carne, lasciamo questo weekend con voglia di benedire la nostra vita per i regali che ci sono fatti, che ci siamo prese del tempo per notare e per cui abbiamo ringraziato. Torniamo alle nostre case facendoci voce delle donne di Betlemme, che alla fine del libro di Rut esclamano, autenticamente, “Benedetto il Signore”. Veramente Benedetto il Signore per le chiacchiere, che solo “chiacchiere” non erano, che abbiamo fatto in questo fine settimana, che hanno illuminato come un faro i momenti di grazia che abbiamo ricevuto, che ci sostengano anche in futuro e ci ricordino che Tu ci sei sempre, anche solo per due “chiacchiere”.