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UN VIAGGIO DI NOZZE IN FORMATO “MISSIONE”14 Marzo 2026 - 16:39
ESPERIENZA MISSIONARIA: UN VIAGGIO DENTRO DI SE’14 Marzo 2026 - 16:34
Tra povertà e bellezza: CHARRE14 Marzo 2026 - 16:30
A La Verna per formarsi e per…conformarsi!26 Ottobre 2025 - 16:12

A, B, Charre
Ricevuto il mandato del vescovo Anselmi, con le valigie piene di desiderio e aiuti per la missione ricevuti davanti amici, il 12 giugno siamo partiti.
La casa che ci ha ospitato è stata aperta nel 2006 dalle Suore Francescane della Sacra Famiglia all’interno di una missione già esistente a Charre, un villaggio nel nord del Mozambico poco lontano dal confine con il Malawi, dove è presenta una scuola media e superiore.
Ad oggi le suore che vivono lì sono tre e oltre a condividere la vita,le gioie e le fatiche, con le persone del luogo, promuovono e animano tre progetti:
casa Nazaré, l’internato femminile (una sorta di collegio) che ospita 28 ragazze tra i 12 e i 20 anni che altrimenti non potrebbero frequentare la scuola, troppo lontana dai loro villaggi. Qui non solo hanno vitto e alloggio ma vengono anche seguite nei compiti e nella loro crescita personale
salva una vita, la distribuzione di latte in polvere una volta al mese a diversi bambini sotto l’anno di vita le cui madri sono morte o non possono allattarli per svariati motivi, il più frequente è l’AIDS. Le famiglie vengono visitate regolarmente e sostenute nel loro cammino.
A,B,Charre, la “scuolina” che offre a 30 bambini di prima elementare la possibilità di imparare a leggere, scrivere e contare dal momento che non sempre la scuola è efficiente, dando loro anche il tempo per giocare e stare insieme e apprendere valori di uguaglianza fra maschi e femmine ( la svalutazione della donna è una ferita molto aperta in questa nazione).
A noi è stato chiesto prima di tutto di entrare e stare in quella realtà, ancora prima che fare qualcosa di concreto. Può sembrare banale ma stare all’interno di una cultura così diversa dalla nostra non è stato scontato, sono tanti gli elementi che entrano in gioco. Certo noi avevamo il continuo confronto con le nostre vite in Italia e la loro povertà ci feriva, ma c’erano anche le loro usanze, il loro cibo che ci immergevano in qualcosa di nuovo.
Quando siamo arrivati per esempio era ora di cena eppure i bambini, avvisati dalle suore del nostro arrivo, ci hanno aspettato e accolto con un bellissimo cartellone. L’ospite infatti ha una straordinaria importanza e molti l’hanno sottolineato con vari gesti.
I nostri servizi strutturati sono stati dipingere l’esterno dell’internato e a gruppi aiutare i bambini di A,B,Charre, per il resto abbiamo fatto delle visite alle famiglie, trascorso del tempo e giocato,giocato,giocato, con le ragazze dell’internato e con i numerosissimi bambini che messo piede fuori casa ci aspettavano. Divertente e coinvolgente sono stati i tornei di calcio e basket giocati nei pomeriggi con i ragazzi dell’internato maschile (parte della missione). Anche qui un incontro fra culture e stili sportivi…diversi.
La bellezza era stare insieme, anche se si ripetevano gli stessi bans e giochi dei giorni prima, un abbraccio, uno sguardo, un sorriso già erano sufficienti per sentire la gioia dell’ incontro. Questo mi è stato dimostrato anche dalle ragazze dell’internato che hanno chiesto a noi ragazze di unirci a loro per le danze della liturgia della domenica è del mercoledì. Una di loro in particolare ci ha ringraziato perché abbiamo accettato,,
Charre ci ha regalato tanto, a ognuno qualcosa di diverso, se dovessi riassumere in una parola direi semplicità, un enorme tesoro che qui spesso perdiamo. La semplicità della vita dovuta alle mancanze materiali ma anche la semplicità nelle relazioni che ti mostra l’essenziale, la semplicità nel gioire delle piccole cose. Spesso mi venivano in mente i tanti oggetti o le attività che ho qui in Italia o quello che si fa pur di provare emozioni forti, qualcuno dice per “sentirsi vivi”, eppure abbiamo sperimentato che il cuore si riempie di gioia anche ballando insieme, facendo giocare dei bambini. Perché ce ne dimentichiamo? Perché inseguiamo il “di più” senza fermarsi su ciò che basterebbe?
Quel cuore così colmo di gioia è stato uno dei tanti doni del Signore, perché quando cadono tutte le barriere anche per Lui è più facile farsi sentire. Provvidenziale è stato leggere nella liturgia pochi giorni dopo il nostro arrivo l’esortazione di Paolo, (2Cor 6,10) ad essere “come poveri, ma capaci di arricchire molto; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!”. Disarmati, poveri in parte materialmente ma soprattutto perché privi di strumenti dietro cui nasconderci ci rimaneva la nostra umanità, quella che in fondo tutti gli uomini condividono. Così nelle persone che ci erano accanto, nei fratelli e nelle sorelle che avevamo la grazia di incontrare si manifestava quel Signore che si è fatto carne e continua ad abitare in mezzo a noi.
A Charre c’era la terra rossa. per quanto la si spazza dopo poco ritorna ed è quasi impossibile far scomparire tutti i granelli, all’inizio ci litighi, poi lo accetti. Credo che quello che abbiamo vissuto sia come quella terra rossa, col passare del tempo potremmo dimenticarci tante cose, spazzare via il grosso, ma qualche granello di sabbia nel cuore rimarrà sempre.
(Elisabetta Fogacci -21 anni Universitaria- una delle tre accompagnatrici)
Sfumature missionarie…
Siamo un gruppo di ragazzi del liceo scientifico A. Einstein di Rimini, quest’inverno abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio. Si tratta di una missione umanitaria in Mozambico, in particolare a Charre. L’esperienza per noi è iniziata quest’inverno con delle “lezioni” di preparazione e continua tutt’ora, con le diverse testimonianze dell’esperienza fatta. La parte dell’esperienza più intensa e coinvolgente è sicuramente quella del viaggio, in cui abbiamo avuto la possibilità di entrare in pieno nella vita locale. Ci siamo sentiti pienamente accolti e integrati nella vita del paese di Charre e quindi una delle attività migliori che potessimo mai fare durante le giornate là era passare il tempo con i/le ragazzi/e e i/le bambini/e. Ho sentito che ogni persona incontrata in questo viaggio mi abbia in qualche modo arricchito, considero questa esperienza estremamente formativa e arricchente. Personalmente avevo già vissuto un’esperienza di viaggio in Africa con gli scout e nonostante per certi tratti siano state due esperienze molto simili, ci sono tantissime differenze che mi hanno fatto vivere il Mozambico come una continua novità. Noi tutti che abbiamo avuto la possibilità di compiere questo viaggio siamo stati portati in un luogo unico al mondo e non replicabile altrove, sia per quel che riguarda la morfologia del territorio, la cultura e la storia del paese, sia per quel che riguarda la fantastica comunità che ci ha ospitato. A casa mi porto tantissima consapevolezza, a distanza di giorni del ritorno in Italia sento di aver vissuto un’esperienza profondamente arricchente e penso che in me ci siano stati cambiamenti. Sicuramente è un’esperienza che ti offre un diverso punto di vista e permette di cambiare prospettiva, facendoti uscire dai nostri soliti schemi e dalla nostra zona di confort. Mi porto a casa la consapevolezza di tutto ciò che ho visto, imparato e vissuto, tale consapevolezza non è da dimenticare o ignorare ma è fondamentale considerarla nelle decisioni di tutti i giorni, ricordandosi che a Charre in Mozambico c’è una comunità che ci ha accolto e amato.
Marco Foschi
Questo viaggio mi ha fatto capire che ho due famiglie: una a Rimini e una in Mozambico.
La seconda non è di sangue, ma ha accolto me e i miei compagni come fossimo i più amati dei figli.
Ho trovato fratelli e sorelle dall’altra parte del pianeta.
Eppure, anche se viviamo sullo stesso pianeta, sembriamo appartenere a due mondi completamente diversi.
Quello del popolo mozambicano è un mondo in cui si donano tre dei dieci chicchi di mais della colazione a uno sconosciuto, solo perché poter donare, con amore, una parte di sé è un onore. È un modo per dirti che sei importante.
E lo sono stati anche per me, per avermi spinta a fare un viaggio così.
Il loro è un mondo di comunità, in cui tutto è di tutti, ci si aiuta, ci si conosce, ci si riconosce come un grande popolo.
Un popolo che vede l’anima in ogni cosa e la rispetta con amore, perché ognuno è degno di vita, di essere conosciuto, toccato, e, a volte, persino cullato o cantato se si è fatto male.
È indescrivibile la gioia che si legge negli occhi di qualcuno quando scopre che uno sconosciuto ha affrontato tre giorni di viaggio solo per amare il suo sorriso.
È indescrivibile la gratitudine di ricevere due polli da chi non ha nulla, solo per condividere un po’ della propria vita con chi è arrivato da lontano per conoscerli.
Tra balli tradizionali con le capulane, canzoni piene di vita, treccine, capanne, baobab, camionette, motociclisti, il tagliare le verdure insieme alle giovani donne della scuola, un due tre stella, carezze, giochi e girotondi con i bambini, si è costruito un legame che va oltre il colore della pelle, oltre la cultura, oltre gli oceani, va dritto all’anima, e lì ci abbraccerà per sempre.
Ho imparato ad ascoltare, non solo i miei bisogni, ma anche quelli del bambino più piccolo e magrolino.
Ho ristabilito le mie priorità e ho imparato a guardare con occhi nuovi le persone, le cose che mi circondano e anche me stessa.
La vita è bella.
È bella, e va amata, perché spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati e di quante cose diamo per scontate.
Non so perché io sia nata con queste opportunità e una ragazza identica a me, con lo stesso amore per la famiglia e obiettivi invece no.
Non so chi lo abbia deciso, ma so che non sprecherò quello che mi è stato dato, e farò il possibile anche per chi non può farlo.
Grazie, Charre.
Tana Aurora
Chi ha il sorriso più bello?
L’esperienza in Mozambico è stata senza dubbio uno dei momenti più intensi e trasformativi della mia vita. Arrivata con il cuore aperto e tante speranze, non sapevo cosa aspettarmi, ma fin dal primo istante sono stata accolta con un calore e una semplicità che mi hanno commossa profondamente. Le suore ci hanno aperto le porte del loro cuore, della loro casa e della loro quotidianità, mostrandoci un mondo fatto di semplicità, fede e dedizione totale agli altri. Un ringraziamento speciale va a loro, che ci hanno mostrato il volto più autentico del servizio agli altri. Grazie di cuore per averci accolto come famiglia, per averci aperto gli occhi e il cuore, e per averci insegnato che anche un piccolo gesto può cambiare una giornata. Per questo grazie a Suor Sandra che ci ha seguiti per tutto il viaggio di andata e di ritorno, grazie a Suor Sindy per averci insegnato la dolcezza e grazie a Suor Carmen per averci mostrato la passione per l’istruzione dei bimbi. Oltre a loro grazie a Suor Nadia per averci permesso di vivere l Africa e grazie a Suor Chiara per averci accompagnati e aver portato tanta comicità.
Durante quei giorni, ho visto con i miei occhi la povertà, ma anche la forza e la dignità di un popolo che, nonostante tutto, sorrideva e affrontava ogni difficoltà con un sorriso. Ho insegnato, ho imparato, ho pianto e riso insieme a bambini e adulti, scoprendo quanto può essere potente un gesto di solidarietà e quanto può cambiare il cuore di chi dà e di chi riceve.
Quel viaggio mi ha lasciato nel cuore un senso profondo di gratitudine e umiltà. Mi ha insegnato che la vera ricchezza non sta nelle cose materiali, ma nella capacità di amare senza condizioni, di donare senza aspettarsi nulla in cambio, e di apprezzare la semplicità. I bambini mi hanno insegnato cos’è la curiosità e la condivisione: ogni qualvolta che avevano qualcosa, anche un solo chicco di mais venivano da noi per farcelo assaggiare, sottraendolo a se stessi.
Ma tra tutti i ricordi, uno in particolare rimarrà inciso nel mio cuore: il rapporto che si è instaurato con Finu, un bimbo di soli 6 anni. Con il suo sguardo curioso e il sorriso che illuminava il suo viso, mi ha insegnato cosa significa davvero la speranza. Nonostante le difficoltà, ha mostrato una forza e una dolcezza che mi hanno commossa profondamente. Con lui ho condiviso momenti di gioco, sogni e semplici abbracci, e in quegli istanti ho capito quanto possa essere potente l’amore in questi viaggi missionari. Finu l’ultimo giorno di missione ha deciso di disegnarmi un cuore su un foglietto, e io l ho conservato e inciso sulla mia pelle per sempre.
Tornare a casa non è stato facile, perché il mio cuore è rimasto in Mozambico, tra quelle persone straordinarie. Porterò sempre con me il ricordo di questa esperienza, un ricordo di amore, speranza e umanità che mi accompagnerà per tutta la vita. Inoltre, conservo il desiderio di poter tornare presto a condividere ancora un po’ di luce in un mondo che ne ha così tanto bisogno e soprattutto spero di aver lasciato un pezzetto di me alle persone.
Emma Casadei
Quest’estate, tra il 12 e il 28 giugno, ho vissuto un’esperienza indimenticabile: ho partecipato a una missione umanitaria nel villaggio di Charre, in Mozambico. Nonostante la breve durata dell’esperienza e il fatto che non conoscessi la lingua locale, quei giorni hanno lasciato un segno profondo nel mio cuore. Tra giochi con i bambini, lavori di ristrutturazione e momenti di condivisione, ho scoperto uno stile di vita e una realtà completamente diverse da ciò a cui ero abituato, arrivando anche a toccare con mano la difficile situazione di uno dei popoli più poveri al mondo. Appena arrivati, dopo un lungo e duro viaggio, sono stato colpito dalla bellezza della natura incontaminata, ma anche dai segni evidenti della povertà: case di fango e paglia, strade che in Europa sarebbero considerate inagibili, bambini scalzi e persone affamate. Eppure, nonostante queste difficoltà, le persone ci hanno accolto con un sorriso sincero, tanta curiosità (ricambiata) e un’allegria commovente.
Importantissimo in questo viaggio è stato il tempo trascorso con i bambini. Ognuno di loro aveva una storia diversa, alcune più difficili di altre, ma tutti avevano qualcosa da insegnarti. Sono rimasto particolarmente colpito da come si divertiva un bambino usando solo un pezzo di cartone e degli auricolari rotti, faceva finta di ascoltare la musica. Una delle lezioni più importanti che questo luogo mi ha insegnato è stata: “accontentati di ciò che hai, perchè hai più di quanto credi”.
Con i ragazzi della nostra età la barriera linguistica iniziò a farsi sentire, noi non parlavamo “cisena” e capivamo poco di portoghese, ma in nostro soccorso arrivarono il calcio e il basket, che ci permisero di stringere tante amicizie e ci diedero tanto divertimento. Oltre ai giochi ci siamo dedicati anche ad altre attività, sia domestiche come cucinare, lavare piatti e posate, pulire i panni a mano, ecc. Che per la comunità del villaggio, come dipingere l’internato femminile e pulire un pozzo. Questa missione mi ha fatto scoprire lo stile di vita semplice e paziente africano e mi ha insegnato che non servono grandi discorsi per fare la differenza. A volte bastano un sorriso, un aiuto o un pallone condiviso per creare un legame. Tornerò a casa con il cuore più ricco, portando con me la lezione più importante: la felicità non sta nelle cose materiali, ma nelle relazioni umane.
Tommaso Listorto
CHE SENSO HA?
CONVIVENZA DONNE 2025 – FAENZA
Anche quest’anno, dal15 al 20 marzo, presso il seminario vescovile di Faenza, è stata proposta dall’equipe di pastorale vocazionale della Diocesi, la “Settimana donne”, una settimana tutta al femminile!
Pur portando avanti la propria routine ed i propri impegni quotidiani di studio o lavoro, un gruppo di ragazze ha scelto di vivere una settimana insieme durante la quale, attraverso momenti di riflessione, testimonianza, preghiera, condivisione, viene affrontato un particolare tema che aiuta a riflettere su se stesse e sulla propria vita, con uno sguardo sempre illuminato dalla Parola del Vangelo.
Una settimana che diventa anche occasione per creare nuove amicizie e tessere relazioni nuove.
Quest’anno il gruppo era formato da 18 ragazze che hanno riflettuto sul tema: Che senso ha? Ogni giorno sono state accompagnate nell’approfondire uno dei 5 sensi cercando di scoprire in che modo vengono utilizzati, o quali hanno bisogno di essere maggiormente sviluppati nella vita personale, relazionale e quotidiana.
Ogni mattina ci si ritrovava per la preghiera delle Lodi ed il lancio del tema della giornata attraverso la lettura di un brano di Vangelo ed una breve riflessione.
Oltre a questo primo momento, sono state poi proposte alcune testimonianze ed esperienze concrete di vita che hanno permesso di sviluppare ed approfondire il tema della giornata sotto diverse angolature. Tra queste è stata proposta la teatro-terapia, una cena sensoriale dove si è cenato in silenzio e bendate, e la domenica siamo andate a conoscere la “Piccola Famiglia dell’Assunta” a Montetauro, (fra Rimini e San Marino), che accoglie e si prende cura di persone (dai bambini agli adulti), con varie forme di disabilità.
Una settimana sicuramente molto intensa ed arricchente dalla quale ciascuna è ripartita con gratitudine e con il desiderio-impegno di sviluppare un “senso” nuovo su sé stessa, sugli altri e sulla realtà che la circonda.
TRIDUO 2024 a La Verna
19 ragazzi dell’Alta squadriglia del gruppo scout Cesena1, 6 capi, 2 cambusieri, 3 giorni di triduo pasquale e 1 città stupenda: Assisi!!! Un mix perfetto per prepararsi alla Pasqua, un mix perfetto per riscoprirsi scelti, benedetti, spezzati e amati!!!
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo”. (Mt 26,26)
Prende, benedice, spezza e dà il pane come il suo corpo, ogni giorno nell’eucarestia. Quattro azioni e un unico mistero, quello della vita di Gesù. Queste le quattro parole che ci hanno accompagnato a vivere il triduo ad Assisi nella città di Francesco. Quattro parole che abbiamo ritrovato nella sua vita e nella nostra.
Presi, o meglio scelti, come Francesco chiamato a riparare la casa del Signore, la Chiesa, e non solo quella di san Damiano ma quella nel cuore dei credenti, il corpo vivo di Cristo. Ma anche noi siamo scelti, da Dio, attraverso il battesimo, in modo unico e personale, scelti per far parte della chiesa, della famiglia umana. Un amore completamente gratuito che mentre sceglie non esclude nessuno, anzi, amplifica cuore e mente!
Benedetti, cioè confermati nel bene! Francesco ha vissuto la conferma nel bene quando il Signore gli ha mandato dei fratelli. È nelle relazioni che scopriamo e viviamo il bene. Sono i fratelli e le sorelle che ci dicono la nostra preziosità, il nostro essere benedetti, il nostro essere amati. Siamo lo specchio gli uni degli altri, uno specchio da solo non può far vedere nulla ma se ha davanti un altro specchio può riflettere la bellezza che lo abita.
Spezzati, cioè crepati, fragili, bucati…. Chi non ha fratture? Chi non ha mai sentito l’insicurezza, l’abbandono, la solitudine, l’esclusione, il giudizio, il rifiuto, il dolore…. Gesù il venerdì santo si lascia spezzare, trafiggere, bucare, crepare. La vita ha tanti sapori: dolce, amaro, piccante, acido, salato! Attraverso ognuno di essi la grazia diventa luce, bene, amore. Come succede nell’incontro con il lebbroso, ciò che era amaro è diventato dolce!
Dati, dati al mondo per diventare semi di amore, semi di bene. Gesù scende nel silenzio del sepolcro, i discepoli attendono insieme nel cenacolo, Francesco chiede di essere steso nudo sulla terra nuda per morire. Come il seme che fra gli altri semi e nel silenzio della terra cresce e diventa un albero che dà frutti. E come ci ricorda Francesco: “Nulla di voi trattenete per voi perché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre”.
Scelti per ricevere la benedizione,
benedetti per scoprirsi spezzati,
spezzati per essere dati,
dati per sentirsi amati.
Anna in Colombia
Quando ho deciso di partire per la Colombia non volevo avere grandi aspettative, volevo lasciarmi sorprendere e ora che sono tornata dal viaggio posso dire che è stata la scelta più giusta che io potessi fare.
La Colombia mi ha sorpreso sotto vari punti di vista ma quello che mi ha colpito di più è stata la gentilezza delle persone. L’accoglienza che ho ricevuto al mio arrivo e l’attenzione che le persone mi hanno dedicato rimarranno per sempre la parte migliore di questo viaggio. È incredibile come la presenza delle persone giuste riesca a farti sentire a casa nonostante la tua vera casa sia a migliaia di kilometri di distanza. È bellissimo sentirsi parte di una comunità e vedere come le persone sono disposte a farti entrare nelle loro vite e nelle loro case.
Il viaggio in Colombia mi ha cambiato, mi ha permesso di ridare il giusto peso alle cose e mi ha fatto sentire estremamente fortunata. Mi spiego meglio: sono stata accolta in una casa che a malapena definirei tale e mi hanno offerto tutto ciò che potevano darmi, una tazza di latte e caffè a cui non ho potuto dire di no. Ho sentito storie di ragazzi con un finale terribilmente triste eppure chi me lo raccontava lo faceva con fede, senza perdere la speranza e con un sorriso in volto.
Le persone più povere che ho incontrato sono state quelle che mi hanno offerto tutto ciò che avevano ed è proprio qui che ho visto cosa significa offrire senza volere nulla in cambio.
È stato un viaggio fantastico dall’altra parte del mondo ma anche un viaggio dentro me stessa che sicuramente ricorderò per sempre.