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UN VIAGGIO DI NOZZE IN FORMATO “MISSIONE”14 Marzo 2026 - 16:39
ESPERIENZA MISSIONARIA: UN VIAGGIO DENTRO DI SE’14 Marzo 2026 - 16:34
Tra povertà e bellezza: CHARRE14 Marzo 2026 - 16:30
A La Verna per formarsi e per…conformarsi!26 Ottobre 2025 - 16:12

UN VIAGGIO DI NOZZE IN FORMATO “MISSIONE”
circa un anno fa abbiamo iniziato a organizzare il nostro matrimonio e fra i tanti preparativi iniziando a pensare al viaggio di nozze Sara mi ha fatto questa proposta: “Ti va se come viaggio di nozze andassimo a fare un viaggio missione? E’ un desiderio che ho da tanto e mi piacerebbe mettere la nostra famiglia a servizio di chi ne ha più bisogno” Questa domanda mi ha completamente spiazzato, perché io invece mi vedevo già su una delle classiche spiagge caraibiche a rilassarmi. Ma Sara non si è data per vinta e dopo aver provato a convincermi varie volte ha organizzato un incontro con suor Chiara. Nonostante avessi sentito altre testimonianze, la chiacchierata con suor Chiara mi incuriosì a tal punto da ripensare alla mia decisione. E così l’8 Settembre, 2 giorni dopo il nostro matrimonio, siamo partiti per la Colombia!
Il programma era semplice: avremmo trascorso due giorni a Bogotà, e poi ci saremmo trasferiti a Villavicencio dove avremmo incontrato i bambini che frequentano il centro educativo gestito dalle suore. Siamo partiti sapendo solo questo e affidandoci completamente alle suore. Spoiler: non avremmo potuto fare scelta migliore.
Suor Catia e Suor Senid ci hanno accolto a braccia aperte già fuori dall’aeroporto di Bogotà, e insieme a Suor Sandra e Suor Ana ci hanno messo subito a nostro agio. Durante i due giorni in cui siamo rimasti a Bogotà le suore ci hanno portato a visitare la città: per prima cosa siamo stati sulla TransMiCable, una funivia nella parte meridionale della città progettata con lo scopo di facilitare i trasporti dei cittadini. L’intero viaggio offre una vista panoramica che lascia senza fiato: man mano che si sale, la distesa di case tutte ammassate tra loro, che seppur povere, e con sembianze almeno esterne simili alle nostre, lasciano il posto ad abitazioni tutte colorate realizzate solamente con lamiere e in alcuni casi con i teloni verdi che noi usiamo per le siepi. Il primo pensiero, e la domanda che abbiamo fatto alle suore è stato: ‘ma come fanno a vivere li dentro e a scaldarsi con questo freddo?’ Bogotà infatti, nonostante la vicinanza all’equatore è a più di 2500 metri di altitudine e le temperature sono simili a quelle di questi giorni qui..e la risposta di Suor Senid è stata semplicemente: ‘si abituano’. Siamo rabbrividiti, e non per il freddo. Il giorno successivo siamo saliti a Monserrate, il principale punto panoramico di Bogotà. Anche qui la vista sulla città è spettacolare; se non che in un solo sguardo muovendo la testa da sinistra a destra, si passa dai grattacieli e dalla parte più ricca della città alle capanne di lamiera in cui vivono i più poveri tra i poveri.
Un piccolo momento di sconforto è arrivato il giovedì, quando a causa di una frana sulla strada principale, invece di raggiungere Villavicencio in solamente 3 ore, ci si prospettava un viaggio in autobus di circa 8 ore. Alla fine le ore di viaggio sono state più di 10, ma nonostante le strade strette, dissestate e spesso impervie, il viaggio è stato molto meno pesante di quello che ci aspettavamo: ci siamo letteralmente goduti il meraviglioso paesaggio che abbiamo attraversato. Quanta bellezza!
Anche a Villavicencio le suore, Suor Gloria, Suor Sandra e Suor Elisabeth (Suor Marta ci ha raggiunto un paio di giorni dopo) ci hanno accolto con un grande abbraccio caloroso e affettuoso che ci ha fatto sentire subito parte della loro comunità.
Il giorno dopo è iniziata la nostra avventura al centro educativo.
A Villavicencio, alcuni bimbi vanno a scuola, al collegio, al mattino mentre altri fanno lezione al pomeriggio e il centro educativo accoglie i bambini nella parte della giornata in cui non vanno a scuola. Ci sono circa una trentina di bambini che frequentano il centro educativo al mattino invece più di sessanta sono i bambini che frequentano il centro educativo a pomeriggio.
Il centro educativo che gestiscono le suore è un po’ quello che noi definiamo un doposcuola, o un oratorio, perché i bambini vengono aiutati a fare i compiti che gli vengono assegnati dalla scuola, e poi nel tempo rimanente oltre alla merenda e ad un po’ di gioco, le insegnanti sono veramente tanto brave ad aiutarli a potenziare e a superare un po’ le loro difficoltà a livello scolastico. Nonostante i bambini siano tanti, le insegnanti conoscono esattamente il percorso scolastico che sta affrontando ogni bambino, conoscono le singole debolezze scolastiche e li aiutano a superarle: ad esempio c’era una bimba che faceva le ‘n’ al contrario e quindi dopo aver finito i compiti della scuola, la maestra Paola le ha fatto scrivere una pagina di paroline con la ‘n’ per imparare a scriverla nella maniera giusta, oppure ai bambini che avevano difficoltà a fare le somme venivano assegnate le operazioni. Ogni bambino viene seguito personalmente cosa che ci ha fatto riflettere perchè nel nostro percorso scolastico sembra una cosa tanto difficile da poter mettere in pratica, e invece a Villavicencio viene fatta addirittura in una sorta di doposcuola.
Quando siamo arrivati il primo giorno al centro educativo i bambini erano già divisi nelle loro classi, ma Suor Sandra ci ha fatto fare il giro di tutte le classi per presentarci, e nonostante tutti i bambini stessero facendo i compiti, ci sono venuti incontro ad abbracciarci con un grandissimi entusiasmo, come se ci conoscessero da sempre.
Durante le giornate al centro educativo ci siamo divisi nelle varie classi. Io (Sara) sono sempre stata nelle classi con i bambini più piccoli, la transition, che per noi è l’ultimo anno di scuola materna, o con i bambini di prima e seconda elementare. Matteo è sempre stato con i bambini più grandi, degli ultimi anni delle elementari e delle medie.
Per non parlare di quanto è stato divertente anche la pausa merenda, una sorta di intervallo di mezz’oretta, che c’era ogni giorno e in cui abbiamo fatto di tutto, da giocare a calcio, giocare sullo scivolo, sull’altalena, girare attorno al centro educativo inventando storie e cantando, a ballare. È stata veramente una gioia poter fare tutte queste attività, anche molto semplici, che forse diamo per scontate a volte, ma che si vedeva hanno reso molto felici tutti i bambini e ci hanno fatto passare dei momenti bellissimi!
La cosa che più ci è rimasta nel cuore è stata la generosità di questi bambini, che in tanti casi hanno situazioni molto difficili a casa, che sia perché sono senza un genitore, spesso senza il papà, o perché i genitori lavorano tanto fuori casa, o perché sono in una situazione di povertà per cui magari non avrebbero neanche la possibilità di poter fare la merenda se stessero a casa; nonostante questo ci hanno riempito di regalini, come una caramella, una merendina, un chupa chups o uno stickers, ci hanno fatto tantissimi disegni e tantissime letterine. Questo ci ha riempito il cuore in una maniera indescrivibile; e nonostante ci avessero raccontato del loro grande affetto e della loro estrema generosità, questa è una cosa che abbiamo potuto comprendere realmente solo una volta che siamo stati li e lo abbiamo vissuto.
La grande accoglienza che abbiamo ricevuto non è stata solo da parte dei bambini, ma da parte di tutti. In primis dalle suore che ci hanno accolto e incluso in ogni loro attività, come andare a fare la spesa con loro dal fruttivendolo e dal macellaio; ci hanno tenuto a farci assaggiare i loro piatti tipici e a provarli secondo le loro usanze, ci hanno fatto assaggiare la loro buonissima frutta, così come abbiamo giocato insieme a loro ogni sera a un gioco di società diverso. Tutta la gente ci ha accolto a braccia aperte: i genitori dei bambini che abbiamo conosciuto, i laici che collaborano con le suore, il sacerdote della parrocchia in cui fanno catechismo le suore, che ci ha invitato ad una serata dedicata ai catechisti. Siamo stati accolto a tutto tondo da tutta la comunità.
È banale, forse, dire che è un’esperienza che ci ha profondamente fatto pensare e riflettere a che cosa significhi ‘nascere dalla parte giusta del mondo, a tutte le cose che noi abbiamo e diamo per scontate solo perché siano nati qui, in questo continente, in questo stato, in questa città, e nonostante questo, di quante cose ci lamentiamo. Mentre abbiamo letteralmente visto la generosità, la gioia, la felicità e l’accoglienza da parte di persone che avrebbero tanto di cui potersi lamentare, ma che invece ci hanno accolto a braccia aperte, sempre con il sorriso.
Come dicevamo con suore l’ultimo giorno prima di partire, siamo davvero contenti di aver fatto questa esperienza durante il nostro viaggio di nozze, è stato proprio una carica di ricchezza. Ed è un’esperienza che consigliamo ad ognuno di voi: a Villavicencio vi aspettano a braccia aperte!
Ci teniamo a ringraziare con tutto il cuore Suor Chiara F. che ci ha accompagnato in tutto il percorso in preparazione alla partenza: senza di lei forse Matteo non avrebbe mai cambiato idea! Un ringraziamento anche a Suor Chiara M. che ci ha sostenuto per il progetto del PlanPadrino.
Un immenso grazie, che non sarà mai abbastanza, è per Suor Catia, Suor Senid, Suor Ana, Suor Sandra, Suor Gloria, Suor Sandra, Suor Elisabeth, Suor Martha, Suor Diana e Suor Martha, per averci accolto e per la meravigliosa esperienza che ci hanno permesso di vivere. Speriamo davvero con tutto il cuore di tornare a trovarvi presto!
Sara e Matteo
ESPERIENZA MISSIONARIA: UN VIAGGIO DENTRO DI SE’
Quando sono arrivata mi sentivo estranea da tutto ciò che mi circondava, non mi sentivo a casa.
I primi giorni, dopo la notizia del paro, sono stata tanto male, ero demoralizzata. Ho visto svanire in poco tempo i sacrifici e la determinazione nel portare avanti questo progetto, a quel punto mi sono chiesta quale sarebbe stato il mio posto lì.
Essere lontana da casa è stato difficile, avrei voluto qualcuno che mi confortasse, ma a quel punto non mi sono data per vinta e ho cercato di costruirmi un nuovo percorso.
Così facendo in una settimana ho conosciuto persone meravigliose che mi hanno stimolata ad aprirmi, a vivermi a pieno i momenti coinvolgendomi nel fare nuove esperienze, tra cui le comunioni ai malati.
Mi sono resa conto delle realtà così diverse tra loro: di chi ha tutto e di chi ha quasi nulla, di chi alla fine sta bene e di chi sta lottando tra la vita e la morte. Scenari tanto diversi accumunati dalla condivisione di momenti delicati, di riflessione e di comprensione verso le situazioni che ognuna di queste persone sta affrontando.
A distanza di pochi giorni ho ricevuto la notizia della fine del paro, quindi finalmente sarei potuta partire e raggiungere la meta prestabilita. Ero molto entusiasta di ciò anche perchè si sarebbe aggregato Samuele e sapere della sua presenza mi tranquillizzava molto, ma nonostante ciò sin da subito ho riscontrato diverse difficoltà.
Da un lato ero triste di aver lasciato Bogotà dall’altro mi sentivo nuovamente spaesata nell’adattarmi al nuovo contesto.
Ho compreso da queste situazioni che ci vuole tanta forza di volontà per far si che le cose vadano nel verso giusto. Per riuscire a viverti un’esperienza nella maniera più positiva devi metterci tutto te stesso.
Tra le difficoltà tanto nominate c’è stata l’introduzione al Centro Educativo, il primo giorno lo definirei “traumatico”, mi ha fatto mettere in dubbio tutte le motivazioni per le quali io mi trovassi esattamente lì.
Devo dire grazie a Samuele che nei primi giorni mi ha supportata e nei momenti di difficoltà mi è stato accanto.
Mi ha rincuorato il fatto che anche lui appena arrivato si fosse trovato nella mia stessa situazione, avere qualcuno che riesce a capire ciò che stai passando ti fa sentire meno solo ed era proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento. Viaggiare e stare da solo ti fa riflettere e lavorare sulla tua persona, inizi ad avere una percezione molto più profonda e consapevole di ciò che ti sta succedendo.
Ringrazio di aver avuto vicino sr Diana con la quale ho potuto parlare e cercare di trovare una soluzione per far si che non mi sentissi più così.
Difatti dopo pochi giorni mi sono fatta spazio e ho cercato quale potesse essere il mio posto e la scelta migliore è stata quella di passare il tempo con i bimbi più piccoli. Questo perchè avendo delle difficoltà a parlare non mi sarei sentita a disagio, all’età di 7 anni i bambini sono più accoglienti ed espressivi quindi la comunicazione sarebbe stata più semplice.
Passato questo ostacolo sono riuscita anche a trovare un pò di serenità all’interno della casa, sicuramente non è facile trovarsi bene con chiunque quindi il mio obiettivo era quello di preservare i legami che si erano formati.
Posso concludere dicendo che a volte è facile altre difficile, viaggiare da soli ti fa provare emozioni contrastanti; soprattutto se stai vivendo un’esperienza del genere.
Quando sono partita non avevo aspettative, il mio obiettivo era quello di farmi sorprendere da ciò che mi avrebbe circondato e lasciarmi trascinare.
A posteriori devo ammettere che è stata la scelta migliore per potermi aprire e riuscire a godermi ogni singolo momento.
Sono tanto grata di aver vissuto un’avventura del genere e del percorso fatto (anche verso la mia persona), perchè questo tipo di esperienza ti porta a confrontarti non solo con persone diverse da te, ma anche con una cultura che si allontana da quella di appartenenza. Il bello viene proprio in questo momento, quando si ha la possibilità di condividere momenti, avere un confronto, ridere (e anche tanto) e contribuire nel proprio piccolo.
Valentina
Tra povertà e bellezza: CHARRE
Siamo qui a scrivere per condividere con più persone possibili l’esperienza forte ed impattante del nostro viaggio in Mozambico.
L’idea è partita da un desiderio di due alunne con cui già avevamo condiviso esperienze estive extra scolastiche “gratuite” e di impegno, entusiasti e desiderosi a nostra volta di esaudire questo desiderio buono, ci siamo attivati per rendere concreta questa richiesta, volendo proporre ai ragazzi, maggiorenni o quasi, non solo un viaggio in missione, ma anche una forma di impegno e costruzione dell’esperienza in maniera responsabile e personale.
Abbiamo quindi costruito, assieme ai 6 ragazzi che hanno aderito alla proposta, tutta una serie di appuntamenti e iniziative per formarci sulla situazione geo politica, sulla lingua e su varie attività di autofinanziamento (cene, tornei di burraco…) che ci hanno permesso di contenere in parte il costo molto alto del biglietto aereo.
Il viaggio in sè è durato dal 7 al 26 agosto, e, tolti i giorni legati al trasferimento, siamo rimasti 14gg nella missione delle suore francescane della Sacra Famiglia a Charre, in Mozambico.
La realtà della missione è composta dalla casa delle suore, dove attualmente vivono 3 sorelle e 2 ragazze che stanno svolgendo un periodo di esperienza, 1 casa dei sacerdoti saveriani, dove vive Don Andrea , il parroco saveriano, originario di Mantova, che vive a Charre da 13 anni, la Chiesa e 2 studentati, ovvero strutture per permettere agli studenti, le cui famiglie vivono lontane, di alloggiare vicino alla scuola superiore, uno per ragazze gestito dalle suore, e uno per maschi gestito dai saveriani; nonchè da una “scuolina”, cioè una sorta di scuola materna, per preparare i bimbi alla scuola elementare.
Durante la nostra permanenza ci era stato chiesto di aiutare nelle attività della scuolina, nel ritinteggiare le stanze dello studentato delle ragazze e coinvolgerci nelle relazioni con ragazze e bambini presenti nel villaggio e nelle strutture. Mi sento di poter dire che l’esperienza è stata estremamente positiva, sia in termini di apertura dello sguardo, della mente e del cuore: i sorrisi dei bambini, i canti delle ragazze e dei ragazzi, le risate e la condivisione con le suore, hanno lasciato in noi un segno indelebile e sicuramente ci hanno dato modo di conoscere un mondo, fatto di bellezza ma anche tanta povertà e bisogni, di cui ora ci sentiamo più interpellati a coinvolgerci e sentirci responsabili. Per quanto riguarda la mia personale esperienza, sono rimasta davvero colpita e grata dalla testimonianza di fede delle suore della missione; le “Irmas”, alcune lì a Charre da 17 anni, tutti i giorni condividono con i poveri le loro necessità, con uno stile di vita semplice, con la preghiera fedele e assidua, con modi di accogliere le persone caldi e generosi, con umiltà e con quella lucida ed autentica consapevolezza di non poter e non voler cambiare il mondo, ma solamente testimoniare la fede in Gesù che si prende cura di tutti.
Lara
A La Verna per formarsi e per…conformarsi!
La Verna 3 giorni di formazione spirituale per catechisti
Per il secondo anno siamo state a La Verna nel giorno dell’ottocentesimo anniversario del cantico delle creature.
Cosa dire di questa esperienza come ho detto a tutti ho passato 3 giorni di pace e amore nel senso più bello e pulito del termine.
3 giorni di risate pianti emozioni e tanto cibo, con persone che sono diventate per quel breve periodo famiglia, lontano dalle ansie della vita e dalle notifiche continue del cellulare visto che lì non prende.
La prima sera ci ha accolto una splendida stellata con una luna così luminosa da far sfigurare le luci della città e dalla casa, camminando nel giardino, alzando lo sguardo appariva lei, la cappella delle stimmate, bianca e bellissima che squarciava il buio, così luminosa da togliere il fiato.
La mattina, dopo una molto abbondante colazione, siamo entrati nel vivo della formazione, prima la presentazione del tema, il cantico delle relazioni, poi siamo partiti con due interpretazioni di fede sul brano di Zaccheo e alla fine,… il momento del deserto un ora di silenzio in relazione con Dio e con se stessi e neanche a dirlo, in molte di noi ha scatenato emozioni ,anche inaspettate, durante la condivisione finale.
Dopo pranzo siamo partite alla volta del santuario, insieme a tutti gli altri pellegrini abbiamo partecipato all’ora media e alla messa. Essendo il giorno di San Francesco abbiamo avuto l’onore di toccare il reliquiario del Sangue del Santo, io non l’ avevo mai visto e per me è stata un emozione forte, anche la confessione con padre Raffaele e’ stata emozionate e così molti di noi hanno anche raggiunto i requisiti per l’indulgenza plenaria, che dire, siamo uscite dalla chiesa tutte belle pulite, sono sincera io non l’ ho mai capita a fondo e invece sarà per il luogo o per tutta l’esperienza ma nel cuore ho sentito leggerezza e gioia.
La sera ho avuto la notizia: la messa del sabato era di solennità non prefestiva, quindi si torna al santuario la domenica, BELLISSIMO! io non avevo comprato i regali! Piccolissimo problema alle 10 chiudevano la strada per la corsa ciclistica, quindi l’ unica opzione era la messa delle 8 , sotto l’acqua e senza aver fatto colazione, nonostante la titubanza devo ammettere che la fatica e’ stata ripagata, una messa bellissima e molto sentita da tutti i partecipanti, che non erano quanti il pomeriggio prima, ma per essere le 8 di domenica mattina erano tante.
Tornate a casa e fatta finalmente colazione abbiamo fatto l’ultima attività a gruppi cioè valutare possibili consigli su cosa fare con e per i bambini.
Poi pranzo con lasagne, avevo detto che il cibo era tanto e tanto buono, pulizie e ahimè
…..CIAO LA VERNA CI VEDIAMO L ‘ANNO PROSSIMO…
MASCI a LAVERNA
Il MASCI (Movimento Adulti Scout) Cesena 6, composto da circa 25 adulti della parrocchia ed aperto a chi desidera vivere i valori scout da adulto, ha vissuto la tradizionale sua uscita di inizio anno il 13 e 14 settembre 2025 presso la casa “La Roccia” delle suore della Sacra Famiglia a Chiusi della Verna (AR). L’uscita è stata un’occasione di ritrovo dopo l’estate, dedicata in parte alle vacanze delle famiglie, ma anche al servizio come cambusieri ai campi dei ragazzi. Abbiamo riflettuto sull’anno trascorso che ci ha visto tagliare il traguardo dei primi 20 anni della nostra Comunità, ricordando le tante cose fatte, tra cui citiamo come perle preziose (ce ne sarebbero tante altre da ricordare) l’uscita a Pennabilli dalle suore, il Centenario dello scoutismo a Cesena, le Assemblee regionali del Masci a Carpi e Rimini, l’uscita di due giorni a Roma per il Giubileo delle associazioni, il ricco percorso di catechesi con Suor Ornella sulla lettera pastorale. E’ stato un anno intenso anche per l’impegno in parrocchia, per i momenti di vita diocesana tra cui ricordiamo il saluto al Vescovo Douglas, l’accoglienza del Vescovo Antonio Giuseppe e la messa per la Pace, nonché i momenti condivisi con il Gruppo Agesci Cesena 6. Non è mancata la vicinanza della comunità nei momenti più significativi vissuti dalle nostre famiglie ed evidenziamo, sentendolo molto, che tutti i lunedì alle 20.45 ci stiamo ritrovando in parrocchia a recitare un rosario per i malati, aperto a tutti.
Il sabato in uscita abbiamo fatto un incontro con Suor Ornella sul cantico delle creature e abbiamo vissuto l’esperienza di una camminata notturna nel bosco, intorno al monastero della Verna; la domenica mattina è stata dedicata, dopo le lodi, alla verifica dell’anno trascorso e alle proposte per il nuovo anno, decidendo che avrà come filo conduttore il tema della pace, che vorremmo approfondire sia a livello di vita quotidiana/famigliare, sia riflettendo sulla preoccupante spirale di guerre e scontri tra i popoli che stiamo vedendo in questi anni.
Don Simone ci ha raggiunti per il pranzo e nel pomeriggio abbiamo concluso l’uscita con la S. Messa.
Abbiamo condiviso che a guidare il cammino per il nuovo anno sarà come sempre una staff di membri della Comunità, coordinata dai nuovi Magister che saranno Silvia Bettini e Maurizio Bianchi, assieme all’Assistente don Simone; a tutti loro vanno i migliori auguri di buon servizio !
Il valore del tempo
Esattamente un mese fa partivamo
Quante aspettative e paure invadevano la mia testa quel giorno, ma era il mio cuore, colmo di bontà e desideri, a battere più forte.
Sapevo che una volta arrivati a destinazione saremmo stati in un altro continente, in un paese totalmente diverso dal nostro. Assurdo! Eppure quel luogo dall’altra parte del mondo è diventato casa.
Non c’è posto in cui mi sia sentita più accolta. Ci hanno circondati di un calore, di una generosità e di un’energia unici che non ci hanno mai fatto sentire stranieri, ma ospiti.
Ciò che più ho amato delle persone e dei bimbi che abbiamo conosciuto lì è il tempo. Lì ogni cosa richiede più tempo (e più sforzo) dall’avere i panni puliti al raggiungere un luogo. Ho visto persone malate attendere un giorno intero davanti al Centro di Salute per essere visitate; eppure nessun lamento, nessun litigio per chi fosse il primo della fila. Nessuna frenesia, nessuna impazienza. Solo attesa. Effettivamente loro di tempo ne hanno in abbondanza e altrettanto ne donano alle persone e alle cose. Ed è un tempo bellissimo e piacevole, incontaminato di fretta, nervosismo e pretesa. È tutta essenza, come ogni cosa di loro.
Credo di aver imparato che la noia si affronta essendo e vivendo il momento, non stando e sopportando, bensì considerando ogni cosa preziosa. Tenere in mano un’altra mano ed accarezzarla. Passavamo pomeriggi interi così con i bimbi ed il loro sorriso era sempre lo stesso dalla prima all’ultima carezza.
La loro cura ed attenzione per gli altri, la semplicità e spontaneità di ogni gesto, l’immensa dolcezza delle loro risate e gentilezza dei loro cuori, la forza in ogni sguardo mi hanno fatto conoscere una luce nuova e bellissima. Una luce che mi ha illuminata e mi ha fatto ritrovare. Stando lì ho riscoperto me stessa: chi sono e chi voglio essere per chi mi circonda.
Ho capito cosa conta davvero e compreso che tante delle ansie, delle forzature e delle convinzioni intrinseche alla nostra società non fanno altro che appesantirci, inquinare le nostre anime e sviarci dai reali obiettivi che dovremmo avere nella vita.
Devo dire che una delle mie paure più grandi, avvicinandomi al giorno della partenza dal Mozambico, era che una volta ritornata in Italia, alla mia vita quotidiana, la superficialità, l’irrequietezza e l’apatia del nostro mondo avrebbero pian piano affievolito quella luce preziosissima che mi faceva sentire così fortunata, ma anche un po’ gelosa: come se fosse un tesoro mi sentivo di doverla tenere stretta e lontana da chi me la avrebbe potuta rubare o rovinare.
Ora, a distanza di settimane dal nostro ritorno, ho compreso che quella luce vive dentro di me, nessuno me la porterà via se io non voglio.
Anzi posso fare di più, posso condividerla. Posso trasmettere quella scintilla che si è accesa dentro di me alle persone che mi stanno intorno.
Non smetterò mai di ringraziarli per tutto l’amore e gli insegnamenti.
Come già avevamo tutti immaginato prima di partire sono loro ad averci dato più insegnamenti ed è lì, in quella terra, ad essere presente la vera ricchezza.
Mi mancano tanto.
Elisa Rinaldini