JMJ a Lisbona

Un gruppo di giovani Santarcangiolesi insieme a don Davide, don Ugo e suor Nadia ha partecipato alla JMJ a Lisbona percorrendo un tratto del cammino Portoghese di Santiago. Esperienza ricchissima sia nella prima parte di cammino che nella seconda di incontro con il Papa, la Chiesa, i giovani di tutto il mondo, vogliamo condividerla attraverso le immagini e il racconto di qualcuna/o di loro.

Abbastanza addormentati ma carichi pensando a quello a cui saremmo andati incontro, sabato 29 luglio, festeggiando il compleanno di un ragazzo che era con noi, siamo partiti per Santiago. Il giorno dopo abbiamo iniziato il cammino. Con la sveglia mattutina prima dell’alba che ci faceva camminare in città addormentate, dove alle volte era necessaria una torcia per vedere, si creava un’atmosfera davvero suggestiva. Si alternavano momenti di riflessione personale, chiacchiere, condivisioni, canti e a metà mattina c’era la prima pausa ufficiale, che offriva nuovi argomenti a cui pensare. Ogni giorno infatti c’era un personaggio biblico che ci accompagnava proponendoci un modo diverso di alzarci e fare qualcosa: Samuele per rispondere alla nostra vocazione, Paolo per lasciarsi guidare, Giuditta per farsi strumento nelle mani di Dio, una donna adultera per essere perdonata, Elia per andare incontro a Dio. Così anche noi abbiamo cercato di capire quando nella nostra vita ci siamo rialzati, come l’abbiamo fatto e abbiamo provato a scorgere la presenza di Dio accanto a noi. Conoscendo sempre di più chi avevamo vicino e confrontandoci, arrivavamo ogni giorno alla fine della tappa con i piedi doloranti, bisogni di un massaggio, a volte con le bolle, ma custodendo nel cuore sempre nuovi doni.

Il nostro programma prevedeva 5 giorni di cammino al contrario, in direzione di Lisbona, e gli ultimi tre alla JMJ. Il cammino portoghese in realtà inizia a Lisbona che era per noi la meta. Così venerdì dopo un tragitto in pullman e treno, siamo passati dall’essere in 21 e camminare in tranquillità, alla via Crucis della JMJ con una folla incalcolabile e un caos considerevole. Era impressionante e meraviglioso essere circondati da giovani che come noi si erano alzati per andare incontro a Dio. La via Crucis è stata semplice, arricchita dai ballerini e da alcune storie che testimoniavano quanto Dio si faccia vicino a noi soprattutto nel momento della prova e anche se sbagliamo. Poco prima della JMJ infatti il papa stesso ci aveva detto: “Anche se sbagliate, Dio è pazzo d’amore per voi!” e ci ha portato le prove di ciò.

Sabato dopo una bellissima festa nella parrocchia in cui abbiamo dormito, ci siamo diretti nel campo in cui saremmo rimasti fino al giorno successivo. Nonostante sapessimo in quanti fossimo, era impossibile comprenderlo, ovunque ci girassimo c’erano giovani in festa. Abbiamo ascoltato qualche storia ed era straordinario il sorriso di tutte le persone che avevamo intorno.

Quella sera c’è stata la veglia, dove il Papa ha affermato che nella vita si cade, l’importante è sapersi rialzare e se vediamo qualcuno che è “rimasto caduto” dobbiamo aiutarlo a rialzarsi. Infatti è lecito guardare qualcuno dall’alto al basso solo se è per aiutarlo a rialzarsi. Alla fine del suo discorso Francesco ci ha dato coraggio ricordandoci che nella vita tutto ha un costo, solo una cosa è completamente gratuita: l’amore di Gesù. Con questa speranza è iniziato un momento di adorazione. È stato da brividi, tutti inginocchiati verso il palco ad affidare a Dio la propria vita, con la certezza di essere amati.

Dopo la notte, con un’alba splendida ci siamo alzati e preparati per la messa. Il papa ha definito le tre azioni che devono essere presenti nella nostra vita: brillare, ascoltare e non temere. Infatti brilliamo quando amiamo come Gesù ci ha insegnato, per farlo però è fondamentale ascoltare la Sua parola, questo è il segreto, e infine non dobbiamo avere paura. Gesù lo ripete continuamente perché sa che è una nostra fragilità, ma ci garantisce che Lui è sempre con noi, dunque non dobbiamo temere.

La sera stessa eravamo a casa, stanchi ma arricchiti di esperienze, emozioni, testimonianze. Ci è stato donato così tanto in così poco tempo che probabilmente ci metteremo un po’ per capire quanto abbiamo ricevuto. Per ora possiamo ringraziare e vivere cercando di far entrare almeno un po’ di quanto ci è stato donato nella nostra vita quotidiana. (Elisabetta)

La parola più adatta che userei per descrivere quest’esperienza è: grande.

Con il gruppo abbiamo deciso di dividere questa GMG in due fasi, ovvero un pezzo del cammino di Santiago e poi Lisbona.

La prima fase è stata propedeutica alla seconda, in quanto è stato anche grazie al tempo di riflessione e di solitudine che abbiamo passato durante il cammino che siamo riusciti a viverci a pieno la giornata mondiale dei giovani a Lisbona. Infatti passare di punto in bianco da essere 21 ad essere 1 milione e mezzo è un gran bel cambiamento, un salto che destabilizza inevitabilmente.

Personalmente è stato però un salto bellissimo, in quanto prima ho potuto fare un’analisi interiore e poi ho potuto applicare le mie scoperte al “mondo intero”.

A Lisbona ho vissuto l’emozione più grande della mia vita, ovvero sentirmi parte di qualcosa per davvero. Essere circondata da persone come te, che anche se parlate due lingue diverse ti comprendono è una sensazione grande. Sentirsi compresi e felici come non lo si è mai stati penso che sia l’emozione più bella che si possa provare. Sentirsi per la prima volta nella propria vita non soli, che non si è soli a lottare contro il mondo.

Per me è stato questo: una cosa grande, sia a livello concreto ovvero di numeri, persone, ecc… sia a livello emotivo, l’emozione più grande che si possa provare, la gioia.

Sono tornata a casa così colma di emozioni che tuttora non sono riuscita ad elaborare davvero tutto quello che ho provato, sentito e compreso.

L’unica cosa di cui sono sicura è che la mia anima e la mia fede sono cambiate, si sono evolute, e ho capito che la mia fede non è solo una parte di me, ma la base su cui poi costruire la mia vita.

Ho capito che è la cosa che mi rende felice e che non sono la sola a provare un’emozione simile a 21 anni. Perché, diciamocela tutta, al giorno d’oggi essere credenti è l’eccezione non la regola, soprattutto a quest’età.

Spero di poter vivere altre giornate della gioventù e spero di non essere la sola a cui la GMG ha cambiato la vita in meglio. (Anna)

Rileggevo gli appunti scritti di getto per tutto il viaggio. Sono tutte piccole pillole slegate che mi aprono enormi sensazioni e mi ricordano della ricchezza di spunti che mi ha offerto questo cammino con meta Lisbona.

Sí, un viaggio, perché noi abbiamo vissuto una Gmg speciale, arrivando a Lisbona il 4 agosto, ma iniziando il cammino insieme a Santiago. Dal 28 luglio, abbiamo proceduto lungo il cammino portoghese, a ritroso (“de regreso” rispondevamo a tutti i pellegreni che ci osservavano sconcertati). Un percorso scandito dalle difficoltà di trovare un passo e un ritmo comune in 20 e delle pressanti aspettative che automaticamente mi ero generato con l’idea di Gmg. Niente è stato come le aspettative. Il clima generato da 20 ragazzi in cammino non può che essere diametralmente opposto a quello della caotica Lisbona. Tuttavia, ci stavamo effettivamente preparando alla condivisione e all’ascolto. Prima di tutto l’ascolto di noi e delle nostre esperienza che quotidianamente i ragazzi del “gruppo spirituale” hanno collegato a un brano di Vangelo, rendendo noi ascoltatori  accettori e custodi di un pezzo della loro vita. Sono state storie di speranza, certo ci hanno raccontato le loro cadute, ma ci hanno raccontato soprattutto la voglia di rialzarsi, ci hanno trasmesso la forza della consapevolezza della presenza di Dio e la Sua viva azione nei loro vissuti, che è riuscita a dargli lo slancio per rialzarsi. A riprendere tutte questo voci è stato proprio il papa nella veglia: l’importante non è non cadere, bensì non rimanere per terra.

La continuità tra il cammino e la meta si è invece spezzata nello scenario: dalla fresca e silenziosa Galizia alla calda e frenetica Lisbona. La prima suggestione portoghese non poteva che essere lo spettacolo multicolorato delle bandiere, delle maglie e dei volti dei tanti ragazzi che affollavano la stazione. Quell’immagine in cui le bandiere e le culture di tutto il mondo si incontrano e sono segni di comune appartenenza a un mistero più grande e non ragione di conflitto penso sia il più grande dono che ho ricevuto prima di entrare nel campo. Perché è vero  rimarranno in me la via Crucis, l’accoglienza dei portoghesi ad Azabuja e la lunga marea umana che si dirigeva ai settori, ma dentro al parco Tejo l’atmosfera non puo che sconvolgere chi vi entra. Il senso di unità con migliaia di giovani da tutto il mondo mi ha riempito profondamente l’anima, così come la loro gioia. Nelle chiacchiere, negli scambi ho sempre sentito una vicinanza incredibile a tutte le persone a cui anche solo battevo il cinque. Ritrovarsi alle 3 con portoghesi, tedeschi, italiani e polacchi a ballare in cerchio, tra migliaia di ragazzi che dormivano sull’asfalto, contando il tempo in 4 lingue diverse è stata l’immediata realizzazione del miracolo che stava succedendo in quel luogo. Miracolo che si è realmente concretizzato quando tutti questi ragazzi con la nostra instancabile allegria abbiamo fatto silenzio per la veglia e la messa. Ho ritrovato il senso di quel raduno, che non è stato solo un’enorme bolgia rintronante, ma una spinta a credere e vivere questa fede con tanti ragazzi che hanno altrettanta gioia da condividere. (Samuele)

La GMG di Lisbona è stata la mia prima GMG. Non nego di essere partita un po’ titubante ma tornata a casa posso dire che ne è davvero valsa la pena. Sono stati giorni ricchi di risate ed emozioni che mi porterò per sempre nel cuore. La cosa che più mi rimarrà impressa però sarà quel milione e mezzo di giovani provenienti da tutto il mondo per ascoltare le parole del Papa. Giovani che mi hanno fatto capire davvero che quello in cui credo non può che non essere vero e che la Chiesa è una realtà molto più grande e viva di quello che si pensi al giorno d’oggi. I momenti più belli di quelle giornate sono stati, a mio parere, quelli di preghiera e soprattutto la Veglia di sabato sera. Del discorso del Papa ciò che più mi ha colpito è stata la parte relativa alla “gioia missionaria”; sapere che anche io posso fare del bene agli altri ed essere una radice di gioia per qualcuno mi ha fatto sentire di poter fare la differenza anche solo con piccoli gesti. (Aurora)

Durante il cammino di Santiago ho avuto l’occasione di riflettere molto sugli spunti che ci sono stati offerti. Inoltre grazie alle condivisioni ho potuto anche scoprire il punto di vista altrui.

Durante le tre giornate in cui realmente abbiamo partecipato alla GMG, con tanti altri giovani provenienti da tutte le parti del mondo, mi sono divertito molto.

Per me la cosa bella della GMG oltre alla via crucis, la veglia e la messa con il papa è stato vedere che così tante persone erano lì per il tuo stesso motivo. (Davide Z.)

GIORNATA DEL SI

In una giornata limpida dove il sole si fa sentire, ma il calore viene moderato da un venticello fresco e a tratti furbetto, ci siamo incamminati (in pullman) direzione Fatima. Durante il viaggio abbiamo pregato e meditato il Si di Maria (canto Maria do sim) e dall’ evangelista Giovanni  la triplice domanda di Gesù a Pietro: “Simone, mi ami tu?”…. il suo triplice si…. ha fatto seguito una condivisione a coppie del nostro si, nelle varie situazioni o realtà di vita. È stata una stimolante condivisione che ha aperto finestre ad ulteriori condivisioni. Arrivati a Fatima verso mezzogiorno ci siamo immersi in un fiume di giovani che con le loro bandiere multicolore, volti sorridenti e tanta allegria, provenienti da tutto il mondo ci sentivamo proprio in un “altro mondo”. E già si respirava aria e clima della Giornata mondiale della gioventù. Si avvertiva una fede viva e vivace e la voglia di comunicare abbatteva ogni barriera di lingua. La “padrona di casa” Nossa Senhora de Fátima era li ad aspettarci ognuno con le sue preoccupazioni, sofferenze, dubbi e richieste. Lei con la Sua dolcezza e  braccia aperte, si percepiva una voce..: venite qui, lasciate qui il vostro peso, consegnate a me ogni vostra preoccupazione e fidatevi di me. Abbiamo coronato questa giornata con una Celebrazione Eucaristica Universale sulla spianata ricca di colori e bandiere. Il mondo giovane era presente. La Chiesa giovane ha cominciato il suo evento sotto la protezione di Maria. E il ritornello che si udiva in varie lingue: questa è la gioventù del Papa!

Suor Claudia

LA COMPAGNIA DEL BUON CAMMINO!

Pronti…partenza…VIA…..Casa San Francesco (Campigna), ci attende!

E così dal 15 al 22 luglio 2023, un gruppetto di 15 ragazzi di seconda e terza media delle parrocchie di Brisighella-Fognano, assieme ai loro educatori, hanno iniziato la loro avventura insieme…  

Accompagnati da alcuni genitori, abbiamo raggiunto la nostra meta dove ci attendeva  il gruppo dei bambini delle elementari e di prima mediache ci ha preceduto e con il quale abbiamo condiviso la Celebrazione Eucaristica in mezzo alla bellezza della natura.

Dopo il pranzo insieme,  una volta partiti i bambini e sistemate le  varie cose, abbiamo iniziato il nostro campo tutti molto “carichi” di gioia e di entusiasmo, di aspettative, di desideri, ma soprattutto di tanta voglia di divertirsi e stare insieme ai propri amici.

Ed è stato proprio il filo rosso dell’amicizia, ad attraversare i vari momenti del campo: le catechesi, la riflessione personale e di gruppo, le attività, i giochi, la preghiera….  Tutti ingredienti necessari per scoprire la bellezza dello stare insieme e far crescere “LA COMPAGNIA DEL BUON CAMMINO!”.   

Veniamo da Te, chiamati per nome, che festa Signore, tu cammini con noi…” : fin da subito, facendo risuonare le parole di questo canto, abbiamo voluto sottolineare che il nostro ritrovarsi insieme, non era per caso, ma perché Qualcuno ci aveva “convocati” per vivere insieme un tempo bello e prezioso, un tempo importante per  incontrare se stessi, rafforzare i legami di amicizia e crescere nella conoscenza di Gesù.

Ogni momento di catechesi, è stata occasione per riscoprirsi accolti, amati, perdonati e soprattutto chiamati in prima persona a mettersi in gioco mettendo a disposizione i propri doni con semplicità e generosità; riflettere su quanto sia importante imparare a fare scelte belle ed importanti anche quando costano sacrificio, alzarsi dalla proprie comodità per mettersi in cammino e scoprire dove il Signore mi sta chiamando a donare la mia vita e ad essere pienamente felice.

Tanti i momenti di gioco che hanno aiutato a fare “squadra” e a puntare soprattutto a divertirsi anche quando la vittoria non era assicurata!

Così pure le belle (e a volte faticose) passeggiate, ci hanno permesso di  sperimentare  ancora una volta l’importanza di sentirsi compagni di viaggio, imparando a rispettare i tempi dell’altro, a rallentare il passo qual ora ce ne  fosse bisogno, a gioire per l’arrivo di tutti! Ed anche a godere della bellezza del paesaggio delle foreste Casentinesi! 

Anche i momenti dei pasti sono state occasioni per “chiacchierare” un po’ con tutti, per conoscersi meglio, e soprattutto apprezzare l’ottimo cibo preparato da Maria, la nostra cuoca a 5 stelle alla quale va il nostro grandissimo grazie….!

Ma una settimana corre veloce… E così ci siamo ritrovati sabato mattina attorno alla mensa dell’Eucarestia, per dire il nostro “grazie” al Signore per la bella settimana vissuta insieme, per i tanti doni ricevuti, per  l’opportunità di crescere nell’amicizia tra di noi e con Lui.  E siamo ripartiti con il cuore colmo di gratitudine e con il desiderio di ritrovarci presto per continuare a vivere e far crescere “la compagnia del buon cammino” e a mettersi in gioco personalmente e come gruppo, nel servizio ai più piccoli o in altri ambiti all’interno della comunità parrocchiale.      

Essere famiglia cristiana oggi

Anche quest’anno siamo saliti al monte della Verna.

Sono stati quattro giorni pieni di incontri, ricchi di grazia. Abbiamo vissuto insieme alle suore della Sacra Famiglia, che ci ospitavano, condividendo momenti conviviali (non ringrazieremo mai abbastanza le cuoche Maria e Dina) e di riflessione sul tema proposto. Sì, perché alla Verna non si va solo perché “si sta bene, è freschino e c’è quiete”, alla Verna si va per prendersi quel tempo che ci viene tolto dalle cose mondo, quel tempo di cui abbiamo bisogno per ascoltare, pregare, condividere l’incontro che ciascuno di noi fa con il Signore. Con la guida di suor Ornella abbiamo vissuto ogni giorno esperienze diverse, incontrato persone che hanno testimoniato la loro risposta a Dio (i coniugi Epicoco, l’eremita padre Claudio) per farci capire che siamo tutti parte della Chiesa e che contribuiamo, con diversità di carismi, a costruire la comunità cristiana. E non importa in quanti siamo, non dobbiamo scoraggiarci se sembriamo pochi, perché, seppur pochi, in quei quattro giorni, abbiamo scoperto grandi cose. Ognuno di noi si è fatto dono all’altro, abbiamo veramente vissuto un’esperienza di fraternità che dona gioia, perché ha al centro il Signore. Dobbiamo solo essere pronti a intraprendere quelle vie che Gesù ha immaginato per noi, diverse nel corso della vita, che non sono le nostre vie, fisse nelle nostre abitudini.

“Cosa significa essere famiglia cristiana oggi?” è una domanda complessa e non ha un’unica risposta, perché diverse sono le famiglie, ognuna con la sua storia, ma sicuramente tutte devono avere ben chiaro da dove partono: dal Sacramento del matrimonio. E se il matrimonio è sacramento, allora è tale l’importanza che gli dobbiamo dare. Gli sposi cristiani hanno risposto alla chiamata del Signore per loro, che non li ha scelti per essere preti, frati o suore, ma per essere sposi e, con la sua grazia, diventare santi. Papa Francesco ci ha ricordato più volte che dobbiamo abbandonare la mentalità del passato, che solo le persone consacrate alla vita religiosa sono chiamate a diventare santi, e capire che anche noi, sposi, siamo chiamati alla santità, nel nostro quotidiano, nelle difficoltà di ogni giorno, con la forza dello Spirito Santo che ci viene data nel sacramento che abbiamo ricevuto. E dobbiamo ricordarci e imparare a chiedere tutti i giorni aiuto al Signore, perché è nel mondo che dobbiamo vivere, mondo dove crescono insieme grano e zizzania.

Allora un’esperienza di vita insieme come questa, dove siamo stati guidati nella preghiera dalle suore, dove abbiamo condiviso un pezzo della nostra vita, e dove ci siamo messi in ascolto delle esperienze degli altri, può farci avere sempre di più la consapevolezza (quindi darci il coraggio di metterlo sempre di più in pratica) che il matrimonio è una vocazione e che gli sposi sono l’uno per l’altra la via verso la santità. La parola coniuge richiama al giogo che unisce i due buoi, non per privarli della loro libertà ma perché, uniti insieme, dividano la fatica e facciano lo stesso cammino. Ecco, riuscire a vedere nel mio sposo la persona che il Signore ha voluto per me, accettare le sue debolezze e aiutarlo a trasformale in forza, perché insieme possiamo camminare verso di Lui, vivendo nell’oggi, non preoccupandoci per il futuro, è il messaggio che ho trovato al monte santo della Verna, dove già il mio cuore ha desiderio di tornare.

Famiglie a La Verna

Siamo un gruppo di dieci famiglie che ha appena concluso una bellissima settimana ospiti a casa “La Roccia”. È stata una vacanza di serenità dove l’autogestione di famiglie diverse ha trovato il giusto equilibrio, dove i bambini potevano essere liberi e giocare senza continui divieti, dove ci si aiutava a vicenda anche se i tempi erano diversi, dove la programmazione aveva sempre uno sguardo altruistico, dove la preghiera è entrata, grazie alle sorelle della “sacra famiglia” dolcemente, con canti delicati che trovavano spazio nei corridoi e che ascoltavi da dietro la porta, con incontri mirati e sorrisi genuini.

I luoghi abitati da San Francesco hanno sicuramente una carica di energia diversa, un’energia che non ti serve per correre più veloce o fare più cose insieme, ma quell energia che ti fa cercare lo spazio per farti delle domande e capire in quale direzione vorresti fare il prossimo passo. Quindi grazie alla “Roccia” che ci ha ospitato nella sua casa e ci ha fatto sentire parte di questa bella energia.