COSA SARA’

LA SFIDA DELLE MOGLI

UN LUOGO, UNA CAREZZA

Un super GRAZIE da Duitama!

News dalla Colombia: CARTAGO!!

Dall’oscuro alla luce

Mi è capitato di vivere con le suore: l’ho valutato come un miracolo del buon Dio, dopo aver sperimentato il carcere, una vita completamente opposta.

Le suore, da subito, mi hanno accolto con tanta serenità, come se mi conoscessero da sempre. Non pensate che parlino sempre di Dio, ma soltanto se lo vuoi tu. Insieme si ride, si scherza, si mangia, ci si aiuta…

Vivono il Vangelo di Gesù: accolgono, ascoltano, aiutano chi si trova in necessità.

Questa è la gioia delle suore!

CIAO SUOR MARTA!

Il libro della vita di suor Marta è composto di diversi capitoli.

Quello della famiglia: la famiglia Ventrucci, dove è nata nel febbraio del 1948.

Ultima di cinque fratelli, mai dimenticati, sempre coinvolti nelle sue scelte, sempre presenti nel suo cuore e nelle sue preghiere.

La sua consacrazione

Suor Marta è stata accolta nella nostra famiglia religiosa il 12 settembre del 1969.

Il 31 dicembre del 1972, festa della Sacra Famiglia, ha emesso la prima professione; nel 1979 la professione perpetua.

Da subito è emerso il tratto tipico di suor Marta: la ricerca e lo sperimentarsi. Questo l’ha portata a vivere i primi anni della sua Consacrazione, dedicati alla formazione e allo studio, tra la fraternità di Roma, Cesena e Firenze.

Dopo una prima esperienza missionaria di alcuni mesi in Colombia, a Duitama, in preparazione alla professione perpetua, viene trasferita a Modigliana e poi a Tossino, dove l’Istituto si stava sperimentando nella vita di una casa famiglia.

Nel 1988 viene chiesto a suor Marta di svolgere il servizio della formazione delle giovani suore a Bogotà, in Colombia, e prontamente riparte. Nel 1992 vive poi una nuova esperienza missionaria in Venezuela, per alcuni mesi.

Rientrata a Cesena inizia l’esperienza dell’insegnamento della religione nelle scuole medie.

Nel 1999 le viene chiesto di tornare a Roma per l’animazione della fraternità nel tempo del grande giubileo del 2000.

Nel 2003 entra a far parte della fraternità della casa famiglia di Rocca S. Casciano che lascerà per due anni, dal 2010 al 2012 per vivere a Capocolle. In questo periodo le è stato chiesto di organizzare le celebrazioni in occasione del centenario della presenza delle Suore della Sacra Famiglia a Brisighella.

Ritornata a Rocca S. Casciano, vi rimane fino allo scorso marzo, quando le sue condizioni di salute hanno iniziato ad aggravarsi.

Suor Marta ha vissuto la sua consacrazione sempre in ricerca, sempre spinta dal desiderio di conoscere più a fondo e di comprendere sempre meglio quanto la Chiesa indicava e donava, sempre con la necessità, l’urgenza di trovare un modo ed una maniera con cui rispondere e corrispondere più pienamente all’amore del Signore.


Le esperienze missionarie

In diversi momenti ha avuto modo di vivere la missione ad gentes. In Colombia, nell’ambito della formazione; in Venezuela per alcuni mesi, ed in Mozambico dove è si è fermata per sei mesi.
Una bella ed importante esperienza missionaria per suor Marta è stata l’animazione dell’Ufficio Missionario Diocesano, servizio che ha svolto con passione, con dedizione e amore nonostante fin da subito si fosse affacciata nella sua vita il mistero della malattia. Ha coinvolto, animato, attivato collaborazioni. Tutti si sentivano importanti e capaci di dare il loro contributo. Dovunque si trovasse a vivere, il mondo abitava il suo cuore.

La malattia

Lentamente nella vita di suor Marta è entrata la malattia, un mieloma, che con il trascorre del tempo si è fatto sempre più spazio, è diventato più aggressivo, si è preso sempre più energie. Tanti i tempi di chemioterapie, l’esperienza del trapianto e alla fine la sperimentazione di nuovi farmaci.

Forte è stata la sua lotta, sempre attiva, sempre con la necessità di comprendere cosa le stava succedendo e come avrebbe potuto rispondere nel modo migliore.

Il combattimento fisico era sempre accompagnato dalla lotta spirituale, dalla necessità di sentire, trovare, vivere tutto insieme al suo Signore. 

Non si è mai arresa. Sapeva di non poter guarire ma ha sempre guardato con speranza il futuro confidando anche nella più piccola possibilità di miglioramento.

Gli ultimi sei mesi

Il tempo in cui la malattia ha iniziato ad essere più esigente ed aggressiva, mostrando il suo artiglio più pungente, Marta è stata chiamata a vivere un ulteriore sfida: quella dell’umiliazione. Un corpo reso umile perché bisognoso di tutto.

È un capitolo relativamente breve, ma reso importante dalla docilità e dall’abbandono che suor Marta ha saputo vivere sempre di più, fidandosi e affidandosi, cogliendo fino in fondo la sfida bella della fraternità.

Si può essere missionari da un letto di malattia? Sì. Quando si custodisce il desiderio di conoscere, di sapere, di chiedere, di ascoltare, di desiderare e di sognare, di essere comunque e sempre in comunione.

Sono stati mesi importanti.

Importanti e belli.

Carissima suor Marta, ora possiamo dirci che non ce lo aspettavamo.

Ora non sappiamo più distinguere se siamo state noi ad aiutarti o se tu hai aiutato noi, sappiamo che 
è stata una grazia che ha allargato i nostri cuori, che ci ha fatto sperimentare, una volta di più, che

“è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.” (Antoine de Saint-Exupéry).

Ed ora suor Marta, l’ultimo capitolo del libro della tua vita, quello che hai iniziato a scrivere nella mattinata di giovedì.

 
Ci hai salutate con serenità ed abbandono, ci hai stretto la mano mentre sorella morte ha portato via il tuo respiro consegnandolo alle mani grandi del Signore, al cuore amante del tuo Sposo.

Siamo certe che stai già scrivendo nuove e più belle parole.

 
Le risposte alle domande esigenti e forti che sempre hanno abitato il tuo animo, non sono più lontane.
La contemplazione piena e profonda del volto di Gesù, che sempre hai cercato, ora si sta compiendo.

La possibilità di capire, comprendere e rispondere all’Amore con amore, che sempre hai desiderato, ora ti appresti a viverlo nella pienezza.

Ora suor Marta ricordati di noi, che continuiamo a cercare risposte,

che continuiamo a desiderare la pienezza del volto di Dio.

Stai più vicina alle tue famiglie, alla famiglia Ventrucci, alla Sacra Famiglia, e alle tante persone che in questi giorni ci hanno scritto o chiamato, dei tanti che oggi sono qui a vivere questa celebrazione Eucaristica con te e per te.

Rimani vicina e non smettere di incoraggiarci, di spingerci alla ricerca del Bene grande che è Gesù, alla ricerca di modi nuovi, sempre più autentici per continuare ad annunciare il bene grande che è l’amore di Dio.

E con le parole del cantico dell’Apocalisse che ogni domenica hai pregato nei vespri e che, ne siamo certe, ora stai vivendo, ti affidiamo alla misericordia del Signore: “Sono giunte le nozze dell’Agnello, la sua sposa si è preparata” (Ap 19,7).

AUGURI suor Vincenza!! 100 ANNI!!!

Pon tu mano en la mano de aquel que te da la mano…

Quiero iniciar este escrito con este verso tomado de una bonita canción… pareciera un juego de palabras, pero describe bien lo que la vida y el Señor nos ha donado vivir durante este tiempo de cuarentena en la fraternidad de Villavicencio (y creo que también en otros lugares)… No ha sido fácil dejar de encontrar a los niños y a sus familias en el centro educativo o en nuestras parroquias y en nuestros barrios… pero una vez iniciado este tiempo de confinamiento, casi de inmediato muchas de estas familias que viven de trabajos informales, de pequeños comercios en nuestras calles… familias colombianas y familias venezolanas, han venido a nuestra puerta trayendo en sus ojos el sufrimiento de “no saber cómo hacer para vivir en este tiempo, cómo dar de comer a sus hijos”… Entonces como fraternidad hemos iniciado a pensar en la respuesta que podríamos dar, y la providencia y el amor del Señor no se hizo esperar, y casi de inmediato, algunas personas que han aportado al sostenimiento del centro educativo, han extendido sus manos para donar algo de sí, nosotras como fraternidad hemos abierto las nuestras para recibir el don y lo hemos puesto en las manos de quienes golpean a nuestra puerta, y así se ha convertido en un “entrelazar de manos”, que aún en tiempo de distanciamiento social, ha sido la oportunidad de estrechar los corazones y hacer circular el amor y la solidaridad… ha circulado tanto, que ha tocado al propietario del supermercado y también él ha abierto sus manos para que algunas familias puedan recibir un poco de pan… y así entonces juntando las manos… las de quienes donan, las nuestras, las de Jesús… sigue circulando el amor… sabemos que habrá que seguir pensando, imaginando, buscando la manera de que estos gestos se mantengan en el tiempo y se conserven en el alma.

CUARENTENA ¿SEÑOR…QUÉ QUIERES QUE HAGA?

Inició contándoles un pensamiento que he venido analizando de mi vida y de la realidad que estamos afrontando: “A mis cuarenta, en cuaresma entramos en cuarentena” algo que suena aislado, sin mucha relación, pero en mi vida ha ido tomando trascendencia como un signo de Dios en una persona concreta, en un espacio y un tiempo determinado; por eso no puedo dejar pasar este tiempo de cuarentena sin la contemplación y una mirada de fe y esperanza de cada una de las realidades que me ha permitido Dios ver y experimentar.
Un día en catequesis explicaba a los niños el tema de la cuaresma y un niño me dice: Entonces la cuarentena es un tiempo para…a mí me sorprendió la relación que hacía de las palabras cuaresma y cuarentena y rápidamente busque aclararle la diferencia de los términos, dando la palabra a una catequista quien es mamá, para que orientara mediante un ejemplo de su vida lo que es la cuarentena, y así regresé nuevamente a la explicación del tema.
La forma de manejar esta situación encierra una debilidad del ser humano, en la cual no entramos en una dinámica de iglesia universal, sino que muchas veces nos encerramos en un pequeño contexto; Pero la participación de este niño desestabilizó nuestra mentalidad, quien a la vez actúo como enviado de Dios que profetizaba aquello en lo que debíamos ir profundizando y preparándonos para vivir; pero mi apertura al espíritu de Dios fue un poco como la Sara, de incredulidad para escuchar la voz de otros, y de poca humildad para dejarme interpelar por los pequeños que claman y nos guían.

Así es como empecé este tiempo, con asombro; porque es una realidad de la que no hablaba, porque la creía tan lejana, pero ha llegado a tocarnos y a desarticular todo aquellos que teníamos como seguro y como verdad en nuestras vidas. Es una llamada a remar mar adentro, sentir el miedo y el silencio de la noche y ver nuestra fragilidad como seres humanos, seres finitos, que necesitamos la fuerza de nuestro creador para salir y volver a pisar nuevamente la tierra de nuestra fraternidad, obras sociales, barrios ciudades, país y mundo… ¿cómo volveré a pisar nuevamente este suelo y en compañía de quién o quiénes?, son interrogantes que van quedando del estar en casa, para ir asumiendo la vida de una forma diferente e ir madurando cada día más en la fe.
De esta forma se ha ido transformando muchas cosas en mi vida. El inicio de la cuarentena me costó, porque aún tenía muy marcado lo que debía hacer del centro educativo, de la catequesis; y luchando contra mi voluntad me esforzaba por lograr culminar dichas actividades; entonces aún seguía con mi mente afuera aunque quedándome en casa y sobretodo con el afán de realizar las cosas; pero a medida que transcurrió el tiempo también fui entendiendo que era incierta la duración de esta pandemia y cómo también lo que yo quería realizar de pronto no tendría alguna importancia para cuando pudiéramos regresar a nuestras actividades normales y habría sido un tiempo perdido, cosechando un tesoro que tendría poco valor al final y que en realidad me estaba negando vivir el presente con toda su riqueza.
Luego de toda esta revolución en mí, me fui interesando más por mi fraternidad y el orden de las cosas, por hacer felices a las personas que estaban a mi alrededor, por ese prójimo que me esperaba, y a trabajar para que mi presencia sea felicidad para ellas y alivio en sus preocupaciones; así empecé a hacer recetas de cocina, a procurar que la casa estuviera más bonita, a compartir más tiempo con las hermanas, a hacer de cada momento una fiesta y una oportunidad para celebrar la vida.
En este panorama creo que ha sido un tiempo maravilloso, que le ha ofrecido muchas luces a mi vida y en el cual estamos renovando y acogiendo lo verdaderamente esencial para nuestras vidas a nivel espiritual y humano, en el cual se han ido transformando costumbres y estilos de vida.
Claro que en estos pasos doy gracias a Dios porque hay una fraternidad abierta, generosa y creativa que también ha hecho todo lo posible por vivir la gratuidad y la sororidad, y no solamente hemos limpiado la casa a nivel físico sino que a nivel interno tenemos un espacio lindo y limpio para poder respirar mejor el oxígeno de la vida, Dios; no se necesitan respiradores artificiales cuando la presencia del espíritu de la fraternidad se hace vida…

El Señor ha estado grande con nosotras y estamos alegres (Salmo 125,3)