Essere famiglia cristiana oggi

Anche quest’anno siamo saliti al monte della Verna.

Sono stati quattro giorni pieni di incontri, ricchi di grazia. Abbiamo vissuto insieme alle suore della Sacra Famiglia, che ci ospitavano, condividendo momenti conviviali (non ringrazieremo mai abbastanza le cuoche Maria e Dina) e di riflessione sul tema proposto. Sì, perché alla Verna non si va solo perché “si sta bene, è freschino e c’è quiete”, alla Verna si va per prendersi quel tempo che ci viene tolto dalle cose mondo, quel tempo di cui abbiamo bisogno per ascoltare, pregare, condividere l’incontro che ciascuno di noi fa con il Signore. Con la guida di suor Ornella abbiamo vissuto ogni giorno esperienze diverse, incontrato persone che hanno testimoniato la loro risposta a Dio (i coniugi Epicoco, l’eremita padre Claudio) per farci capire che siamo tutti parte della Chiesa e che contribuiamo, con diversità di carismi, a costruire la comunità cristiana. E non importa in quanti siamo, non dobbiamo scoraggiarci se sembriamo pochi, perché, seppur pochi, in quei quattro giorni, abbiamo scoperto grandi cose. Ognuno di noi si è fatto dono all’altro, abbiamo veramente vissuto un’esperienza di fraternità che dona gioia, perché ha al centro il Signore. Dobbiamo solo essere pronti a intraprendere quelle vie che Gesù ha immaginato per noi, diverse nel corso della vita, che non sono le nostre vie, fisse nelle nostre abitudini.

“Cosa significa essere famiglia cristiana oggi?” è una domanda complessa e non ha un’unica risposta, perché diverse sono le famiglie, ognuna con la sua storia, ma sicuramente tutte devono avere ben chiaro da dove partono: dal Sacramento del matrimonio. E se il matrimonio è sacramento, allora è tale l’importanza che gli dobbiamo dare. Gli sposi cristiani hanno risposto alla chiamata del Signore per loro, che non li ha scelti per essere preti, frati o suore, ma per essere sposi e, con la sua grazia, diventare santi. Papa Francesco ci ha ricordato più volte che dobbiamo abbandonare la mentalità del passato, che solo le persone consacrate alla vita religiosa sono chiamate a diventare santi, e capire che anche noi, sposi, siamo chiamati alla santità, nel nostro quotidiano, nelle difficoltà di ogni giorno, con la forza dello Spirito Santo che ci viene data nel sacramento che abbiamo ricevuto. E dobbiamo ricordarci e imparare a chiedere tutti i giorni aiuto al Signore, perché è nel mondo che dobbiamo vivere, mondo dove crescono insieme grano e zizzania.

Allora un’esperienza di vita insieme come questa, dove siamo stati guidati nella preghiera dalle suore, dove abbiamo condiviso un pezzo della nostra vita, e dove ci siamo messi in ascolto delle esperienze degli altri, può farci avere sempre di più la consapevolezza (quindi darci il coraggio di metterlo sempre di più in pratica) che il matrimonio è una vocazione e che gli sposi sono l’uno per l’altra la via verso la santità. La parola coniuge richiama al giogo che unisce i due buoi, non per privarli della loro libertà ma perché, uniti insieme, dividano la fatica e facciano lo stesso cammino. Ecco, riuscire a vedere nel mio sposo la persona che il Signore ha voluto per me, accettare le sue debolezze e aiutarlo a trasformale in forza, perché insieme possiamo camminare verso di Lui, vivendo nell’oggi, non preoccupandoci per il futuro, è il messaggio che ho trovato al monte santo della Verna, dove già il mio cuore ha desiderio di tornare.