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Partire per realizzare un sogno…

Partire per realizzare un sogno…tornare con ancor più desideri e progetti.

50 giorni: 15 a Bogotà e 35 a Villavicencio.

Due realtà distinte da climi, culture e condizioni economico-sociali differenti, accomunate dall’ineguagliabile volontà di sorridere.

Ciò che mi ha colpito maggiormente di questa esperienza sono stati proprio i sorrisi dei bambini che conservo stampati nel cuore ricordandoli con uno sguardo emozionato perchè esprimevano quanto divertirsi fra loro ed essere felici valesse molto più di piangersi addosso per le difficoltà.

Insegnano ad essere felici e ringraziare Dio per quello che accolgono e che gli è stato donato, senza recriminare quanto non abbiano potuto ricevere e sentirsi inferiori, meno meritevoli o sfortunati.

I bambini sono stati i miei più saggi maestri durante quest’avventura: hanno saputo spiegare la lezione della felicità più concreta e basilare, ovvero la vera felicità nelle piccole cose di cui sempre parliamo ma finchè non tocchiamo con mano situazioni particolari, non comprendiamo fino in fondo.

Nelle calorose comunità sono stata ospitata da allegre suore, sempre cordiali e disponibili, energiche e intraprendenti. I rapporti sinceri instaurati fin da subito hanno saputo far divertire e farmi entrare a fondo nelle più toste realtà della zona.

Le visite alle famiglie nelle loro case rimediate con terra, sassi ed instabili pareti, in condizioni precarie senza acqua, gas e luce e con l’incertezza di riuscire a mangiare almeno una volta al giorno mi ha rabbrividito ma, al contempo, mi ha arricchito ammirare nei loro occhi la gioia di riconoscere quanto avessero come sufficiente. In particolare ricordo la testimonianza di Valentina, una ragazzina di appena 14 anni che a casa sua ci raccontava di vivere con la sua famiglia: madre, fratelli minori, fratelli e sorelle maggiori, figli, mariti e compagne dei fratelli maggiori, in totale 10 persone che si appoggiavano su tre letti, la casa non aveva altro che quei tre letti; la casa non ha acqua, gas e luce, per ricorrere all’acqua è necessario percorrere qualche chilometro ovviamente a piedi, è a rischio allagamenti nelle stagioni di pioggia, ci si accontenta di un pasto al giorno cucinato su un piccolo fornello a gas e di pochi metri, nemmeno quadrati, per riunirsi tutti insieme, ma Valentina ci raccontava di essere completa perchè la sua famiglia riempie la sua vita ed è lì, presente, perciò non c’è motivo per pensare di non essere felice.

Non mi è mancato niente durante la mia permanenza, mi sentivo al posto giusto nel momento giusto. Sette settimane sono state anch’esse il numero idoneo, con meno giorni probabilmente non avrei assaporato nel profondo l’esperienza e più giorni avrebbero potuto affievolire il desiderio di portarmi a casa la volontà di ripetere l’avventura un futuro, magari in un altro paese, per non sentirmi mai arrivata continuando a servire nella gratitudine.

I colori dello Spirito 2019

Mentre scendiamo dal monte della Verna qualcosa in noi cambia. Lo Spirito ha davvero la capacità di ravvivare i colori delle nostre vite.
La salita al monte per molti di noi è animata dal desiderio di trovare qualche risposta ai dubbi che ci inquietano. Ma non sempre si trovano le risposte, talvolta anzi si torna a casa con più domande di prima. Non per questo dobbiamo spaventarci. Scrive infatti Papa Francesco nell’esortazione apostolica Christus vivit : “(…) Questa sana inquietudine, che si risveglia soprattutto nella giovinezza, rimane la caratteristica di ogni cuore che si mantiene giovane, disponibile, aperto. La vera pace interiore convive con questa insoddisfazione profonda”.
L’animo umano infatti è inquieto finché non trova Dio e quello dei giovani ancora di più!! Stiamo infatti costruendo gradualmente un progetto di vita per mezzo di tentativi, di sperimentazioni, di slanci pieni d’entusismo e di retromarce sofferte!! Gesù Risorto ci chiama a prendere il largo senza restare ancorati alle comodità, ad amare senza troppi calcoli umani, ad uscire da noi stessi, ad accettare l’errore e il cambiamento. Questa è la cifra del nostro essere giovani: non una caratteristica anagrafica, ma un atteggiamento del cuore e un compito per noi stessi e per la società!
In questi giorni, guidati dalla preziosa presenza di suor Ornella, suor Nadia, suor Chiara F., suor Serena e frate Michele, abbiamo sperimentato la bellezza della condivisione nella preghiera, nel servizio, nel gioco, nello scambio reciproco che è sempre un grande dono. Tornando alle nostre case, non possiamo non chiederci “cosa faremo domani?”. Di certo non staremo fermi, continueremo a muovere i nostri passi nel cammino della vita. Cercheremo di ascoltare il nostro cuore e lo Spirito che dimora in noi, sempre alla ricerca di Lui. “L’amore di Dio infatti ci sprona e ci stimola, proiettandoci verso una vita migliore e più bella” e dobbiamo “perseverare sulla strada dei sogni (…). I sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, rinunciando alla fretta”, scrive sempre papa Francesco.
Anche se torniamo a casa con una più forte “inquietudine”, il nostro cuore “ha fatto il pieno” di speranza. Perché Cristo è amore, Egli vive e ci salva. Meditando queste tre certezze, ci sentiamo presi per mano e incoraggiati nel compiere le scelte importanti che delineano il nostro futuro, pensato come risposta ad una chiamata, non come autocreazione del sé. Ritrovare nella parole del papa e in quelle degli amici che hanno condiviso con noi questo percorso, le nostre stesse preoccupazioni, ma anche la nostra stessa carica, ci ha fatto sentire inanzitutto intimamente compresi, poi importanti e mai soli.
Grazie di cuore a Dio, alle nostre guide e a tutti noi.

Sara, Chiara F. e Sara

Convivenza donne a Faenza

CONVIVENZA DONNE: ACCOGLIERE E SENTIRSI ACCOLTE

“A” DI  ACCOGLIERE, “B” DI BELLEZZA, “C” DI  CONVIVENZA

“A” di Accoglienza. Questa è la parola che ha accompagnato per una settimana tutte noi, le ragazze che hanno vissuto l’esperienza di convivenza da venerdì 1 a giovedì 7 febbraiopresso il seminario di Faenza.

Noi, 13 ragazze di età tra i 19 e i 27 anni, guidate da Suor Nadia, Anna e Alice, abbiamo vissuto la bellezza di un intero weekend insieme e delle fatiche della settimana, ognuna con la propria routine e i propri ritmi, provandola gioia del sentirsi accolte dalle altre,come essere a casa propria ogni volta che si rientrava.

La giornata era scandita da alcuni momenti comunitari: il lancio del tema la mattina appena alzate, spunto di riflessione che ci accompagnava per l’intera giornata, la condivisione a piccoli gruppi nel pomeriggio, durante la quale avevamo modo di confrontarci su pensieri e domande suscitate, e finalmente la sera, durante la quale riuscivamo a ritrovarci tutte quante insieme per un momento di preghiera e ringraziamento,seguitodalla cena e dalla serata, sempre diversa e stimolante (film, giochi, chiacchiere e testimonianze).

Il percorso della settimana ha visto l’approfondimento di molte figure femminili bibliche e non, che con la loro povertà e semplicità hanno generato vita e portato alla luce valori,da poter custodire e fare nostri.

Con gioia abbiamo ricevuto la visita e la testimonianza di due ospiti: Latifa, mediatrice culturale molto impegnata nella promozione dei diritti delle donne musulmane, e Lidia Maggi, pastora battista e biblista, che ha ripreso alcuni esempi di donne dell’antico e del nuovo testamento che con coraggio e determinazione “hanno preferito essere coerenti con la vita e non con la giustizia”.

Insieme abbiamo scoperto la bellezza di come la Bibbia sia davvero parola viva e parli a noi.

E’ stata un’occasione per conoscerci meglio, tra chi era amica da una vita e chi si incontrava per la prima volta. Siamo riuscite ad immergerci fin da subito e con facilità estrema, in quello che era il tema della settimana ovvero l’accoglienza: nei dialoghi tra noi, nelle condivisioni di gruppo, nell’aiutarsi a vicenda a studiare e a fare i lavori quotidiani, e nell’ascoltarsi, oltre che con le orecchie, con il corpo e con il cuore. Si sono creati una sintonia e un legame davvero profondo, dei quali possiamo ringraziare chi ci ha accompagnato nel percorso e chi ci accoglie e  accompagna sempre tutti i giorni, più grande di noi: Dio!

Le ragazze della convivenza 2019

In cammino verso Roma, insieme! Testimonianza di Asia e Arianna

Chiamati a vivere un’esperienza di sinodo,di cammino insieme.

Pellegrinaggio Passo dei Mandrioli-Sarsina.

Se penso a quanto vissuto la parola che riassume tutta l’esperienza è gratitudine.

Spinta da una grande curiosità mi sono fidata di questo invito, partendo con un cuore carico, più dello zaino, di gioia e aspettative ma anche di domande,dubbi e paure.

Preparandosi al pellegrinaggio è stato fondamentale puntare lo sguardo sull’essenzialità, lasciando a casa le cose superflue e i pesi inutili rinunciando così alle comodità. In realtà giorno dopo giorno è stato bello accorgersi che non mi mancava niente,anzi ricevevo cento volte tanto. Il camminare fianco a fianco permetteva al cuore di aprirsi all’altro, di conoscersi e questo scambio di storie era ricchezza, così come il sostegno reciproco che ci si dava nei momenti più impegnativi dove le gambe pesavano,l’acqua scarseggiava, lo zaino in spalla iniziava a diventare ingombrante e la fatica faceva emergere i propri limiti. Contemplare la bellezza del Creato che ci circondava e il panorama ci ripagava di ogni nostro sacrificio,come la gioia di raggiungere la meta ogni giorno. Il punto di arrivo dava senso, infatti, al nostro andare. Grazie all’aiuto della guida si comprendeva meglio la strada, tracciata da una segnaletica, le distanze da percorrere, i disagi da affrontare e gli accorgimenti da prendere; ciò non significa che non abbiamo incontrato imprevisti e che non è stato necessario ricalcolare il percorso più di una volta. Il ritmo del pellegrinaggio è un ritmo lento che ti permette di accorgerti delle piccole cose e di gustarle e offre del tempo per stare in silenzio di fronte a noi stessi e a Dio, lasciando spazio all’ascolto di sè e aprendo il cuore alla preghiera. Accompagnati ogni giorno da una parola chiave che dava continuità al nostro cammino e da domande che ci aiutavano a metterci in discussione, ogni sera ci si confrontava a gruppi condividendo anche il frutto dei momenti personali di riflessione.

Ognuno con il suo passo, dopo aver toccato 5 tappe del cammino di S.Vicinio ecco l’arrivo a Sarsina, soddisfazione e meraviglia! Ma il pellegrinaggio non finisce qui, Roma ci aspetta.

Da mille strade,siamo qui.

Dopo essere stati accolti da una parrocchia romana e aver vissuto un momento di incontro insieme a tutti i ragazzi della Diocesi di Cesena e il nostro vescovo, ci siamo spostati al Circo Massimo dove si è tenuto l’incontro e la veglia con Papa Francesco e tutti i giovani italiani. Con il suo invito ad essere pellegrini sulla strada dei nostri sogni e l’incoraggiamento a rischiare, senza paura, per realizzare qualcosa di grande,ci siamo sentiti parte importante della chiesa e protagonisti di questa forte esperienza di comunione e fraternità.

La serata ha continuato con un momento di festa insieme e la notte bianca, animata da momenti e attività organizzate per le vie di Roma. La mattina seguente siamo stati accolti in Piazza San Pietro dove abbiamo celebrato la S.Messa e l’Angelus del Papa che ci ricorda che ‘è buono non fare il male, ma è male non fare il bene’.

L’esperienza è giunta al termine e ora il vero pellegrinaggio continua a casa, l’impegno del ritorno è proprio quello di non dimenticare e di rendere la vita quotidiana, una vita di cammino, di incontri e di gratitudine per ogni cosa.

Asia

 

 

Ed è già giovedì! Di già!

Sei felice? Eccola, la domanda che manda in crisi mistica; speravo di non dover rifletterci sopra e, invece, sister power e i suoi compari hanno deciso di piazzarmela bellamente sul piatto del dolce, come saluto finale di un viaggio pieno zeppo di qualunque cosa. Qualunque cosa: risate, chiacchiere, riflessioni, silenzi, fatiche, aiuti, sostegni, ascolti (liberamente tratto dal dizionario “Pellegrino express”). Non è per nulla facile descrivere i cinque giorni appena trascorsi poiché non son stati soltanto sveglia – messa – colazione – camminata – pranzo – camminata – incontro – cena – buona notte; ad ogni tappa della giornata e del pellegrinaggio quel “qualunque cosa” compariva prepotentemente. E anche se il mio italiano è pessimo e conoscevo ben poche persone prima di partire, si è creato un gruppo stranissimo che aveva per forza qualcosa in comune. Ci siamo ritrovati per caso (il caso non esiste, cit. maestro Oogway) a compiere questa avventura, poco o nulla sapevamo degli altri compagni, ma la voglia di conoscerci non ci ha mai lasciato: il gruppo vantava la bellezza di una quindicina di tanzaniani, di studenti, laureandi, lavoratori, seminaristi, parroci, suore (una sola che faceva per due). Ogni giorno macinavamo chilometri e, fra un pensiero e l’altro, ci accompagnava una parola, una keyword, che puntualmente mi faceva sprofondare in un silenzio lungo e denso di pensieri. Alcuni pochi sfortunati si sono beccati i miei trip mentali durante gli incontri giornalieri (grazie compagni di gruppo) e devo ammettere che sono stati proprio utili. E fra eliminazioni varie, eremiti e domande bypassate, cascate e non cascate di Alfero, storie inventate a casaccio su lupi, logistica al top, sorprese, sono tornata a casa stanchissima, ma con una gioia nel cuore che non riesco a descrivere. Ed è già giovedì! Di già! Tristezza.

Arianna

 

LA STRADA

Anche quando l’hai fatto tante volte, anche quando sono anni che ti ripeti “questa volta è l’ultima, adesso basta”, anche quando sai che i tuoi piedi diventeranno campi di battaglia… alla fine non riesci a rimanere sul divano, nel tuo letto comodo!

La strada è scomoda, è impegnativa, è faticosa ma è estremamente affascinante e generosa!

Lo sai che il peso dello zaino è fondamentale, ma quell’etto in più di cose che non userai c’è sempre, e mentre cammini ti ricorda che di cose di cui puoi fare a meno, che ti farebbero sentire più libera e più semplice ce ne sono tante.

Allora parti… passo dopo passo, km dopo km, salite e discese, case, boschi, fontane di acqua fresca, mucche, la visione di un punto ristoro, il rumore del passo di chi cammina con te, il canto, i muscoli che tirano, la fame e la sete, il sole, la pioggia, il vento e la brezza leggera. La strada è ricchezza, non manca niente lungo la strada… mi viene in mente il salmo: “su pascoli erbosi mi fai camminare, ad acque tranquille mi conduci”.

Ma lo sai che prima o poi quell’attimo di disperazione e di scoraggiamento arriva, quando la salita è ripida più del dovuto, quando la discesa sembra infinita, quando il sole e la polvere ti tolgono il respiro… è l’attimo in cui tutta la fragilità si fa sentire, è viva la fragilità, la pochezza, l’umanità…. È il momento dove l’immagine di sé si ridimensiona, perché sei una creatura, non ti sono stati dati i super poteri per teletrasportarti all’arrivo, perché ogni passo è importante, ogni passo sudato sia nella gioia sia nel dolore ti fa crescere.

Nell’essenzialità e nella povertà della strada c’è tutta la ricchezza… una parola, un silenzio, un sorriso, un abbraccio, un sorso d’acqua condiviso, una presenza che accompagna, la Tua presenza Signore della vita, Signore della strada, Signore delle anime belle.

Ogni strada come ogni vita è dono ricevuto gratuitamente, è motivo di ringraziamento…. E mi vengono in mente le parole di un canto:

“Ti ringrazio mio Signore,

non ho più paura,

perché con la mia mano nella mano degli amici miei,

cammino tra la gente della mia città,

e non mi sento più solo,

non sento la stanchezza e guardo dritto avanti a me,

perché sulla mia strada ci sei Tu.”

 

 

Tu mi scruti e mi conosci…. e mi permetti di conoscerti..un po’ di più!

   Tu mi scruti e mi conosci…. e mi permetti di conoscerti..un po’ di  più!

 

Da martedì 30 a domenica 4 febbraio al seminario di Faenza ho partecipato alla settimana comunitaria per ragazze dal titolo “Tu mi scruti e mi conosci”.

Quando ho deciso di iscrivermi non ci ho pensato molto, non ho neanche guardato particolarmente l’agenda  per vedere se si incastrava con gli altri impegni, ma ascoltando quella vocina che mi diceva: “Marghi approfittane, prenditi un momento di calma dal solito tram tram!”, l’ho fatto.

Infatti era già da un po’ di tempo che mi ero accorta che correndo da una parte all’altra, le mie giornate non le vivevo più, ma le passavo rincorrendo ogni minuto: tutto lo stavo facevo per routine perdendo di vista i motivi per cui assolvevo ai miei impegni quotidiani. Inoltre non mi ritagliavo da tempo momenti di riflessione con me stessa e con Dio.

Così ho deciso di partecipare a quella esperienza per ricominciare a vivere con gusto diverso le mie giornate.

Effettivamente mi ero creata molte aspettative rispetto a questa settimana, che alla fine non mi ha deluso: infatti è stata una boccata d’aria che ha ridimensionato la mia quotidianità, mi ha permesso di pensare  e condividere con altre ragazze il risultato delle mie riflessioni, mi ha dato la possibilità di stare in ascolto ed entrare in rapporto con Dio tramite l’adorazione.

È diventata un pit stop rigenerante grazie alle altre ragazze che avevano la mia stessa voglia di vivere a pieno la proposta; grazie ai momenti di comunione durante gli incontri, i pasti e le serate; grazie ai tempi di riflessione personale; ma più che altro grazie alla conoscenza della figura di Maria. Infatti l’esperienza era dedicata a questa donna che molto spesso si dà per scontata ma che invece ha sempre qualcosa di nuovo da darci e insegnarci.

Ad esempio non mi ero mai accorta del fatto che Maria in tutto il Vangelo si esprime a parole solo quattro volte. Questa è la dimostrazione che Maria è un personaggio da scoprire e che nel frattempo aiuta a scoprirsi.

Per poterla conoscere, ogni giorno leggevamo un testo del Vangelo su di lei ed eravamo invitate a lasciarci interpellare da quelle parole trovando durante la giornata momenti di riflessione personale per pensare al tema, partendo anche dalla lettura di commenti di altri testimoni come don Tonino Bello e suor Diana Presepi.  Inoltre ci facevamo aiutare anche dalla riflessione giornaliera di suor Nadia sul testo del Vangelo, che ci permetteva di cogliere alcuni aspetti che con una lettura frettolosa è facile trascurare. Dopodiché nel pomeriggio ci dividevamo in due gruppi per poter condividere le riflessioni della giornata, e per me questo era il momento più bello perché avevamo la possibilità di confrontarci e scambiarci pensieri e parole.

Da queste attività ho imparato veramente tante cose, fra cui rivalutare il silenzio come occasione per ascoltarsi e ascoltare la Sua presenza;  ho imparato ad apprezzare il bello in ogni giornata, cercando di cancellare dal mio vocabolario la parola “banale”. Inoltre ho capito che, come fa Maria per raggiungere Elisabetta, bisogna andare “di fretta” verso gli altri per anticiparli negli incontri di pace e perdono.

Ero partita un po’ titubante non sapendo quali fossero le partecipanti e come fosse organizzata l’esperienza, ma ancora adesso a distanza di alcune settimane, sono contentissima di aver partecipato perché mi ha dato la possibilità di conoscere altre dodici ragazze in gamba con cui confrontarmi e di portare a casa diversi spunti su cui continuare a riflettere e a lavorare per renderli sempre più parte della mia vita.

Margherita Cappell

 

 

 

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Tesorocardiogramma

A che ritmo batte il tuo cuore?

Durante la settimana di convivenza dal 5 all’11 febbraio abbiamo provato a rispondere a questa domanda.
Incuriosite dalla proposta e con il desiderio di vivere la routine con uno sguardo diverso, abbiamo accettato. Nelle giornate ciascuna di noi ha portato avanti i propri impegni ( università, lavoro,…) condividendo momenti di preghiera e fraternità.
Un sapore diverso acquistano le giornate quando ti fermi ad ascoltarti lasciando che sia la Sua Parola a guidarti. I nostri battiti si sono subito sincronizzati, è stato bello scoprirsi e riconoscersi tutte bisognose di una felicità autentica.
Aggiungeteci la gioia che sanno trasmettere le suore della sacra famiglia, l’aprirsi all’altro che diventa ricchezza e il coraggio di mettersi in gioco, e il risultato sono giorni vissuti in serenità e gratitudine, sentirsi a casa, in una casa che profuma di buono.
Asia, Caterina, Erica e Giulia

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Lasciarsi colorare dallo Spirito

Quando decidi di accettare l’invito per i “Colori dello Spirito” e lasci la tua quotidianità per salire al monte sacro di La Verna, ti porti nel cuore un bel po’ di domande, altrettante aspettative e la consapevolezza che lassù, in quelle giornate che trascorrono lente e liete, scandite dalla preghiera, dal lavoro condiviso, dalla riflessione personale, dalla convivialità, qualcosa di grande e meraviglioso può accadere, proprio come a Francesco su questo monte.

Sarà l’aria pura e limpida che sollecita ogni fibra del tuo corpo e ti fa sentire vivo…

sarà il panorama spettacolare che ti toglie il fiato e ti ricorda quanto preziose siano le meraviglie del creato…

sarà il silenzio accogliente che ti avvolge e ti fa sentire subito parte integrante di esso, ma senza avvertire la solitudine…

sarà la bellezza travolgente della natura che si mostra in tutto il suo splendore e ti coinvolge nella sua danza e nel suo canto…

sarà la presenza delle sorelle francescane della Sacra Famiglia che, con la gioia stampata sul viso, ti accolgono e ti raccontano Gesù e il suo infinito amore…

sarà la compagnia di coloro che condividono con te questa avventura, perlopiù sconosciuti, ma molto più vicini e simili a te di quanto tu possa immaginare…

e saranno tutti questi elementi che all’unisono, come la voce di un’orchestra, ti segnalano la presenza viva di Dio e ti invitano a fermarti in Sua compagnia e gioire di essa…

Fatto sta che, se solo ti lascerai interpellare e coinvolgere da tutto questo, quando partirai per tornare alla tua quotidianità, non sarai più lo stesso, qualcosa in te sarà cambiato e il tuo cuore sarà ricolmo di un amore così speciale che riuscirai a leggere in modo nuovo le mille domande che avevi portato sul monte con te; ti ritroverai a vivere uno stato di grazia e pace tale da sentire forte e chiaro nel tuo cuore la gioia grande che viene dal Signore e il desiderio di ripartire alla conquista della vita, forte della consapevolezza che c’è sempre QUALCUNO che cammina al tuo fianco a cui puoi confidare e affidare le tue stanchezze.

E così sarà come aver fatto un bel tuffo in un mare di colori speciali, quelle tinte calde e vivaci che possono ricolorare il tuo cuore e il tuo sguardo sulla vita e sul mondo…i colori speciali che dona lo Spirito.

 

Francesca e Camilla

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Finalmente…ecco il Binario5!!

Il Binario 5 è un centro di aggregazione rivolto ai giovani che quotidianamente frequentano la stazione ferroviaria di Cesena e le scuole situate nella zona.

Consapevoli delle difficoltà caratteristiche della adolescenza e dei rischi che gli ambienti della stazione i giovani possono correre, vogliamo offrire un luogo in cui essi possano trovare PRESENZA e ASCOLTO e la proposta di iniziative dai contenuti molteplici (ricreativi, culturali, ludici…) che li possa interessare e stimolare a mettersi in gioco.

Attraverso la relazione con le persone con competenze professionali specifiche e particolarmente predisposte all’accoglienza, all’ascolto e all’intrattenimento, ci proponiamo di accompagnare i giovani alla ricerca di sé, di stimolare espressione della propria unicità, di favorire la formazione di relazioni costruttive e serene e di riconoscere, inoltre, eventuali situazioni di disagio per indirizzarle ai servizi territoriali competenti.

Naturalmente abbiamo bisogno di tanti tipi di collaborazione, in termini di tempo, di competenze e di sostegno economico, per cui vi invitiamo a contattarci… E COSI’, QUELLO CHE FINO A QUALCHE MESE FA ERA SOLO UN SOGNO DI POCHI, CON IL CONTRIBUTO DI MOLTI POTRA’ DIVENTARE UNA BELLISSIMA REALTA’! Facciamo un regalo alla nostra città!

 

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…e troverete ristoro per la vostra vita!

Nel mezzo dell’estate abbiamo accolto l’invito a fermarci alle pendici del Monte Santo, dove nell’accoglienza delle suore della Sacra Famiglia abbiamo trovato ristoro nell’abbraccio del Signore.
Durante le due giornate si sono susseguiti momenti di lavoro, di ascolto, di condivisione vissuti nella fraternità. Accompagnati dalle Lodi di Dio Altissimo di San Francesco abbiamo vissuto la bellezza dell’incontro con il Signore in chi ci sta vicino, condividendo fatica, gioia e stupore.
Infine proprio come San Francesco benedisse frate Leone, anche noi ci siamo benedetti gli uni gli altri nella certezza che lo sguardo pieno di amore del Signore ci accompagna sempre.