“El Señor las bendiga!”

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“El Señor las bendiga!”

“Hermana, la bendicion!?!?” Questa è stata la richiesta che più di tutto mi è stata rivolta in Colombia. Non mi hanno chiesto tanto soldi, aiuti, cibo, -anche quando il bisogno era evidente-, mi hanno chiesto e offerto la benedizione di Dio. Sull’autobus, nella propria casa, per strada, al centro educativo, ovunque, questa era la richiesta. Questo aspetto della Colombia non lo voglio dimenticare perchè mi ha insegnato molto su quanto, per quanto poveri abiamo sempre qualcosa da offrire e su quanto, anche se ricchi, abbiamo sempre qualcosa da chiedere all’altro. Ho scoperto come la benedizione di Dio sia una cosa preziosa e non in un senso scaramantico, ma come il desiderio di Dio di camminare con noi, in ogni ambito e situazione di vita in cui ci troviamo di rendere buona ogni realtà in cui i suoi figli si trovano a vivere.
In oltre questa richiesta metteva subito in chiaro cosa, o meglio Chi, creava comunione fra noi.
Come raccontare della Colombia? È difficile farlo: le parole sembrano incapaci di descrivere le mille sfumature di quella terra. Chiedo scusa in anticipo per le mancanze, la poca chiarezza e i tagli che sono costretta a fare. Per riuscire nel mio intento riporto qui una mail che ho scritto ad un amico mentre ero in terra Colombiana, forse così riuscirò a trasmettere un pò di quelle emozioni e dello stupore del viaggio.

Carissimo Federico,
provo a raccontarti qualcosa…anche se so già di rendere un quarto di tutto quello che il Signore mi dona in questa terra.
Il viaggio in aereo è andato benissimo e mi è piaciuto molto.
Arrivata a Bogotà mi sono trovata in pieno inverno, con il sole che sorge alle 6 e tramonta, in pochi minuti, alle 18:00. Alle 21 mi sento come se fosse mezzanotte e voglio solo andare a dormire. Bogotà è a 2700 metri circa, è terra fredda e appena fa buio, fuori ci sono solo le persone che vivono per strada o che si devono muovere per lavoro o necessità. L’accoglienza delle suore è stata molto calorosa e vivace.
Bogotà è una città grandissima, di cui vedi l’interezza solo dall’aereo, con più di 6.000.000 e mezzo di abitanti.
Con la lingua me la cavo: comprendo abbastanza e cerco di parlare. I bambini del centro educativo inizialmente credevamo che fossi argentina o messicana, poi ….sono diventata la “Hermana franzesa”. Che buffo! Comunque ora mi hanno preso sotto il loro patrocinio e mi stanno insegnando.
A Bogotà la comunità vede uniti tre aspetti diversi: c’è il noviziato, la comunità di animazione vocazionale e l’ Hogar ( casa famiglia che accoglie 12 bambine). Il pomeriggio poi vengono accolti dalla comunità altri bambini per essere aiutarti nei compiti e nella socializzazione. Quest’ultima attività mi ha toccato particolarmente il cuore perché i bambini studiano, giocano, chiacchierano negli stessi spazi dove le suore vivono. Entrano veramente nella loro casa e ne prendono possesso. Sono bimbi che molto spesso non hanno ben chiaro cosa significhi avere una casa o una famiglia che ti aspetta quando torni da scuola e sono felici di sperimentare questo nella casa delle suore (Hermanitas).
Nei primi giorni ho accompagnato alcune suore per alcune commissioni e incontri e questo mi ha permesso di vedere sì cosa molto belle ma anche altre della quotidianità della Colombia. È stato un ottimo modo per entrare in questo mondo.
In particolare ti racconto del Sud di Bogotà. Il Sud è la parte più povera, dove ci sono costruzioni ammassate sulla montagna come la favelas. In Colombia continua ormai da 30 anni una specie di guerra civile e le varie fazioni spesso prendono il possesso di case e terreni con la forza cacciando le famiglie che vi abitano. Queste raggiungono la città più vicina e prendono possesso di un quadrato di terra (circa 4 metri per 4 metri), costruiscono un riparo con quello che capita e iniziano a viverci. Le condizioni di povertà, sporcizia, pericolo di violenza e di malattie è altissimo. Ho visitato alcune di queste famiglie con le suore qui a Villavicencio- dove sono ora- e per quanto sapessi di questa realtà l’incontro diretto è stato molto doloroso.
La realtà del centro di Bogotà è molto particolare: colori, tecnologia, profumi, ricchezza, si mischiano con luoghi di povertà, sporcizia, odori acri e poveri…tanti poveri. È così strano vedere convivere tanta bellezza e tanta miseria…. provocano tristezza e rabbia insieme.
Il 19 Luglio sono arrivata qui a Villavicencio: un altro mondo! Qui è terra calda, il sole tramonta sempre alle 18:00 ma la vita in strada continua comunque fino a mezzanotte, l’una. C’ è di tutto, dai bambini che giocano in strada, ai poveri, ai venditori ambulanti, fino agli spacciatori. È difficile descriverlo, devi immaginarti delle case, che sono fatte con ringhiere per cui anche quando sono chiuse…tu vedi cosa stanno facendo al’interno. È come se vivessero sulla strada.
Qui le suore gestiscono un centro educativo in un bario molto povero: mattina e pomeriggio i bambini vengono accolti per l’aiuto ai compiti e il gioco insieme. In oltre le suore seguono diverse famiglie in situazione di bisogno o che sono assistite con il Plan Padrino ( l’adozione a distanza per lo studio). Questo servizio, oltre ad essere veramente molto utile per dare una possibilità ai ragazzi, è particolarmente coinvolgente per le suore che spesso si trovano a prendere in carico l’intera famiglia sotto diversi aspetti.
I colombiani amano molto la musica, i colori e hanno una grande inventiva, nelle strade, ovunque trovi persone che si ingegnano vendendo qualcosa: dolci tipici, caffè, frutta, carne…. oggetti inventati e costruiti da loro….
È una terra molto accogliente e mi commuove vedere come alcune persone condividono anche quel poco che hanno solo perché sei entrato nella loro casa. L’altra cosa bellissima, oltre alla natura, sono i giovani e i bambini: ce ne sono tantissimi. In Italia non siamo abituati a vederne tanti e ti accorgi che veramente è questa la speranza di un popolo. Per quanto sofferenti e in condizioni di povertà tremenda, vedi una luce negli occhi, un voglia di vivere e a volte anche una fede invidiabili per noi europei.

Il lavoro al centro educativo è molto impegnativo, i bambini sono tanti e diversi di essi necessiterebbero di un rapporto uno a uno o uno a tre al massimo… e qui è pura fantasia sognare questo. Ieri ho lavorato tutto il pomeriggio con una ragazzina di 11 anni, molto intelligente, ma che ancora non sa scrivere “mariposa”, (farfalla) ne riconoscere che numero deve scrivere se dico “sette”. Ti assicuro che è molto sveglia e intelligente ma dopo 5 anni di scuola è ancora ferma lì. È dislessica e discalculica grave. Ha inventato alcune strategie ma molto dispendiose da un punto di vista energetico e di tempo e che non le stanno servendo a molto. Essere dislessici qui è più svantaggioso che essserlo in Italia: a scuola non ci sono percorsi particolari per loro, se sei dislessico… pazienza, speriamo che a forza di stare lì almeno impari a scrivere il tuo nome! Anche fra i poveri c’è ingiustizia:essere poveri in italia è comunque più favorevole che esserlo qui. Mi chiedevi quando tornerò in Italia, il rientro è previsto per il 1 settembre ma non credo che prenderò quell’aereo perché mi sono innamorata di un bambino. Si chiama Camillo, ha 7 anni, è tremendo ma soprattutto ha una voglia di mamma incredibile. La sua si è allontanata da casa, lui dice che non gli manca ma si affeziona tremendamente a qualsiasi essere femminile che gli si avvicina e si prende in qualche modo cura di Lui.
La nostra storia è iniziata perché lui rompeva spesso la sua ciabatta e aveva scoperto che io sapevo aggiustarla, così una volta dopo l’altra mi sono accorta che dove ero io… dopo poco arrivava lui….con la ciabatta in mano! Martedì è riuscito a fare tutti i compiti da solo: io dovevo solo stargli accanto e lasciarmi accarezzare il braccio! A stento ho trattenuto le lacrime vicino ad un bimbo con tanta fame di attenzione e affetto. Di storie come quella di Camillo potrei raccontartene tante. Di nonne e nonni che allevano bambini con genitori troppo giovani per essere padri e madri. Di ragazzi che hanno saputo cogliere l’occasione di aiuti e studio per costruire un futuro diverso e di altri che invece non ce l’hanno fatta. Non ho tempo né energie per farlo ma mi piacerebbe proprio far fare questa esperienza, questo incontro a te e a tanti altri giovani per vedere come il mondo più essere diverso, come la realtà si può guardare da tanti punti di vista e come il mondo si può cambiare attraverso le relazioni. In fondo la bellezza del viaggio sta proprio qui no?!?!?
In tutto questo il Signore mi accompagna, stravolgendo i miei parametri e le mie certezze: questo gli ho chiesto quando sono partita e questo Lui cerca di fare…nonostante le mie resistenze!
L’ultima cosa che aggiungo prima di salutarti è il dono immenso che è per me andare conoscendo le mie sorelle e la mia famiglia religiosa. Sto incontrando sorelle che fino a ieri erano solo nelle foto o nei racconti di altri e che ora stanno prendendo carne e che mi fanno sperimentare quanto può essere la profonda la comunione in Cristo. Potrei scrivere una pagina su ciascuna…e non è il caso…. visto che si avvicina l’ora in cui devo andare a fare i compiti con Camillo. Ti dirò solo la gioia che è per me scoprirle e vedere i tanti segni di bene e di Luce che le sorelle venute prima di noi hanno lasciato in questa terra. Tante persone ricordano ancora i sorrisi, le attenzioni, la fede delle prime suore arrivate ma anche di sr Damiana, sr Francesca, sr Eletta, sr Fernanda, sr Angela….e tante altre che si sono spese per questa gente e soprattutto per il Signore in questa terra.
Ora vado a fare i compiti….
Spero di averti fatto venire un po’ di voglia di fare la valigia…e lasciarti condurre dal Signore dove altri fratelli ti aspettano.
El Señor los bendiga!
Sr Nadia

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